Disoccupazione alta, ma per alcune figure è difficile trovare candidati

Mancanza di lavoro? Disoccupazione alle stelle? Certamente è vero, ma non sempre… infatti secondo il risultato emerso da una elaborazione effettuata dalla CGIA di Mestre, l’associazione degli artigiani e piccole imprese, che si è basata sui dati Excelsior-Ministero del Lavoro, sono molte le aziende che reclamano giovani lavoratori per alcune mansioni particolari e zone d’Italia, e fanno fatica a reclutarli.

Nel 2011 infatti sono stati 45.250 i posti di lavoro per i giovani fino ai 29 anni che le aziende hanno dichiarato di aver lasciato evasi.

 

Ma com’è possibile in questo periodo in cui di grida alla disoccupazione ad altissimi livelli?

Due sono i motivi principali. Una ridotta percentuale di candidati che hanno risposto all’inserzione, pari al 47,6% del totale e l’impreparazione di chi si è presentato al colloquio pari al 52,4%.

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Gli agenti di commercio fanno al governo alcune proposte per lavorare meglio e noi… siamo con loro !

L’agente di commercio è a mio parere uno dei lavori più democratici e meritocratici che esistano. Contano a poco le raccomandazioni, o sei bravo, vendi e fai carriera e denaro… oppure puoi essere anche il figlio dell’amministratore delegato, ma non ce la farai, magari ti metteranno in un ufficio a fare il passacarte.

È certamente uno dei lavori più difficili e “poco garantiti”, per questo motivo moltissime offerte di lavoro per venditori ed agenti rimangono “non popolate” da candidature… chi sceglie questo mestiere ha fiducia nelle sue capacità ed accetta il fatto che non avrà “il fisso”, la tredicesima, la malattia, il giusto orario di lavoro, etc… ma guadagnerà in maniera proporzionale a quanto produce.

Ma è anche un lavoro molto importante per la comunità, crea infatti la giusta concorrenza tra prodotti e servizi per dare al consumatore finale il miglior rapporto qualità/prezzo.

Insomma, non è un mestiere per tutti, e seppure è abbastanza  semplice accedere alla carriera delle vendite (magari iniziando come procacciatore prima di diventare agente di commercio a tutti gli effetti) in pochi vogliono rischiare o sentono di avere le qualità per riuscire a trovarsi di fronte ogni giorno tantissimi clienti, tantissimi “No!” ed a fare centinaia di chilometri spesso a vuoto.

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Liberalizzazioni: cosa cambia per notai, tassisti, farmacisti e benzinai

donazione immobile
Più concorrenza, più spazio ai giovani e prezzi più bassi. È questo, in sostanza, il cuore del decreto liberalizzazioni, il decreto-legge n.1 del 24 gennaio 2012 voluto dal governo Monti per aumentare la concorrenza, la competitività nei settori che producono energia, nei servizi bancari e assicurativi, nel trasporto e nell’ambito della distribuzione dei carburanti, in quello farmaceutico e nei servizi professionali. Liberalizzazione, in sostanza, significa rimuovere vincoli normativi, regolatori, fiscali. Vediamo quali cambiamenti sono previsti per le categorie dei notai, dei benziani, dei taxisti e dei farmacisti.

1500 NOTAI IN PIÙ IN TRE ANNI

Per ila professione di notaio il decreto prevede un incremento della pianta organica per un totale di 1520 posti in più da qui al 2014, da bandire tramite concorso, naturalmente. Attualmente i notai sono 4697, mentre le sedi disponibili sono 5779: questo vuol dire che ci sono circa 1000 posti vacanti. Con il decreto liberalizzazioni si andrebbero a coprire i 1000 posti liberi e a creare 500 nuovi posti. Se oggi, inoltre, i notai possono esercitare all’interno del proprio distretto notarile (all’incirca pari all’area di competenza del tribunale locale), con le nuove disposizioni potrebbero estendere il proprio raggio d’azione all’area del distretto della Corte d’Appello (pari più o meno a quella regionale). “Non abbiamo innalzato barricate”, spiegano dal Consiglio Nazionale del Notariato, “in merito all’aumento delle sedi e dei posti a disposizione, ma facciamo presente che l’aumento della pianta organica dei notai non aiuta il mercato del lavoro e l’economia. Il notaio, infatti, ha tra le sue mansioni quella di elaborare gli atti per il mercato immobiliare, ma se la gente non compra le case, c’è ben poco da spartire”.

