Lavorare come agente segreto: cosa fanno gli esperti della sicurezza nazionale

Dimenticate gli 007 impegnati in pedinamenti improbabili, gli esperti di intelligence sono professionisti qualificati che devono “rigare dritto” e sacrificare la loro sfera privata

Dici agente segreto e pensi alle spie che – da James Bond in giù – hanno fatto la fortuna di un filone cinematografico apprezzato in tutto il mondo. Fatto di inseguimenti, pedinamenti, combattimenti e arresti scenografici. Ma è davvero così? Chi lavora alle dipendenze dei servizi segreti deve sempre viaggiare sotto copertura rischiando di essere puntualmente scoperto? Ovviamente no: l’immagine veicolata dal grande schermo restituisce solo una parte della realtà. E propone una ricostruzione che appartiene più ai modelli americani, che hanno celebrato il fascino senza tempo degli 007. Ma cosa succede in Italia? Quali sono le figure professionali che si muovono nell’ambito della sicurezza nazionale? Scopriamolo insieme.


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Lasciamo perdere gli agenti della Cia e dell’Fbi che lavorano negli States o quelli arruolati da Scotland Yard per vigilare sulla sicurezza dei cittadini britannici e concentriamoci su quanto accade a casa nostra. In Italia esistono due strutture: l’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) e l’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) che operano per difendere il Bel Paese da minacce di vario tipo. Più nel dettaglio: l’Aisi protegge la Repubblica e le sue istituzioni dal rischio di azioni sovversive interne che ne possono danneggiare gli interessi politici, militari, economici, scientifici ed industriali. Mentre l’Aise opera per neutralizzare gli attacchi di chi cerca di “colpirci” dall’esterno. Per farsi un’idea più chiara del loro modus operandi, basta visitare i siti Internet che informano sulle attività di acquisizione e gestione delle informazioni e sulle pratiche messe in atto per contrastare lo spionaggio che può minare la stabilità del Bel Paese. Parliamo di compiti quanto mai delicati, che vengono infatti affidati a professionisti altamente qualificati.

Chi lavora nel comparto della sicurezza nazionale

Ma quali sono le figure impiegate nell’Aisi e nell’Aise? Ce ne sono tante, ma le più diffuse sono quella dell’analista intelligence e quella del network manager. Il primo è l’esperto che trasforma i dati grezzi in informazioni (che riguardano la sicurezza nazionale) che possono essere fruite anche dai non “addetti ai lavori”. Controlla eventi, situazioni e persone che minacciano l’Italia (dall’interno o dall’esterno) e, all’occorrenza, interviene sul campo. Il network manager è, invece, l’esperto che gestisce i sistemi di comunicazione e le banche dati attraverso cui si monitorano i movimenti dei soggetti considerati pericolosi. Sono due profili destinati a collaborare in stretta sinergia: senza l’apporto del network manager, infatti, l’analista intelligence non può elaborare le informazioni che deve poi trasmettere alle autorità di governo e agli enti pubblici e privati, a garanzia della sicurezza e degli interessi che possono riguardare tutti i cittadini italiani o una parte di essi.

La formazione e i requisiti necessari

E veniamo ai requisiti necessari per lavorare nell’ambito della sicurezza nazionale: come già accennato, occorre fare leva su una formazione specialistica. I candidati che hanno una laurea in Lingue o in Scienze Politiche (con indirizzo internazionale) e che hanno frequentato master e corsi di perfezionamento sono quelli che hanno più chance di essere assunti. Così come i dottori in Informatica: l’Aisi e l’Aise sono, infatti, sempre più spesso alla ricerca di specialisti dell’Ict (Information and Communications Technology) ingaggiati per garantire la protezione cibernetica e la sicurezza informatica. Un requisito importante – imprescindibile per chi vuole entrare nell’Aise – è anche la formazione militare ovvero la certificazione di una carriera all’interno delle Forze Armate.

Inutile dire, poi, che chiunque aspiri a diventare un esperto della sicurezza pubblica deve conoscere le lingue straniere (l’inglese, l’arabo e il francese sono le più richieste), deve avere la fedina penale pulita e tenere una condotta morale irreprensibile. La selezione – che mira al reclutamento di risorse dai 18 ai 40 anni – è quanto mai rigida e ad essere premiati sono solo i soggetti più qualificati. Che dimostrano di avere alte competenze tecniche e trasversali. E’ bene ricordare, infatti, che chi aspira a lavorare nel comparto dell’intelligence deve disporre di ottime capacità relazionali (specie quando viene mandato in missione), deve essere in grado di gestire le proprie emozioni e – cosa forse più difficile – disposto a sacrificare la propria sfera privata. La riservatezza delle informazioni di cui dispone deve essere garantita in ogni momento e in ogni circostanza, anche quando torna a casa o quando interrompe il rapporto di collaborazione professionale. La candidatura può essere inviata direttamente online, previa registrazione e compilazione di un apposito form reperibile sui siti delle due agenzie.

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