Aumentano gli stipendi degli italiani e sale il tasso di occupazione. I dati Istat

Gli stipendi degli italiani aumentano dopo 9 anni. Ecco i dati Istat sulle tendenze nel nostro Paese

Dopo circa 9 anni di blocco, tornano ad aumentare gli stipendi degli italiani. A crescere è anche il tasso di occupazione, mentre continua la fuga dei cervelli all’estero e le nascite raggiungono il limite storico. Sono questi i dati resi noti dall’Istat nel suo Annuario.


Gli stipendi degli italiani tornato a salire

retribuzioni
image by Per Bengtsson

Nel corso del 2018, dopo circa 9 anni, finalmente gli stipendi degli italiani sono tornati ad aumentare. Ad affermarlo è la stessa Istat, con i dati presenti nell’Annuario, che mette in evidenza anche altre tendenze nel nostro Paese. Per essere più precisi, dopo un lungo periodo di blocchi sugli stipendi, finalmente le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate del +1,5%. A permettere tutto questo sono stati gli sviluppi economici avutosi nel corso dell’anno. Ci riferiamo anche agli aumenti salariali per quasi tutti i dipendenti pubblici, con una percentuale del +2,6%. Una buona notizia che finalmente rallegra un po’ tutti, solitamente abituati agli aumenti di bollette e di tasse da pagare.

La fuga dei cervelli italiani all’estero

Se da una parte aumentano gli stipendi degli italiani, sia nel settore privato che pubblico, dall’altra parte non si placa la fuga dei cervelli all’estero. Un fenomeno che fa male all’economia, in quanto il nostro Paese forma eccellenti menti che poi, decidono di trasferirsi all’estero ed arricchire l’economia di altri luoghi. Secondo i dati Istat, aumentano i dottori di ricerca che lasciano l’Italia, nello specifico, nel 2012 il 15,9% dei dottori ha dichiarato di vivere all’estero, contro il 18,5% nel 2014. Si tratta di percentuali che superano di ben 4,3 punti quelle rilevate dalla stessa Istat nelle indagini precedenti.

L’aumento dell’occupazione nel 2018

Il 2018 si è caratterizzato anche per l’aumento dell’occupazione, con circa 197 mila posti in più rispetto al 2017. Guardando ai dati Istat, l’occupazione dei soggetti con età tra i 15 ed i 64 anni sale al 58,5% registrando un +0,6 punti percentuali, pur continuando a rimanere lontano dalla media europea del 68,6%. Bisogna specificare che la crescita occupazionale riguarda soprattutto i dipendenti a tempo determinato, mentre i contratti a tempo indeterminato continuano a scendere. Dall’altra parte diminuisce la disoccupazione, in particolare quella giovanile con un -0,6 punti percentuali e la generale riduzione dell’inattività.

Le famiglie diventano meno numerose

L’Annuario Istat analizza anche la struttura dei nuclei familiari italiani. In questo caso si confermano le tendenze ormai decennali, con la diminuzione dei nuclei familiari o comunque di una loro semplificazione strutturale. Di fatti, il numero medio dei componenti è progressivamente passato da 2,7 (la media del 1997-98) a 2,3 (la media del 2017-18). Aumentano di oltre 10 punti in 20 anni le famiglie composte da un solo individuo, passando dal 21,5% nel 1997-98 al 33% nel 2017-18. Di conseguenza, sono diminuite notevolmente anche le famiglie numerose, passando dal 7,7% nel 1997-98 al 5,3% di oggi.

Meno nascite in Italia

Continuano a ridursi anche le nascite nel nostro Paese. Secondo i dati Istat, i nati nel 2017 sono stati 458.151, attestandosi nel 2018 a 439.747. Si è così raggiunto il minimo storico dai tempi dell’Unità d’Italia. Ad abbassarsi è anche il tasso di fecondità totale, passando da 1,34 nel 2016 a 1,32 figli in media per ogni donna nell’anno 2017. Inoltre, l’Italia, con Cipro, Malta e Spagna è tra i luoghi con più bassa fecondità in Europa. La causa delle poche nascite è anche collegata al posticipare sempre di più il calendario riproduttivo nella vita delle nuove generazioni. Queste tendono a crearsi una famiglia in età sempre più avanzata, un ostacolo biologico per il concepimento di figli. Situazione opposta è quella relativa al numero dei decessi, che tende a diminuire con il conseguente incremento dell’aspettativa di vita, che nel 2018 per le donne si attesta intorno gli 85 anni, per gli uomini intorno gli 80 anni. Tutto questo contribuisce a posizionare l’Italia tra i paesi più vecchi a livello mondiale.

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