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Decreto flussi: che fine fanno i lavoratori extra Ue?



Ieri 27 marzo c’è stato il click day per i lavoratori extra Ue. L’iniziativa ha riscosso così tanto successo, se così si può dire, che le richieste arrivate sono stata addirittura il triplo dei posti previsti. Questi ultimi sono stati identificati dal Governo in 82.705, un aumento consistente rispetto agli oltre 69.000 dell’anno scorso, ma le richieste sono arrivate ad oltre 240.000. Tra gli ingressi previsti, ci sono anche quelli dei lavoratori stagionali (44.000, più della metà quindi), ovvero quelli a cui vengono fatti contratti di qualche mese. E’ il caso ad esempio, molto spesso, di chi lavora nelle campagne e più in generale nel settore agricolo, dove secondo Coldiretti di lavoratori ne servirebbero almeno 100.000.

Alcuni imprenditori del settore si sono lamentati del fatto che una volta entrati, questi lavoratori vengono da loro formati, ma poi, scaduto il contratto, sostanzialmente spariscono. Questo perché ripartono, tornando nel loro Paese, oppure cambiano nazione e vanno a lavorare dove vengono pagati di più. In sostanza i datori di lavoro segnalano uno spreco di formazione, che viene poi impiegata appunto in altri stati. Ovvero i lavoratori da loro formati, usano le loro competenze, apprese in Italia, da un’altra parte. La richiesta è insomma quella di trovare un modo di tenerli in zona almeno per un certo numero di anni.

Ci sono però dei problemi non trascurabili. A parte l’ovvia circolazione libera delle persone, è assolutamente normale che, soprattutto un immigrato, cambi paese se e quando gli conviene, ciò sostanzialmente succede anche a molti ex residenti fuoriusciti dall’Italia una volta laureatisi e magari appreso un lavoro, quindi non si capisce perché la cosa non dovrebbe valere per i lavori extra Ue. Sugli stagionali c’è poi da dire che, una volta scaduto il contratto, bisogna capire come queste persone tirino avanti. Chi lavora tre mesi d’estate, ad esempio, o poi si trova un altro lavoro, o può accedere a dei sussidi, oppure è ovvio che debba prendere iniziative anche piuttosto difficili che possono condurlo a cambiare nazione. Non tutti ovviamente potranno accedere a sussidi che durino molti mesi.

Non è solo un problema di stagionali

Il problema dei lavoratori extra Ue e migranti che se ne vanno, non riguarda solo gli stagionali. La restante quota infatti è prevista per chi stagionale non è, e per i lavoratori autonomi. Nel primo caso, ad esempio nel settore dell’autotrasporto, vi è da anni un problema concreto. Dato che da noi gli stipendi faticano comunque ad aumentare (nei fatti, accade molto raramente) e dato che il mondo, essendosi evoluto, permette una comunicazione molto maggiore rispetto ad un tempo (i lavoratori immigrati ovviamente c’erano anche vent’anni fa), per chi arriva in Italia è ora molto più facile accedere ad informazioni provenienti da altri stati. Ciò fa rendere conto del fatto che in alcuni casi, per lo stesso lavoro, lo stipendio da altre parti è più alto ed è quindi normale che, avendone la possibilità (quindi soldi e magari conoscenze), ci si trasferisca.

Succede infatti che molti immigrati per un determinato periodo mettano via una certa somma per potersi poi spostare in posti che garantiscono una remunerazione maggiore. Per capire la situazione bisogna anche comprendere che per alcuni di questi lavoratori cambia poco e nulla. Per chi guida un camion ad esempio, anche se magari prende la patente nel Belpaese, ma fa un mestiere dove “sta fuori” tutta la settimana dormendo in cuccetta, riposarsi su un camion in Italia (ammesso che non faccia l’estero), o farlo in Germania, in Danimarca o in Inghilterra, non essendo cittadino residente, può essere sostanzialmente la stessa cosa o quasi. E se là si sta meglio… Quindi, essendo l’Italia, per così dire, un paese di accesso (avendo lo sbocco sul mare), è verissimo che capita di formare lavoratori che poi se ne vanno ed utilizzano le loro competenze in un altro paese, portando ricchezza a quel paese e togliendola all’Italia. E’ vero poi che è possibile prevedere incentivi che convincano queste persone a rimanere, ma anche lo Stato non può tutto. La soluzione è quindi che le condizioni di partenza, ovvero gli stipendi, siano sostanzialmente più alti, permettendo così condizioni di vita migliori che non impongano a chi arriva di dover partire alla ricerca di un’esistenza migliore. Ci fosse meno ricambio di persone, il mercato del lavoro sarebbe ovviamente anche più stabile e quindi più performante.

Per quanto riguarda il click day, la possibilità si è aperta ieri 27 marzo, ma c’è tempo fino al 31 dicembre di quest’anno per fare richiesta di lavoratori extra Ue. Va però detto che tali richieste verranno esaminate in ordine cronologico, ed è quindi difficile, data l’enorme affluenza di ieri, che domande fatte nei giorni successivi possano essere accolte.

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