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Marco Fattizzo: direttore di Bianco Lavoro

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Introduzione

Scrivo questa pagina per presentarmi, non mi sono infatti mai piaciuti i siti web in cui ci si trova di fronte a delle fredde pagine senza un contatto umano. Scrivo questa mia breve presentazione per dare a Bianco Lavoro un “volto umano” e per permettere agli utenti del sito di avere un rapporto diretto con delle persone e non solo con codici e script. Sono consapevole del fatto che non sarò mai in grado di avere un rapporto diretto con i milioni di visitatori del sito ed utenti registrati, ma mi impegnerò affinché ognuno possa trovare delle risposte in Bianco Lavoro e che tali risposte possano essere di utilità a tutta la comunità.

Curo personalmente il Bianco Lavoro Blog Magazine, gestisco la redazione e scrivo personalmente alcuni articoli e contenuti di approfondimento, leggo tutte le lettere indirizzate alla Posta di Bianco Lavoro (e quando può essere di utilità per tutti rispondo pubblicamente) ed in generale lavoro con l'obiettivo di fare di Bianco Lavoro un sito sempre più vicino alle esigenze degli utenti nei confronti del mondo del lavoro.

Mi presento

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Contratto unico di ingresso e lavoro a termine

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Ebbene lo ammetto, nella prima fase la ministra Elsa Fornero non mi era piaciuta, non mi erano piaciute le lacrime dispensate di fronte alle telecamere quando parlava dei sacrifici dei pensionati, poiché sono convinto che si poteva fare meglio ed essere più equi, non mi è piaciuto lincentivo alle aziende che assumono under 35, poiché pur essendo una norma popolare che va a vantaggio del “lavoro per i giovani” di cui tanto si parla, penalizza i tanti padri di famiglia di 40 e 50 anni che in realtà non dovrebbero essere discriminati a favore dei giovani, anche perchè alzando l’età pensionabile di cui al punto precedente (lacrime…)…

Ora nella fase due finalmente si vede qualcosa di positivo, mi riferisco in particolare a due riforme che sta portando avanti e da vedere in chiave assolutamente positiva: il contratto unico di inserimento (CUI) e le nuove regole per i contratti a tempo. Queste novità vengono recepite da un disegno di legge proposto un anno fa circa da un gruppo di senatori (tra cui Nerozzi ed Ichino) che a loro volta si ispirano alle linee guida studiate dagli economisti Boeri e Garibaldi (autori del sito lavoce.info).

Contratto unico di ingresso

Ad oggi esistono decine di contratti collettivi del lavoro, diversissimi tra loro, ognuno di essi ha una classificazione diversa per la paga, le ferie, la gestione delle malattie, la tredicesima, il periodo di prova e di preavviso, etc… Questo crea una non equità tra lavoratori dei diversi settori, ma anche una spesa eccessiva per la gestione di tutti i contratti.

La riforma prevede un contratto unico di ingresso diviso in due fasi:

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Il tempo per indossare la tuta da lavoro deve essere retribuito

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Indossare la divisa aziendale porta via minuti preziosi. Questo tempo deve rientrare nell’orario di lavoro, quindi deve essere retribuito?Il Tribunale di Genova nella sezione lavoro si è occupato proprio dell’orario di lavoro.

Con la sentenza del 27 settembre 2011 n° 1401 il Tribunale di Genova ha così deciso: il tempo ocorrente per indossare la divisa aziendale deve essere retribuito.

Nella sentenza si legge infatti: rientrano nell’ambito del lavoro effettivo ex art. 6 RDL 692/23 anche i lavori preparatori e complementari che debbano eseguirsi al di fuori dell’orario normale delle aziende.

