Coronavirus: quando lo stipendio è comunque assicurato ai dipendenti

Emergenza Coronavirus e lavoro, ecco i casi in cui ai dipendenti impossibilitati a lavorare è comunque riconosciuto e garantito lo stipendio. Inoltre l'incentivazione del telelavoro come soluzione futura. Le parole di Laura Castelli

Il dilagare dei casi di contagio Coronavirus in Italia sta facendo discutere molto. Sono tante le imprese che hanno dovuto sospendere la propria attività lavorativa o che non possono contare sul personale, in quanto messo in quarantena o a casa per il timore di possibili contagi. In quali casi lo stipendio è comunque assicurato ai dipendenti, anche se questi sono impossibilitati a lavorare?


Coronavirus e lavoro

lavoro agile

Il Coronavirus oltre a mettere a repentaglio la nostra salute, ha creato e continua a creare problemi dal punto di vista lavorativo e professionale. Nelle zone maggiormente colpite da contagio, sono molte le imprese costrette a chiudere, oppure con carenza di personale e tanto altro ancora. Tutto questo ha portato ad un generale calo della produttività, in questa particolare situazione di emergenza sanitaria, che ormai dura da diversi giorni. Tuttavia, il Governo ha studiato delle misure per aiutare le imprese, gli imprenditori ed i lavoratori. Ad esempio, nel caso in cui i lavoratori per cause di forza maggiore non possano operare, a questi spetta comunque lo stipendio. Infatti, la normale retribuzione è prevista per i lavoratori che sono impossibilitati ad operare professionalmente, non per scelta personale ma per volontà delle imprese o di ordinanze politiche.

Situazione diversa per coloro che a causa della paura e senza alcuna autorizzazione non si presenta sul posto di lavoro. Questi rischiano il licenziamento.

Stipendio assicurato ai dipendenti impossibilitati a lavorare?

I lavoratori che, per ordinanza devono rimanere a casa e non recarsi sul posto di lavoro, hanno comunque lo stipendio garantito a fine mese. Infatti, in questo caso il non recarsi a lavoro non dipende dalla volontà del cittadino, ma da ordinanze superiori che costringono i soggetti a rimanere a casa, per limitare il rischio di contagio da Coronavirus. Tuttavia, il Governo è vicino ai lavoratori ma anche alle imprese, che in questo particolare periodo, hanno dovuto sospendere o limitare le proprie attività, con le relative perdite economiche. In particolare, per quelle imprese che si trovano a dover pagare dipendenti che effettivamente non possono lavorare, il Governo ha messo in campo la misura della cassa integrazione ordinaria.

Non è tutto, in quanto avanzano altre proposte a sostegno delle imprese, come ad esempio la sospensione del pagamento delle imposte su luce e gas, contributi per la ripresa delle attività nei casi in cui l’emergenza sanitaria ha provocato ingenti danni economici e tanto altro ancora.

Coronavirus e telavoro: una soluzione ma anche una grande opportunità. Parla Laura Castelli

Una possibile soluzione alle conseguenze del Coronavirus a livello lavorativo e produttivo, potrebbe essere lo smart working. Si tratta di forme di lavoro che non necessitano della presenza del dipendente in azienda. Questo, una volta ottenuto il materiale di cui necessita, può lavorare da casa o da qualsiasi altro luogo, senza doversi recare in ufficio. Si tratta di nuove filosofie professionali, che aprono nuovi scenari in cui la tecnologia gioca un ruolo davvero centrale. Ebbene, il Governo con il decreto attuativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha facilitato le procedure per avviare lo smart working, saltando tutto l’iter burocratico che nelle normali situazioni bisogna applicare. In caso di emergenza, come quella che stiamo vivendo in Italia, tutta questa burocrazia passa in secondo piano e lo smart working nelle imprese colpite dalla crisi, può partire da subito.

A questo proposito è anche intervenuta, con un post sulla sua Pagina Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli la quale si esprime in merito alla questione che, in questi giorni di crisi a causa del Coronavirus, sta modificando la vita degli italiani. Anche dal punto di vista lavorativo. Laura Castelli scrive nel suo post su Facebook:

Ai dipendenti in quarantena spetta il periodo di malattia

I dipendenti che sono stati o verranno sottoposti a quarantena, scatta automaticamente il periodo di malattia retribuito. Infatti si tratta di una procedura dettata dalle autorità per salvaguardare la salute dei dipendenti, in maniera da contrastare l’ulteriore diffusione del virus. Dall’altra parte, la malattia non è prevista per i soggetti che per scelta personale e senza nessuna ordinanza, si mettono in quarantena ed isolamento. In questo caso, si tratta di assenza ingiustificata dal posto di lavoro che non è tutelata ma punita. Il dipendente che senza alcun motivo fondato si assenta dal lavoro rischia il licenziamento. Il semplice e puro timore di essere contagiati, non basta per giustificare la mancata operatività lavorativa.

Non bisogna scatenare la psicosi oppure diffondere falsi allarmismi, tuttavia è importante anche non sottovalutare la situazione e collaborare in piena trasparenza con le autorità competenti. La cooperazione e la comunicazione unita al buonsenso dei cittadini può fare la differenza.

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