Alla scoperta del florivivaismo: una case history di successo

Fra i settori economici italiani ha una rilevanza il comparto florovivaistico che ha evidenziato importanti segnali di crescita. Vediamo di cosa si tratta e una case history di successo

Fra i settori economici italiani, ha senza dubbio una rilevanza il comparto florovivaistico che, negli ultimi tempi, ha evidenziato segnali di crescita. Il valore complessivo della produzione nazionale (fiori e piante), che presenta un +1% di incremento sia nel 2018 che nel 2019, si attesta attorno ai 2,57 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti oltre 3 miliardi, frutto della produzione e commercializzazione di vasi, terricci e substrati. Analizzando le singole regioni emerge che la sola Toscana ha in quota il 55,7% di questo interessante mercato, seguita a distanza da Lombardia (10,2%), Sicilia (5,8%) ed Emilia Romagna (4,6%).


Differenze tra azienda agricola florovivaistica e garden center

florivivaismo

Per conoscere da vicino questo mondo così variegato è sostanziale una considerazione di fondo, ovvero la differenza fra un’azienda agricola florovivaistica e un garden center, realtà economiche che insistono sui medesimi prodotti, ma con peculiarità molto diverse, che ne condizionano anche la tassazione.

L’ortoflorovivaismo

Un punto saldo è che l’ortoflorovivaismo è considerata un’attività agricola ai sensi dell’articolo 2135 del Codice Civile (“attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso”), in quanto vi si evidenzia una produzione diretta del vegetale, anche se l’intera fase del ciclo biologico non avviene in azienda. Non rientra in tale categoria la mera commercializzazione di piante e fiori, intesa come un’attività di acquisto da terzi, seguita da una sosta tecnica (deposito) e la successiva collocazione sul mercato nelle stesse condizioni.

In sostanza per ricadere a pieno titolo nella categoria florovivaistica, che, ricordiamo, dà accesso a redditi tassabili con i criteri del credito agrario, l’imprenditore deve fungere da allevatore e coltivatore del vegetale, seguendo anche una parte del ciclo produttivo. Rientra nell’attività agricola anche la messa a dimora di piante in un giardino (dopo l’espianto dal vivaio) e la coltivazione di piante e fiori in vaso che, seppur non avviene a contatto diretto con il terreno, rimane inalterato il concetto di accompagnamento allo sviluppo dei vegetali.

Il garden centre

I garden center, che quindi non ricadono nella categoria ora descritta, sono di fatto punti vendita specializzati nella commercializzazione di piante, fiori, accessori, decori, strumenti ed attrezzature per il giardinaggio e arredamenti per esterno. E’ un comparto in forte crescita che, negli ultimi anni, ha anche affinato la propria offerta, presentandosi, in certi casi, alla clientela come uno vero e proprio show room esclusivo ed accogliente. Nella sola Romagna alcuni esempi di queste tipologie di garden si possono trovare a:

  • Forlì: G&G Garden
  • Cesena: Battistini Garden
  • Faenza: Romagna Garden
  • Brisighella: Garden Bulzaga

Alcune di queste strutture poi, a fianco della commercializzazione, offrono servizi legati agli allestimenti floreali e scenici per eventi di vario tipo (matrimoni, convegni, convention aziendali ecc…) e in certi casi anche corsi di formazione in merito alla cura delle piante alle tecniche di potatura e di giardinaggio.

Merita certamente fra le strutture citate l’allestimento natalizio del Garden Bulzaga, visitato in maniera massiccia da tutta la regione Emilia Romagna, che presenta una vera e propria rivoluzione degli spazi espositivi in maniera raffinata, seguendo, ogni anno, un tema di allestimento diverso.

Case history di un’azienda florovivaistica: Vivaio Fausto Peron

Per quanto concerne, invece, l’azienda florovivaistica, siamo di fronte ad un’impresa agricola a tutti gli effetti che, in sostanza, invece che avere aree coltivate o allevamenti di bestiame, presenta spazi all’aperto e serre di notevoli dimensioni, in cui nascono, si sviluppano e crescono piante di vario tipo. Il case history preso in esame riguarda il vivaio Fausto Peron, che si trova a monte di Castrocaro Terme, cittadina romagnola famosa per le proprie acque curative e per il rinomato Festival delle Voci Nuove.

In questa azienda agricola, a conduzione famigliare, si sviluppano le attività sopra descritte con un’area esterna molto ampia, nella quale trovano spazio piante ad alto fusto, quali:

  • aceri,
  • carpini,
  • tigli,
  • frassini,
  • celtis,
  • morus.

Inoltre un paio di grandi serre e una seconda area all’aperto adibite all’allevamento di vegetali fioriti ed arbusti. Oltre a ciò il vivaio dispone di un ulteriore spazio a circa 4 chilometri dalla propria sede, dislocato sulla circonvallazione del paese: si tratta di una sorta di show room all’aria aperta, senza personale, a cui si può accedere liberamente ogni giorno dall’alba fino al tramonto. In questa area, in modalità molto gradevole ed ordinata, sono presenti ulivi di notevoli dimensioni, alberi ad alto fusto e anche da frutto (melograni e corbezzoli), arbusti di vario genere e anche numerosi esempi di piante in arte topiaria, ovvero sottoposte ad una specifica potatura che genera forme geometriche alle piante stesse.

vivai peron fausto ulivi secolari

Il vivaio Fausto Peron non ha abbinato alle proprie coltivazioni, il concetto di garden con la vendita diretta, ma svolge attività di progettazione (con simulazioni computerizzate), realizzazione e manutenzione di giardini privati e aree verdi pubbliche, utilizzando le piante allevate per realizzare tali progetti, oltre a posare manti erbosi (seminati o in zolla) ed i relativi impianti irrigazione automatizzati. In termini di manutenzione ha investito in attrezzature di vario tipo, fra cui 3 piattaforme aeree che raggiungono altezza fino a 25 metri, per potature di alberi ad alto fusto.

Quali competenze servono per aprire un’azienda florovivaistica

Questo tipo di attività, siano esse agricole o di garden center, presuppongono specifiche competenze, oltre che una innata passione per l’ambiente e per il lavoro all’aria aperta. Anzi si tratta di più conoscenze che si completano a vicenda. Sono consigliati innanzitutto percorsi di studio che abbraccino:

  • botanica,
  • chimica,
  • biologia,
  • arboricoltura,
  • selvicoltura,
  • idraulica agraria
  • fitopatologia.

Ma sono necessari, specie nell’ambito dei garden, competenze di marketing, gestione aziendale e relazionali, per gestire al meglio il rapporto con la clientela.

Da non dimenticare, poi, che in certi casi, l’innovazione domotica della gestione delle serre (temperatura, luminosità, gestione delle bagnature) implica anche forti capacità anche nell’ambito informatico. Per quanto concerne le manutenzioni, infine, è indispensabile la formazione per la gestione di attrezzature e muletti, la patente per guidare trattori e mezzi agricoli, il patentino per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, comunemente utilizzati per trattamenti e concimazioni.



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