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Chi si arrende e rinuncia a cercare un lavoro

Bamboccioni? Desiderosi di un lavoro semplice e sicuro? No. Qui siamo solo scoraggiati. Adesso non si parla più di trovare o meno un lavoro. Qui si è smesso proprio di cercarlo.

La crisi c’è ancora e si vede. Il lavoro manca, ma le difficoltà non si fermano solo a questo. Gli uffici statistici Eurostat hanno studiato nel 2010 chi non ha lavoro, ma soprattutto chi ha smesso di cercarlo pur volendo lavorare. Secondo gli ultimi dati del rapporto chiamato “Underemployed and potentially active labour force statistics”, che si riferisce a coloro che non solo non hanno un lavoro, ma che non lo cercano nemmeno, sono 8,25 milioni le persone che non ci credono più. Un numero enorme di persone, in costante crescita, che per motivi familiari o personali o perchè non può essere assunto, si sente scoraggiato pur avendo voglia di lavorare.

Ma la situazione peggiora se si guarda proprio il nostro Paese.

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Regime contribuenti minimi 2012

dichiarazione redditi

Il nuovo anno è iniziato e con lui le prime modifiche per quanto riguarda il regime dei minimi. Con la Manovra Finanziaria del 2011 cambia infatti l’articolo 27, dl n. 98/2011 convertito dalla legge n.111/2011. Dal 1 gennaio 2012 si è modificato il regime dei minimi che veniva applicato a circa 600 mila contribuenti.

Con questa modifica, applicando sul reddito un’imposta sostitutiva di IRPEF del 5% e non del 20%, si ridurrà notevolmente il numero dei lavoratori autonomi che potranno usufruire di questo vantaggio a scapito di coloro che non rientrano nelle condizioni richieste e che dovranno utilizzare un nuovo regime intermedio.

Il nuovo regime fiscale vuole appoggiare l’imprenditoria giovanile, per favorire nuove imprese e chi ha perso il lavoro. Il regime dei minimi sarà applicabile per 5 anni calcolati a partire dall’inizio dell’attività. Non c’è limite di età. Questo periodo di aliquota al 5% può inoltre superare i cinque anni per i giovani, fino al raggiungimento dei 35 anni d’età del contribuente.

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Wwworkers lavorare in proprio grazie ad internet

Altro che bamboccioni. Hanno detto di no al posto fisso da dipendenti per rimboccarsi le maniche e avviare un’attività in proprio. Grazie al Web. Sono i wwworkers (www.wwwokers.it), coloro che hanno scelto internet come vetrina o strumento per la propria professione: si va dai designer agli artigiani, dai consulenti legali ai personal trainer, e persino una famiglia di pastori sardi (i Concas) che grazie al Web ha allargato il proprio mercato e offre la possibilità di adottare pecore a distanza. Ma andiamo con ordine: il sito www.wwworkers.it è stato fondato a gennaio 2010 da Giampaolo Colletti, giovane giornalista esperto in media digitali, per raccogliere oltre 2000 storie di professionisti che hanno avviato attività basandosi sul Web, nonostante la crisi. Progetto che poi è diventato un libro, Wwworkers, edito dal Gruppo24Ore.

“Io stesso”, racconta Giampaolo, “ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato in una multinazionale per seguire la mia passione per le nuove tecnologie e mettermi in proprio. Ho fondato Filandolarete srl che crea e promuove servizi editoriali audiovisivi e realizza video per aziende e trasmissioni tv”. Ma come si decide di passare da un posto fisso ad essere imprenditori di se stessi? “In genere”, prosegue Giampaolo, “non è una scelta avventata: molti ci pensano per diversi anni, prima di lasciare il lavoro precedente. È necessario anche mettere da parte una cifra pari almeno a 10 o 20mila euro per avviare un’attività, oltre a credere molto in se stessi ed essere molto motivati, valutare le nicchie di mercato, avere idee forti che intercettino un determinato settore di pubblico”.

