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Gli incentivi sulle auto: la storia e il possibile futuro

Gli incentivi sulle auto seguono sempre determinati meccanismi, a volte però non funzionano come dovrebbero.

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Gli incentivi sulle auto esistono da moltissimi anni, ed hanno probabilmente iniziato a diffondersi in maniera massiva in corrispondenza della classificazione europea riguardante l’inquinamento (Euro 1, 2 etc…), se non prima. Le persone già negli anni passati veniamo sempre più spinte a cambiare auto ed a prenderne una nuova e quindi anche meno inquinante. C’era forse qualcosa di ideologico in questa operazione, ma è innegabile che in moltissimi hanno usufruito negli anni di questo tipo di misura contribuendo a rinnovare il parco auto nazionale. Certamente gli incentivi sulle auto non sono stati dati solo per indurre le persone ad acquistare un’auto più “verde”, ma ad esempio venivano ed ancora vengono erogati per sostenere il mercato dell’auto quando questo versa in difficoltà. Va detto che da un po’ di tempo questi incentivi funzionano forse un po’ meno di prima, vedremo poi perché.

incentivi sulle auto

Un po’ di storia

Convincere potenziali acquirenti ad acquistare un’auto nuova non è certo cosa facile, anche se si tratta di “coccolarli” con degli incentivi. Ma due o tre decenni fa la cosa funzionava abbastanza perché c’era l’ideologia della corsa al nuovo. Insomma, l’auto era sì meno inquinante, ma il tema del “green” non esisteva o quasi ed alle persone semplicemente piaceva l’idea di comprarsi un’auto nuova. Così venivano diffuse informazioni, a dirla tutta non proprio veritiere, per le quali un’auto andasse necessariamente cambiata ogni 100.000 km (in realtà le auto possono farne anche 5 o 6 volte tanto con una buona manutenzione) in modo da rafforzare quella convinzione. Quindi se si facevano 20.000 km all’anno dopo 5 anni secondo questa idea l’auto andava cambiata. Di anni ce ne potevano volere anche di più per pagare l’auto acquistata, ma la gente non si faceva scoraggiare troppo da questo. La corsa al nuovo ha ovviamente fatto sì che gli incentivi venissero ben accolti e sono quindi diventati una misura strutturale nel mercato dell’auto. Periodicamente infatti vengono riproposti.

Incentivi sulle auto: i meccanismi

Ma come funzionavano e come funzionano? Il meccanismo è quello più semplice esistente: io Stato (o un altro ente pubblico) ti metto a disposizione una cifra tot per comprare la macchina nuova (o anche usata, talvolta, se rientra in alcuni parametri) ed il resto ce lo metti tu cittadino. Solitamente questi incentivi sono legati alla rottamazione dell’auto vecchia, ma non sempre è così. In ogni caso, se ad esempio la nuova utilitaria X costa 10.000 euro, tu cittadino la pagherai 8.000 perché 2000 ce li mette lo Stato. E quindi risparmierai. A volte gli incentivi sono anche più articolati: su un’auto di 10.000 euro, può darsi accada che 2000 ce li metta lo stato, 500 la Regione e magari 1000 la casa automobilistica. Questi ultimi anche se sono privati sono comunque incentivi. Così potresti ritrovarti a comprare la tua nuova utilitaria X a 6500 euro piuttosto che a 10.000 con un risparmio di ben il 35%. Mica male! Ma anche qui ci sono alcuni discorsi da fare:

