Lavoro e smart working: cosa cambia nel mondo professionale con il nuovo Dpcm

Come cambia il mondo del lavoro con le nuove norme contro il coronavirus previste dal Dpcm fino al 24 novembre 2020. Più smart working per tutti

Ieri il Premier Conte ha reso noto il nuovo Dpcm con una conferenza stampa tenutosi ad ora di pranzo. Tante le misure presenti nel documento per cercare di evitare un lockdown generalizzato, tentando di contenere il numero dei contagi da coronavirus. Tra incentivi allo smart working e sicurezza dei dipendenti, come cambia il mondo del lavoro con le nuove misure restrittive messe in campo?


Il nuovo Dpcm e le misure restrittive

lavoro

Il nuovo Dpcm è stato presentato dal Premier Conte nella giornata di ieri grazie ad una conferenza stampa. Il documento è ricco di misure che hanno lo scopo di contenere i contagi da coronavirus che nel corso delle settimane sono aumentati a dismisura, arrivando a 21 mila contagi e 128 morti. Il sistema sanitario lancia l’allarme perché se i casi dovessero continuare ad aumentare, la sanità sarà nuovamente in difficoltà come accadde lo scorso marzo. Così, il Governo è intervenuto con un nuovo Dpcm che sarà valido fino il 24 novembre. Ci sono disposizioni da dover rispettare, come: didattica a distanza per le scuole superiori, chiusura dei locali alle 18.00, incentivi allo smart working, chiusura di cinema, teatri, palestre, impianti sciistici, inviti ad uscire solo se strettamente necessario. Anche il mondo del lavoro cambia e deve garantire la sicurezza dei lavoratori.

Lavoro ed incentivi allo smart working

Il nuovo Dpcm prevede delle misure per il mondo del lavoro sia in riferimento al settore pubblico che privato. Il decreto sollecita tutte le realtà lavorative e professionali ad operare attraverso lo smart working, evitando spostamenti e contatti tra i dipendenti. Bisogna garantire percentuali più alte di lavoro agile, soprattutto in quelle realtà professionali più avanzate, che sono effettivamente pronte ed attrezzate per il lavoro da remoto. Non è tutto, in quanto il nuovo documento per limitare i contagi da coronavirus, prevede anche l’incentivo alle ferie ed ai congedi retribuiti, così come altri strumenti della contrattazione collettiva. Nel caso in cui il lo smart working non sia possibile, i luoghi di lavoro devono essere periodicamente sanificati, bisogna garantire il distanziamento tra i dipendenti e l’utilizzo corretto dei dispositivi di sicurezza.

Stop ai convegni di lavoro

Il decreto conferma anche lo stop ai convegni e meeting in presenza. Gli unici consentiti sono proprio quelli che si svolgono a distanza, con l’uso della tecnologia digitale. Le classiche riunioni di lavoro a cui siamo abituati non sono sicure e possono diventare il luogo perfetto per contagiarsi gli uni con gli altri. Discorso diverso per i concorsi pubblici e privati che potranno continuare a svolgersi regolarmente, nel pieno rispetto delle norma sulla sicurezza.

Chiusura dei locali alle 18.00

Confermata fino al 24 novembre la chiusura anticipata dei locali. I servizi di ristorazione, tra cui bar, pub, ristoranti, pasticcerie, gelaterie e tanti altri, dovranno chiudere tassativamente entro le ore 18.00. Il servizio al tavolo è consentito per un massimo di 4 persone sedute allo stesso tavolo, unica eccezione fatta per i conviventi. Nessun limite di orari per i servizi di ristorazione negli alberghi, che saranno disponibili solo agli ospiti delle strutture stesse. Il lavoro per queste realtà professionali non sarà sicuramente facile con le nuove restrizioni in atto. Chiudono anche palestre, impianti sciistici, cinema e teatri.

Gli spostamenti ed il lavoro

Resta valido l’invito a non uscire di casa se non è strettamente necessario. Anche le trasferte di lavoro saranno sostituite con incontri a distanza. Per ora i confini delle Regioni restano aperti, ma se i contagi di coronavirus dovessero continuare a salire, il Governo è pronto a nuove regole più restrittive ad anche ad un nuovo lockdown generalizzato. Si sta cercando in tutti i modi di evitare un nuovo stop del Paese e del lavoro in generale, perché questo significherebbe intaccare ancora di più la fragile economia italiana.