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Unbreakfast: così i professionisti over 40 tornano in gioco

unbreakfast

Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione in Italia, parlano di un tasso dell’8,5%, cifra che sale al 29,2% tra i giovani in ottobre 2011. Se è drammatico per i ragazzi non trovare un impiego, vedersi proporre solamente contratti atipici (quando va bene) oppure di stage, è altrettanto tragico ritrovarsi a 40-50 anni senza un lavoro. Licenziati pur avendo alle spalle una solida professione, tagliati dall’ufficio risorse umane perché “troppo costosi”. Capita anche ai manager e ai professionisti affermati, di rimanere a casa e di doversi reinventare. E per loro, che avevano investito tutto sulla carriera, accettare un licenziamento non è semplice, così come non lo è sentirsi rifiutare perché “troppo competenti”.

Ma deprimersi non serve: quel che occorre è una rete di contatti e la consapevolezza di potersi rimettere in gioco, anche cambiando mestiere, se serve, o comunque uscendo dagli schemi precedenti. UnBreakFast, attiva a Milano dal 2007, è un’associazione volontaristica che ha lo scopo di aiutare i manager d’azienda, “coloro che seguivano e gestivano persone, soldi e processi”, e i quadri, a reinserirsi nel mercato del lavoro. Persone che sono state licenziate in maniera repentina, per tagli aziendali, fusioni o spostamenti all’estero della produzione, che non sanno come affacciarsi di nuovo sul mercato, che magari hanno tentato la strada del libero professionismo senza successo, ma che sono pronti a prendere la rincorsa per farcela di nuovo. L’idea è nata da Chiara Bonomi, ex direttore della Comunicazione per una grande società del software e attualmente, dopo tre anni in una società di media relations, lavora come libera professionista ed è in procinto di aprire una propria azienda.

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Bonus alle aziende che assumono under 35! Ed agli “over”? Chi ci pensa?

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Spesso su Bianco Lavoro abbiamo parlato di “limiti di età” nell’accesso al lavoro e discriminazione su base anagrafica. Dando sempre per scontato che il governa debba impegnarsi per eliminare ogni ostacolo affinché nessun lavoratore, giovane o in età matura che sia, debba essere discriminato.

Molti sono i lavoratori usciti dal mercato del lavoro oltre i 35 o 40 anni, che lamentano il fatto che in molte offerte di lavoro viene richiesto “età massima 35 anni”, quando sappiamo bene che a livello europeo, come anche per la legislazione italiana sarebbe fatto divieto “discriminare” intere fasce di età nell’accesso al lavoro.

Pensavamo che il nuovo governo potesse essere più equo e cercare di risolvere questo problema, invece all’articolo 2 della nuova manovra leggiamo di forti ed importanti bonus per le aziende che assumono “giovani sotto i 35 anni” e “lavoratori di sesso femminile”! In pratica si “legalizza” ed ufficializza questa brutta pratica di cercare “età massima 35 anni” ma anche di discriminare per sesso… sarà ora quindi perfettamente legittimo cercare per le offerte di lavoro donne ed under 35.

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Tasse: gli italiani preferiscono tagli alle spese

In questo periodo l’Italia è sotto accusa da diversi punti di vista e alla popolazione è stato chiesto di dare un parere sull’attuale situazione. A quanto pare secondo un sondaggio effettuato da Confesercenti, la popolazione preferisce i tagli sulle spese generali, piuttosto che l’aumento delle tasse.

Quasi due italiani su tre, desiderano che il Governo si decida a scegliere la riduzione della spesa pubblica, piuttosto che continuare ad aumentare le tasse. Il 29% della popolazione, vede possibili sia tagli che aumenti di tasse per favorire una ripresa economica sostanziale.

In realtà sommando le persone che risultano favorevoli ai tagli della spesa pubblica, ci si accorge che la percentuale delle persone a favore raggiunge il 94%, solamente un 3% della popolazione considera praticabile solo l’avvio dell’aumento delle tasse per tutti.

