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Gli incentivi sulla casa: dal Superbonus agli infissi

Gli incentivi sulla casa sono molto in voga grazie al Superbonus 110%, però presentano delle storture difficilmente sanabili.

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Gli incentivi sulla casa sono tra quelli  più in voga del momento, trainati dal Superbonus 110% e da tutte le polemiche che ne sono seguite. Però, non sono certo uno strumento nuovo. E’ da molti anni infatti che vengono stanziati fondi ad esempio per le ristrutturazioni esterne come il “bonus facciate”, oppure gli incentivi per le caldaie e quelli per gli infissi. Tra gli incentivi sulla casa troviamo anche quelli per gli elettrodomestici, ad esempio per cambiare il frigorifero o la lavatrice in modo da prenderne una che consumi meno ed abbia le stesse prestazioni di quella precedente. Nelle varie fasi in cui si è passati alla tv digitale, diversi incentivi sono stati previsti anche per cambiare il televisore ed addirittura per il decoder anche se il costo di quest’ultimo consta in qualche decina di euro.

incentivi sulla casa

Il Superbonus 110%

Certamente sono misure completamente differenti da quelle come ad esempio il Superbonus, il quale mira tra le altre cose a far cambiare i muri di casa installando un cappotto termico. Ed infatti chi lo ha utilizzato ha fatto sborsare allo Stato diverse decine di migliaia di euro per ogni abitazione.  La domanda fondamentale è: ha funzionato? La risposta dipende un po’ da come si guarda la vicenda. Da un certo punto di vista una misura come il Superbonus ha certamente mosso l’economia, facendo aumentare il Pil della nazione.

Da un altro punto di vista, secondo molti esperti ha però generato anche debito. Di conseguenza è vero che il sistema economico nazionale è stato più attivo ed ha quindi prodotto sia soldi che lavoro, ma è anche vero che il debito è aumentato. Questo a dirla tutta è abbastanza normale perché se si spendono soldi fuori dal solito budget, si spendono comunque soldi, quindi l’economia si muove e fino a quando non bisogna rientrare di quel debito un effetto positivo c’è. A parte queste diatribe, che sono reali ma anche piuttosto politiche, il nodo è quello di capire quanto questa misura ed in generale tutte le altre dello stesso tipo siano servite e servano veramente ai cittadini.

Per capirlo senza andare a scartabellare chissà quali numeri, bisogna accettare il fatto che, nonostante gli incentivi, tra l’altro in alcuni casi anche belli grossi, solo chi ha a disposizione dei soldi da spendere può utilizzare la maggior parte degli aiuti che ogni volta vengono stanziati. Questo perché normalmente ciò che viene elargito non copre comunque interamente tutte le voci di spesa. In ogni caso, su un lavoro da 120.000 euro, il Superbonus copre sì il 110% (quindi più soldi di quelli spesi), ma c’è chi ha spiegato che non tutto rientra nel Superbonus, quindi ad esempio alcuni costi burocratici ed alcuni lavori tecnici rimangono fuori.

Se facciamo il caso esempio per il quale il lavoro totale è appunto di 120.000 euro, succede che 100 mila vengono coperti dal Superbonus, 110 mila vengono restituiti, pur in diversi anni, ma 10 mila rimangono fuori. E quindi solo chi ha quei 10.000 euro cash può effettivamente servirsi della misura. Si tratta delle cosiddette spese non deducibili. Va da sé che chi ha 10.000 euro cash per fare lavori non strettamente necessari alla propria abitazione solitamente non è tra le categorie meno abbienti, cioè facilmente non abita in case che hanno effettivamente un bisogno urgente di essere ristrutturate.

Ma quindi il Superbonus è stata una roba per ricchi? La risposta a questa domanda è no, e certamente non è stato pensato in questo modo, è però vero che per chi ha più soldi è più facile accedere all’incentivo e potrebbe anche essere più veloce nel fare i lavori perché magari più avvezzo e con maggiori conoscenze ed esperienza. In questo senso va detto che il Supebonus non si è inventato nulla, è semplicemente un incentivo sulla casa più grosso di tutti quelli a lui precedenti, ma funziona esattamente come gli altri anche se con alcune specifiche. A parte la questione economica sopra esposta, non è meglio o peggio degli altri incentivi, è semplicemente molto più corposo, anche se questa corposità secondo i dati disponibili ha generato molte truffe, come ad esempio aziende che non hanno mai finito i lavori dopo aver incassato i soldi, o aziende che i lavori non li hanno nemmeno mai iniziati, ma i soldi sono riusciti a prenderseli lo stesso per poi scomparire letteralmente nel nulla.

