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Formazione ed “over 50”: la vera sfida è la riqualificazione digitale

La formazione è fondamentale a tutte le età, ma ancora di più quando si parla di figure senior che necessitano di nuovi modi per acquisire competenze

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Il tema del lavoro e i dati sulla disoccupazione sono sempre molto citati da notiziari di ogni genere e spesso la lettura che se ne fa è orientata a comprendere quale sia la situazione delle nuove generazioni. Se è vero che la disoccupazione giovanile è un tema sempre sotto i riflettori, meno spesso si parla di quanto un “over 50” possa diventare improvvisamente inadeguato all’ambiente di lavoro di cui fa parte da tutta la vita.

La rivoluzione digitale e i lavoratori “maturi”

formazione over 50

I “lavoratori maturi” si sono ritrovati a doversi confrontare con una rivoluzione digitale velocissima, che nel giro di pochi anni li ha portati da fax e stenografia ad un ambiente professionale fatto di smartphone, PC, software e lavoro da remoto: cambiamenti radicali che spesso lasciano disorientati e con poche risorse per adeguarsi ai ritmi del cambiamento.

La fondamentale importanza di ottenere le giuste competenze digitali anche per i senior era già stata indagata da Google con uno studio commissionato ad Ipsos nel 2016 nel quale appariva chiaro già allora che questa fascia di popolazione aveva, con Internet e con gli strumenti digitali, un rapporto ambivalente.

L’importanza di possedere conoscenze e competenze che riguardino l’“universo digital” è da sempre largamente riconosciuta (già nel 2016 il risultato era del 94% del campione) ed è indubbio l’utilizzo del mezzo, soprattutto per attività di base come spedire o ricevere email o utilizzare un motore di ricerca, ma solo il 14% del campione ha seguito corsi di formazione o scelto di approfondire e sviluppare le proprie competenze digitali negli ultimi 2 anni.

Le nuove competenze

Se questa era la situazione di qualche anno fa, anche gli studi più recenti hanno confermato una tendenza ormai nota: entro il 2030 si stima che circa il 14% della forza lavoro globale (per intenderci un numero che si aggira sui 375 milioni di persone) potrebbero trovarsi a dover cambiare qualifica professionale ed orientarsi verso settori decisamente innovativi; dalla digitalizzazione all’automazione fino ad approcciare l’intelligenza artificiale.

Il rapportodel McKinsey Global Institute ci guida insomma verso una considerazione importante per capire cosa sta accadendo: sempre di più le aziende cambieranno l’approccio alle competenze richieste; questo si tradurrà in veri e propri “cambi di rotta” per i percorsi di carriera di chiunque vorrà risultare ancora competitivo.

I metodi per ottenere le giuste digital skills da parte dei lavoratori maturi sono diversi anche se non sempre efficaci: se è vero che i “senior” hanno dalla loro la forza dell’esperienza è altrettanto vero che, proprio questa generazione, fa più fatica a ricollocarsi o a superare il “vuoto di competenze” che si è venuto a creare nel corso degli anni e colmarlo con la “formazione classica” non sempre risulta possibile o efficace.

La formazione online

Internet offre veramente tantissime risorse per chi decide di formarsi comodamente da casa. Piattaforme come la Bianco Lavoro Academy, Udemy, Coursera o Skillshare sono un potentissimo mezzo per acquisire competenze digitali seguendo i propri tempi. La rete mette a disposizione varie masterclass e corsi Universitari per la formazione ma è sempre bene partire dalle basi, cercando di capire cosa è davvero utile nel breve termine che possa velocemente compensare il gap di competenze digitali e dare risultati immediati; è infatti dimostrato che il miglior metodo di apprendimento è mettere in pratica nel quotidiano le nozioni apprese, in questo modo si fissano nella mente molto più a lungo.

Il Reverse Mentoring

Un metodo particolare ed originale per la formazione di questa particolare fascia di lavoratori si chiama Reverse Mentoring:  il tutto nasce intorno alla metà degli anni Novanta da un’idea di Jack Welch (ex CEO della General Electric). La richiesta di Welch ai top manager dell’azienda (erano circa 500), fu quella di individuare impiegati junior che riuscissero a diventare i loro maestri per aiutarli ad utilizzare internet.

Il Reverse Mentoring fu un’idea semplice quanto efficace per riuscire a superare il gap non solo generazionale ma soprattutto digitale tra colleghi giovani e anziani, creando una sinergia tra l’esperienza dei senior e la conoscenza del mondo web dei junior. Questo scambio creava valore per entrambe le generazioni che imparavano una dall’altra.

La forza del Reverse Mentoring sta proprio nella sua essenza: i colleghi più giovani si sentono utili ed importanti nel poter insegnare qualcosa ai più esperti ma non solo, oltre alle competenze digitali “pratiche”, l’insegnamento per i senior è anche su temi quali:

  • l’intraprendenza,
  • il pensiero creativo,
  • le capacità di previsione e di integrazione di differenti visioni ed opinioni oltre che di gestione del cambiamento.

Competenze “innate” per i junior e fondamentali per le aziende. Dall’altro lato i senior potevano trasmettere conoscenze tecniche, aziendali ma soprattutto esperienza sul campo. L’efficacia del metodo Welch è confermata da un dato: ad oggi, 20 anni dopo, è rimasto identico e si applica in moltissime aziende.

Conclusione

In un mondo del lavoro in evoluzione costante, al bagaglio di esperienza e competenza specifica nel proprio settore che solo tanti anni “sul campo” possono dare, aggiungere una formazione adeguata per colmare il “vuoto di competenze digitali” nella maniera più efficace possibile risulta ad oggi essere il vero “mix vincente” per essere un lavoratore competitivo e valorizzato.

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