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Downshifting: intervista a Simone Perotti

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Scalare una marcia, fare un piccolo passo indietro, andare più piano, ma per ammirare meglio il panorama. È questo, in fondo, il senso del downshifting e di chi ne abbraccia la filosofia. Di chi decide, cioè, di rinunciare a una carriera in continua ascesa per dedicarsi ai propri hobby e alle proprie passioni. Come? Riducendo il salario, i ritmi e le ore di lavoro (alcuni addirittura lasciandolo, un impiego) per vivere una vita diversa, fatta di consumi ridotti e un’agenda meno fitta. Magari lavorando meno ma iniziando a coltivare un orto, oppure dedicandosi al fai-da-te e decidendo di riparare da sé la bicicletta o la macchina, o di tornare, per quanto possibile, al baratto.

Il downshifting, diciamolo, riguarda spesso manager e professionisti che scelgono di limitare la propria attività professionale e la propria vita dominata dalle tecnologie per prendersi più tempo per sé o la famiglia. Magari optando per un part time o per il telelavoro, rifiutando promozioni o determinati compiti che porterebbero lustro, certo, ma anche una notevole dose di stress. Oppure decidendo di condividere il lavoro con un collega, o ancora lasciando l’impiego “storico” e solido per dedicarsi ad altro, come ha fatto Simone Perotti, 45 anni, che da manager nel settore della comunicazione a Milano, 4 anni fa ha deciso di lasciare tutto per trasferirsi in riva al mare, in Liguria, per dedicarsi alla scrittura, alla barca a vela, alle sculture in ardesia, legno, sughero, e poi barattando oggetti che non usa più e svolgendo lavori saltuari, come la pulizia delle barche, per mantenersi. Con quanto? 850 euro al mese, assicura. Ma come fa?

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Crisi economica europea: sondaggio sulla percezione dei cittadini

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In queste ultime settimane non si fa altro che parlare della crisi economica europea e di tutti i problemi che toccano le principali nazioni. Si sente parlare di default dell’euro e oltre un terzo dei cittadini europei, attualmente in possesso di un posto di lavoro è preoccupato di perdere l’occupazione.

Dal 2009 a oggi la percentuale di persone preoccupata per il proprio destino lavorativo è in netto aumento. Secondo un autorevole sondaggio delle istituzioni comunitarie, gli abitanti della popolazione europea, hanno la sensazione che l’Euro Zona nel suo complesso ha fatto un passo indietro negli ultimi anni.

Secondo le statistiche, il 71% degli europei è pessimista sulla possibilità che la crisi economica finirà presto, mentre l’87% degli intervistati è convinto che la povertà è aumentata di molto.

Le prospettive degli intervistati sono piuttosto negative, infatti, nessuno pensa di uscire al più presto da questa situazione, nonostante alcune notizie facciano sperare per il meglio.
La popolazione europea attualmente è fiduciosa di avere lavoro per i prossimi due anni, ma per il futuro non si sa come andrà avanti la situazione dell’occupazione in Europa.

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Piattaforma Europea per l’integrazione dei Rom: meeting in corso per garantire: salute, formazione, lavoro ed abitazione.

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In Unione Europea la popolazione Rom rappresenta, con i suoi circa 11milioni di membri, la più grande minoranza etnica ed è molto frequente che tale minoranza subisca discriminazioni e sia oggetto di pregiudizi.

La popolazione Rom rappresenta circa l’1,7% del totale dell’Unione Europea, ma a tirare in alto le percentuali sono principalmente Bulgaria, dove i Rom sono il 10%, Romania (8%) e Ungheria (7%).

In Italia, benché l’argomento Rom sia spesso all’ordine del giorno nei media, la percentuale di presenza Rom è fortemente sotto la media: circa 150.000 persone per una percentuale sulla popolazione totale dello 0,23%.

La Piattaforma Europea per l’integrazione dei Rom è stata creata per supportare le politiche di integrazione messe in atto dagli stati membri. Si è riunita per la prima volta nell’aprile 2009.

Nelle giornate di oggi e domani si sta tenendo un meeting con il preciso intento di orientare e supportare gli Stati membri nell’attuazione delle politiche volte all’integrazione Rom nella società civile, con particolare riferimento a: Salute, formazione, lavoro ed abitazione.

