Contributi Inps 2017: ecco cosa cambia (e cosa no) per il lavoro domestico

Tutte le novità annunciate dall’Istituto nazionale di previdenza sociale sui contributi Inps 2017: ecco cosa cambia e… cosa no!

Con la circolare 13/2017 pubblicata qualche giorno fa, l’Inps ha informato gli interessati sulla variazione (o sulla conferma) delle aliquote e dei relativi contributi dovuti all’istituto per la previdenza in relazione al lavoro domestico, e non solo. Ecco quali sono i cambiamenti previsti per i contributi Inps 2017.


Nessuna variazione di contributo

contributi inpsRiassumendo i principali contenuti della circolare, ricordiamo come l’Inps abbia mantenuto invariate, rispetto al 2016, le fasce retributive e i relativi contributi dovuti per il lavoro domestico. In realtà – evidenzia l’istituto previdenziale nel comunicato – il parametro di riferimento per le variazioni delle fasce di retribuzione sarebbe negativo per 0,1 punti percentuali. Tuttavia, sulla base di quanto stabilito dalla legge di Stabilità 2016, nelle ipotesi in cui vi è stata una negatività nel valore del parametro di riferimento, lo stesso deve essere portato a zero. Pertanto, in fin dei conti, nulla varia rispetto all’anno scorso.

Si tenga anche conto che qualche giorno prima della pubblicazione della circolare da parte dell’Inps è stato ufficializzato l’aggiornamento dei minimi retributivi previsto dal contratto collettivo di settore, con una variazione minima, considerato che l’indice di riferimento in questo caso è cresciuto di 0,1 punti percentuali.

Un importante chiarimento

Ulteriormente, rispetto a quanto non fosse avvenuto negli anni scorsi, l’Inps ha colto l’occasione per poter compiere un’importante precisazione, in riscontro alle domande arrivate dalle sedi territoriali, relativamente a quei casi di regolarizzazione a integrazione di un rapporto di lavoro domestico già denunciato per più di 24 ore a settimana.

In tale ambito, sottolinea l’istituto, se viene ad esempio presentata una domanda di regolarizzazione per integrare le ore di un collaboratore per il quale sono state già pagate almeno 25 ore per settimana, deve essere comunque mantenuto il conteggio della quarta fascia contributiva, ovvero di quella che viene riferita all’orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali.

Voucher

Come sottolineava il quotidiano economico finanziario Il Sole 24 Ore, recentemente è intervenuta sul tema dei voucher in ambito lavoro domestico la Fidaldo, la Federazione italiana datori di lavoro domestico, che in occasione di un’audizione alla Commissione lavoro della Camera dei deputati ha ricordato che “solo un’equilibrata combinazione di limitazioni, di importo e temporali può garantire che i voucher vengano effettivamente usati per retribuire prestazioni a carattere straordinario e non, come invece molto spesso accade, in sostituzione di un regolare contratto di lavoro”.

La soluzione prospettata sarebbe quella di introdurre un limite di 2mila euro all’anno per i datori di lavoro domestico, spendibile in un massimo di 3 mesi e non superando la soglia di 30 giorni.

Le altre novità

Peraltro, con la precedente (ma quasi contestuale) circolare 12/2017, l’Inps ha anche aggiornato i parametri e le aliquote sui lavoratori dipendenti non agricoli, sugli autonomi e sugli iscritti alla gestione separata che versano i contributi volontari. Anche in questa ipotesi, l’adeguamento dell’inflazione è zero.

Vi sono comunque alcune variazioni: le principali sono relative ai cambiamenti delle aliquote per gli artigiani e commercianti, che aumentano dello 0,45%. Di contro, scende l’aliquota per le partite Iva iscritte in via esclusiva alla gestione separata: dopo anni di blocco temporaneo al 27%, l’aliquota è stata fissata in via definitiva al 25%.