Aprire un campeggio, intervista a Roberto Sandrini

Scopriamo insieme cosa serve per aprire un campeggio, gli investimenti da fare e quanto si guadagna nell’intervista al titolare del Camping Adamello

Cosa ci vuole per aprire un campeggio? Quali sono i passi da fare? Quanto costa e quanto si guadagna? Aprire un’attività di campeggio non è forse cosa da tutti, in quanto richiede conoscenze specifiche e una forte passione. Ci sono molti lati positivi, ma bisogna essere anche disposti a qualche sacrificio.


Intervista a Roberto Sandrini, titolare del Camping Adamello

aprire un campeggio

Per saperne di più abbiamo intervistato Roberto Sandrini, titolare del campeggio “Camping Adamello” di Edolo, in provincia di Brescia, una nota località di montagna. Roberto ha rilevato la struttura diversi anni fa e piano piano l’ha portata ad essere come è ora. Vediamo cosa ci ha detto.

Come è iniziata la tua avventura? Perché hai deciso di aprire un campeggio e quando?

Io ho sempre avuto la passione per il campeggio, fin da piccolo. Ho iniziato con una roulotte, poi sono passato a fare il camperista e poi sono arrivato ad acquistare un campeggio da gestire.

Ma come è stato il passaggio?

Io sono proprio partito per cercare un campeggio, ho provato prima al mare, poi in Toscana e alla fine ho trovato questo in montagna, che mi aveva colpito particolarmente, anche come località.

Ma tu sei originario di questa zona?

No io sono di Mantova, mi sono spostato con tutta la famiglia e sono venuto qui. Il campeggio non era così come è ora, però noi avevamo già un’idea di come dovesse essere ed in 7-8 anni siamo riusciti a trasformarlo e farlo diventare ciò che volevamo che fosse.

Da quanto tempo fai questa attività?

Sono 11 anni, ma i primi 7-8 li abbiamo usati per “seminare”, poi abbiamo iniziato a raccogliere. Perché, per fare un esempio, quando ho preso il campeggio non c’erano bungalow, non c’erano le piazzole con gli allacci fognari, c’erano solo piazzole con l’elettricità. Noi dove siamo riusciti abbiamo implementato tutto questo. Ad esempio gli allacci fognari sono molto richiesti. Inoltre ho fatto aggiungere una piscina.

Visto che avevi già un’idea di cosa fare, dove hai preso tutte le informazioni?

Noi non abbiamo mai copiato da nessuno, siamo sempre andati con le nostre idee. Ci siamo messi dalla parte del cliente, come campeggiatori e ci siamo chiesti. Cosa può piacere? Cosa può servire? E da lì abbiamo fatto un progetto e siamo andati avanti fino ad arrivare dove siamo adesso, ma non abbiamo mai preso spunto da nessuno, non abbiamo mai detto, “quello ha questa cosa allora dobbiamo averla anche noi”, abbiamo sempre fatto da soli.

Parlando informalmente prima dell’intervista mi avevi raccontato che per un campeggio al mare è un po’ diverso.

Sì, certo, è tutta un’altra gestione. Questo è un campeggio familiare ed è anche più facile da gestire.

Che differenze ci sono?

Beh, ad esempio nei numeri. Al mare si parla magari di 3000-4000 persone, qui di 300-400. Poi in montagna abbiamo dei clienti stanziali che ti danno un reddito fisso, perché il lavoro è annuale, c’è la stagione estiva per chi va a camminare e quella invernale per chi va a sciare, al mare c’è solo quella estiva, al massimo 6 mesi.

Invece qual è la differenza tra un campeggio e un’area sosta?

Anche io vorrei realizzare un’area sosta camper, ma non ci sono ancora riuscito. L’area sosta è solo per i camper; ci sono le piazzole con l’elettricità e lo scarico fognario, di solito paghi 10-15 euro a notte. Però ad esempio non ci sono i bagni, devi fare tutto sul camper. Il campeggio ti dà un servizio diverso, le docce con l’acqua calda ad esempio, poi il parco giochi, la piscina.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai avuto nel riuscire a fare quello che hai fatto?

Le difficoltà maggiori sono state quelle economiche, si sapeva già dall’inizio che c’era da investire, ma poi per rientrare ci sarebbe voluto del tempo. Abbiamo investito per 7-8 anni.