In questo senso ovviamente non è imputabile la legge, ma solamente il truffatore. C’è però da dire che questa è una delle distorsioni degli incentivi sulla casa (a prescindere dal Superbonus). Chi inizia i lavori sapendo che i soldi ci sono, potrebbe tranquillamente giocare sporco e guadagnare da una parte (risorse pubbliche) e dall’altra (non fare le spese per i lavori che dovrebbe poi fare) per poi sparire. A dirla tutta è un problema che esiste anche quando di incentivi non ce ne sono, ma ovviamente se si mettono a disposizione soldi pubblici in quantità il rischio che qualcuno approfitti aumenta e anche di molto. Tralasciando l’argomento truffe, il Superbonus ma certamente non solo lui ha dovuto affrontare anche un altro problema, quello dell’aumento dei costi. Alcuni operatori del settore infatti, pare abbiano alzato e anche di molto i prezzi dei lavori una volta entrato in vigore il Superbonus. Questa non è una pratica nuova e di sicuro anche qui non è colpa della legge specifica.

E’ successo, è l’accusa che viene fatta, che una certa cifra stanziata, decisamente molto consistente, è servita per molte meno abitazioni rispetto a quelle previste, appunto a causa dell’aumento dei costi. Il tempismo di questo aumento fa almeno sospettare che la cosa sia stata voluta. Meno lavori, per più soldi, significa chiaramente maggiori e più facili guadagni e soprattutto in maniera totalmente legale. Ma è successo davvero così? Secondo la testata specializzata in tecnologia Wired, la risposta è sì: un paio d’anni fa Wired ha ricostruito il costo medio delle “asseverazioni  completate ogni mese”, utilizzando i dati dell’Enea (L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie) e ha scoperto che i costi sono schizzati in alto di una percentuale compresa tra il 13 ed il 23%  tra l’agosto 2021 ed il maggio 2022, con una spesa maggiore per lo stato consistita in circa 2,5 miliardi solo per il suddetto periodo. Questo però è un problema strutturale di ogni incentivo e non è imputabile al Superbonus in se stesso, anche se su un incentivo così sostanzioso era forse meglio prevedere un meccanismo di tutela più consistente.

Incentivi sulla casa: possibili soluzioni

Certamente con una ottima dose di coraggio perché le critiche sarebbero state moltissime, si sarebbe potuto pensare a bloccare i prezzi allo stato dell’arte dell’entrata in vigore del Superbonus. Ciò, vogliamo sostenere, si potrebbe fare per ogni incentivo sulla casa e non solo. Perché può accadere che se ad esempio un lavoro sugli infissi costa 10.000 euro senza incentivi e questi 10.000 euro sono composti da 3000 di materiali e 7000 di manodopera, ad un’azienda potrebbe bastare caricare maggiormente sul costo dei materiali, facendolo diventare ad esempio 5000 ed aumentare il costo orario della manodopera in corrispondenza con l’emissione dell’incentivo.

Il cliente pagherebbe la stessa cifra se non di più nonostante l’incentivo, che invece andrebbe nelle casse dell’impresa. Ovviamente, oltre a specificare che una tale operazione è del tutto legale, va detto che non tutti lavorano in questo modo, però un numero non trascurabile di casi esiste.  Un’altra operazione utile sarebbe quella di non dare gli incentivi a pioggia, ma di riuscire a selezionare chi ne ha veramente bisogno. Ad esempio chi abita nei condomini più vecchi e fatiscenti, o in case diroccate e così via.

Ma perché allora queste operazioni non vengono fatte? Prima di tutto nel caso dell’individuazione dei più bisognosi non è vero che non vengono fatte. Anche il Superbonus aveva alcuni criteri in questo senso, ma in ogni caso, quando viene emesso un incentivo quasi tutte le volte la normativa che lo regola prevede dei criteri di selezione dei beneficiari. Il problema è che è un’operazione veramente complicata perché è letteralmente impossibile tenere conto di tutto quello che alle persone potrebbe venire in mente per usufruire di un qualunque incentivo, anche se magari formalmente non gli è dovuto. Tra l’altro è più facile che una persona competente in materia ma alla quale l’incentivo non serve, riesca a sfruttarlo, rispetto al fatto che ci riesca una persona veramente bisognosa che però non è istruita sull’argomento. L’ignorare l’esistenza dello stesso incentivo o comunque del modo in cui funziona, causa direttamnte la perdita della possibilità di beneficiarne.

Nel caso del blocco dei prezzi invece, questa operazione non viene fatta quasi sicuramente perché si tratta comunque di una forte invasione del mercato libero. E’ sostanzialmente una scelta di campo tra il lasciare che il mercato si autoregoli sempre o prevedere misure temporanee in corrispondenza dell’emissione di un incentivo. Ma questa seconda ipotesi probabilmente scatenerebbe così tante critiche che risulterebbe di difficile applicazione, anche se talvolta in passato, più che altro in settori differenti, qualcuno ci ha provato.

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