Non è certo da adesso che è noto il fatto che a volte le case costruttrici approfittino degli incentivi sulle auto per aumentare i prezzi di listino. Così, tornando alla nostra utilitaria X dell’esempio, se prima dell’incentivo costava 10.000 euro e con tutti i vari bonus pubblici e privati sarebbe potuta arrivare a 6.500 euro, magari la casa costruttrice decide con uno strano tempismo di aumentarne il prezzo di 2000 euro. Gli incentivi restano lo stesso e gli stessi, ma l’auto costerà 12.000 al posto di 10.000, quindi sottraendone 3500 (2000+500+1000) la si andrà a pagare 9500. Ovvero 500 euro in meno del prezzo di prima dell’incentivo. Va poi detto che se una casa costruttrice decide di ritoccare il listino, è difficile che contestualmente erogherà lei stessa un incentivo. Quindi togliendo quei 1000 euro, l’utilitaria X dell’esempio costerà 10.500, addirittura di più dei 10.000 pre-incentivo. Con la differenza che 2500 (2000+500) li ha pagati un qualche ente pubblico, il quale ha quindi speso i soldi senza che il cittadino ne traesse un concreto vantaggio. Sostanzialmente ha invece speso lo Stato e pure il cittadino (500 euro in più) e chi ci ha guadagno è stata la casa costruttrice. Non è raro che periodicamente escano articoli atti a sottolineare in maniera più o meno marcata questo problema che ha un po’ dell’assurdo e che assomiglia non poco anche ad altre situazioni come ad esempio quelle che fanno riferimento incentivi sulla casa.

Gli incentivi sulle auto hanno però anche altri problemi: un esempio recente è avvenuto nel 2022 quando uscì la questione di come erano strutturati. Prima di tutto, qualcuno ipotizzò il fatto che il price cap, ovvero il tetto messo al costo dell’auto rispetto al poter usufruire degli incentivi, non fosse esattamente una buona idea perché orientava il mercato su alcuni modelli piuttosto che su altri. Sostanzialmente si poteva utilizzare il bonus solamente se si decideva di acquistare un certo tipo di auto, che non doveva costare più di una certa cifra. Evidentemente il governo di allora ritenne che chi poteva spendere sopra quella cifra non avesse bisogno di alcun incentivo. Il che poteva tranquillamente essere vero, però il fatto di orientare il mercato avrebbe potuto avere come effetto una riduzione delle vendite e quindi anche dell’utilizzo degli incentivi.

Bisogna capire che anche se esistono gli incentivi, chi compra deve comunque sostenere spese tutt’altro che trascurabili, quindi sembra ovvio che la limitazione del loro utilizzo possa generare una contrazione nelle vendite. Di fatto il ragionamento è: “se io voglio comprare una certa auto con gli incentivi ma per quell’auto gli incentivi non ci sono perché chi li ha fatti ha deciso così, semplicemente io evito di comprare l’auto. Questo perché voglio quella e solo quella, ad una determinata cifra e non altro. Non potendo avere questa precisa combinazione, non la compro e mi tengo quella che ho”. Il risvolto psicologico rispetto ad una determinata situazione spesso è fondamentale, soprattutto se si tratta di acquisti.

Un altro problema uscito almeno anche nel 2022 è stato quello dei tempi di attesa. La legge sul bonus auto prevedeva un massimo di 180 giorni per la consegna del mezzo da parte del concessionario. Sopra questo tempo il bonus non era utilizzabile. Come è facile capire questa è però una variabile che non dipende per nulla dall’acquirente, bensì dal concessionario stesso e per la maggior parte dalla casa costruttrice. Dato che i tempi di attesa come è noto possono ben superare i sei mesi, anche questo è risultato essere un possibile orientamento del “mercato” degli incentivi sulle auto. I potenziali acquirenti infatti si potrebbero essere trovati nella condizione di dover scegliere modelli a loro meno graditi e quindi optare direttamente per non comprare nulla.

I due casi del 2022 sono però solo un esempio di cosa può accadere agli incentivi se la legge che li disciplina viene strutturata in modo almeno potenzialmente orientato. Casi come questi ce ne possono essere stati a decine negli anni e quindi può sicuramente essere accaduto che alcuni fondi siano rimasti inutilizzati, oppure letteralmente sprecati a causa del fatto che qualcuno abbia comprato un’auto di cui non è rimasto soddisfatto vendendola quindi poco dopo. In questo caso il mercato ne ha guadagnato, ma l’incentivo non è stato in grado di fare il suo dovere fino in fondo.