Di che cifre stiamo parlando?

Parlando di un campeggio qui in montagna ci vogliono 300.000 mila euro, anche di più. Per un campeggio al mare ci possono volere anche 2 milioni di euro. Bisogna comprare tutto il pacchetto di avviamento, la licenza e via dicendo. Poi insomma, chiaramente come ad esempio di un bar, il prezzo di acquisto varia a seconda del campeggio, degli incassi, del fatturato. Se è poco, vale poco, sennò ovviamente vale di più. Poi come ti ho detto noi abbiamo buttato dentro soldi per farlo diventare ciò che volevamo.

E adesso che stai guadagnando, di che cifre parliamo?

Ovviamente dipende dalla stagione, se il tempo è bello si guadagna molto di più. Quattro anni fa ad esempio c’è stata un’estate bruttissima e siamo andati sotto. Specialmente in montagna, se c’è brutto tempo non si lavora.

Ma in generale si riesce a rientrare degli investimenti fatti?

Sì.

Che vantaggi e che svantaggi ci sono? Qual è la cosa più facile e quella più difficile?

La cosa difficile secondo me è gestire la clientela stanziale. Il gestore deve assolutamente avere un comportamento uguale con tutti. Per me gli stanziali sono tutti uguali, invece può capitare che alcuni cerchino di approfittarsene non rispettando certe regole oppure chiedano sconti. Invece no, nei campeggi ci sono delle regole e tutti devono rispettarle allo stesso modo, questa gestione non è sempre facile. Mentre la cosa bella è che sei a contatto con la gente, a noi piace fermarci a parlare con i clienti.

E’ un lavoro per persone a cui piace stare a contatto col pubblico quindi.

Sì, assolutamente.

Secondo la tua esperienza per fare questo lavoro ci vuole per forza la passione o può bastare essere un bravo imprenditore con la disponibilità economica necessaria?

Se sei un bravo imprenditore, hai i soldi ma non sei nell’ottica del campeggio per me non è giusto. Ci vuole la passione e devi essere uno che ha già fatto campeggio, che sa come funziona e che cosa serve. Non so, ad esempio uno capisce che le fontane distribuite per il campeggio, la piscina, il parco giochi, possono essere cose utili. Se un imprenditore non sa queste cose, secondo me a tante iniziative non ci arriva.

Ma può fallire?

Beh, se è in una posizione strategica lavora lo stesso. Senza fare nomi, conosco gestori che non hanno mai fatto campeggio, e clienti che si lamentano, ma il campeggio lavora lo stesso perché la posizione è fondamentale e ti dà una forza che altri non hanno. Ad esempio noi non siamo molto vicini alle piste da sci e non siamo adiacenti ad attrazioni particolari, però con la pazienza e la capacità riusciamo a lavorare lo stesso. Abbiamo recensioni positive, la gente torna e noi siamo contenti, per me il contatto con le persone vuol dire moltissimo.

Che consiglio daresti a una persona o una famiglia che vuole aprire un campeggio?

Prima di tutto bisogna mettersi in testa che è un lavoro impegnativo, ma nello stesso tempo ti dà anche un po’ di tempo libero. Ad esempio, in estate mentre gli altri sono in vacanza tu devi essere qui a lavorare. La cosa può dispiacere, ma in questo lavoro le vacanze le puoi fare in bassa stagione, non so a novembre, febbraio, marzo. Ma ad esempio durante le feste devi essere qui a lavorare. Come ho già detto lo consiglio a chi ha la passione per il campeggio. Tu devi sempre cercare di dare qualcosa in più, devi avere delle idee, devi capire cosa serve. Ad esempio noi abbiamo realizzato delle piazzole in piano, che sono molto ricercate. Queste cose bisogna saperle, e farle. Poi il campeggio va curato. La gente guarda moltissimo la pulizia, soprattutto gli stranieri. Devi avere la passione per queste cose altrimenti ti stufi; uno che vuole fare questo lavoro come se fosse un qualsiasi altro secondo me, alla lunga, si stanca. Devi cercare continuamente di migliorare, abbellire la struttura per dare un servizio in più. E’ per quello che poi la gente torna e parla bene di te.