Un altro problema molto attuale che riguarda gli incentivi sulle auto è quello che attiene alla mancanza di fiducia dei consumatori. Non nell’incentivo in sé stesso, sia chiaro, ma nel fatto che le leggi cambino troppo rapidamente e non è più così chiaro quale auto acquistare. Pochi anni fa venne fuori la vicenda delle auto diesel vendute in massa, auto anche nuove o quasi nuove che, a causa di una improvvisa battaglia scatenata proprio contro i veicoli alimentate a gasolio, venivano letteralmente svendute quando non addirittura rottamate. C’è infatti chi si è trovato a non poter usare la propria macchina in certi posti (tipicamente in città) poco dopo averla comprata. La troppa difficoltà nel capire quale auto sia  meglio comprare e la paura che qualcuno dalla sera alla mattina si svegli e cambi tutte le normative mettendo fuori legge una qualche categoria di auto rischia seriamente di fare da deterrente ai nuovi acquisti. Incentivare il fatto di comprare una nuova auto in un panorama in cui non si sa bene che auto poter comprare perché non è chiaro per quanto tempo questa auto potrà circolare, è un po’ un cortocircuito, di cui abbiamo già avuto esperienza negli anni passati ed è quindi auspicabile non si ripeta.

Incentivi sulle auto: come risolvere i problemi

E’ molto difficile capire come risolvere tutti questi problemi ma sicuramente può valere il discorso di lasciare una assoluta libertà nella scelta dell’auto, unitamente al fatto di bloccare i prezzi al momento dell’immissione nel mercato dell’incentivo. E’ pur vero che è una limitazione temporanea del mercato stesso e questa è una pratica decisamente molto delicata che potrebbe aprire a strade anche un po’ rischiose, però se l’intenzione è quella di aiutare i cittadini a cambiare auto, sembra necessario un blocco a priori dei prezzi per tutta la durata dell’incentivo, anche se per fare questo forse andrebbero cambiate alcune leggi.

Ma cosa significa esattamente “bloccare i prezzi”? Spieghiamoci meglio con il solito esempio: la nostra utilitaria X che costa prima dell’incentivo 10.000 euro, dovrebbe costare la stessa cifra anche per tutto il tempo in cui il sostegno all’acquisto è attivo. Altrimenti si verifica il problema di cui sopra per il quale alcune case costruttrici potrebbero decidere con ottimo tempismo di alzare i prezzi, a danno del cittadino stesso. Quindi, ritornando all’esempio di prima, 10.000 euro di auto, meno 2000 euro statali e 500 regionali, anche facendo il caso della non erogazione di quello privato, farebbe 7500, con un ottimo risparmio del 25% da parte dell’acquirente.

Sulla questione del cambio auto bisogna invece capire che non tutti vogliono e soprattutto hanno la possibilità di cambiare veicolo ogni 3-4 anni. Quindi continuare a restringere le possibilità di circolazione potrebbe ben causare un serio danno all’intero settore dell’automotive. D’altra parte le scelte delle famiglie si stanno orientando sempre di più a mantenere il più possibile l’auto già posseduta. Probabilmente per meri motivi economici. Anche quest’anno il governo ha approntato il cosiddetto ecobonus, con incentivi di tutto rispetto. Ma ovviamente bisognerebbe capire che se un’auto dura 20 anni, bisogna che il proprietario possa tenerla per tutto quel tempo lì, se vuole farlo. Altrimenti probabilmente si convincerà a non acquistarne mai più una nuova, incentivi o no.

Anche perché, se il blocco del motore endotermico nei prossimi anni potrebbe essere rivisto o addirittura annullato a seguito delle nuove tecnologie ed energie che stanno emergendo (idrogeno, e-fuel, biocarburanti), qualcuno in futuro potrebbe tranquillamente fare lo stesso discorso che viene fatto ora sulle endotermiche anche sulle elettriche (già ci sono limitazioni sulle ibride che pochi anni fa erano considerate il top). Dicendo ad esempio che alcune batterie nella produzione e nello smaltimento inquinano più delle altre, o che sono più pericolose perché di concezione più vecchia rispetto ad altre, o meno efficienti e via dicendo. Questo è lo stesso concetto che adesso viene applicato alle classi d’inquinamento europee. Un concetto del genere, resistendo nel tempo, potrebbe certamente creare seri problemi al mercato degli autoveicoli.

Leggi anche l’articolo sugli incentivi e quelli su:

Incentivi sulla casa

Incentivi alle imprese

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