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Anche l’Italia è coinvolta nel progetto delle “mentori” per l’imprenditoria femminile in Unione Europea

Pur avendo tutte le potenzialità per far si che vi sia la reale parità uomo-donna, l’Unione Europea registra un numero di donne che lavorano in maniera autonome che è la metà rispetto agli uomini.

Per questo motivo nasce la rete europea delle “mentori”. Si tratta di 170 donne di successo, imprenditrici o dirigenti d’industria, provenienti da 17 Paesi membri UE.

Il loro compito sarà quello di indirizzare e supportare le giovani imprenditrici europee nella fase iniziale dell’avviamento.

Il lavoro autonomo si concilia con le scelte di vita di una donna molto meglio del lavoro dipendente, dando flessibilità nell’orario di lavoro ed autonomia nelle proprie attivita; questo è il concetto che spinge l’Unione Europea ad investire su questo progetto.

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Produzione industriale italiana in forte calo rispetto al resto dell’Unione Europea

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Nel mese di settembre 2011 rispetto ad agosto 2011, la produzione industriale è diminuita del 2,0% nell’eurozona, ma solo del 1,3% nell’Europa a 27. L’Italia abbassa le medie Europee con un brutto -4,8%

Su base annuale, paragonando il settembre 2011 con il settembre 2010, la produzione industriale è comunque aumentata del 2,2% nella media europea. Ma anche in questo caso per l’Italia niente da festeggiare, andando a registrare una percentuale negativa: -2,2%.

Queste sono le stime ufficiali pubblicate da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

Nel seguente grafico è possibile vedere come comunque la progressiva ripresa, dopo il fondo toccato nel periodo marzo/giugno 2009, stia continuando constante ed in maniera equilabrata in tutta l’Unione Europea, sia nei Paesi che adottano l’euro sia negli altri:

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Disoccupazione: i dati migliorano, ma non per i giovani

L’analisi statistica del primo semestre 2011 sulla disoccupazione in Italia ci segnala una lieve diminuzione e, porta il nostro Paese al pari di altri Stati membri dell’Unione Europea. Per il 2011 Italia, Francia e Germania sono Paesi dove vi è una lieve ripresa dell’occupazione mentre Grecia, Spagna ed Irlanda sembrano ancora sofferenti. I dati sono analizzati da esperti dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) in una nota informativa ‘Occupazione e disoccupazione in Italia e in Europa’ che fa da premessa allo studio ‘Lisbona 2000-2010: rapporto di monitoraggio Isfol sulla Strategia europea per l’occupazione’, pubblicato in questi giorni per la collana ‘I Libri del Fondo sociale europeo’.

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Manovra e “licenziamenti facili”: cosa davvero cambia

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La manovra economico-finanziaria del 2011 ed alcune successive modifiche hanno messo mano anche allo Statuto dei Lavoratori. Nei fatti gli emendamenti votati tra settembre ed ottobre prevedono che gli accordi aziendali o territoriali potranno derogare non solo i contratti nazionali ma anche e sopratutto lo Statuto dei Lavoratori. Sarà molto più facile licenziare perchè sparisce anche la giusta causa ed il reintegro, infatti se nello Statuto dei Lavoratori resisteva, nonostante gli attacchi degli scorsi anni, l’articolo 18, ora nella realtà esso sparisce poiché con le deroghe territoriali o aziendali anche le imprese o ditte che hanno più di 15 dipendenti potranno licenziare senza giusta causa, dunque senza il reintegro previsto dall’articolo 18.

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Risoluzione Europea: più facile l’accesso per Rumeni e Bulgari nel mercato del lavoro

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Buone nuove per i cittadini rumeni e bulgari. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che obbliga gli Stati membri ad accogliere sul proprio mercato di lavoro i cittadini rumeni e bulgari entro il 31 dicembre 2011. Nei fatti è stato rilevato che nel mercato di lavoro degli Stati membri non vi può essere nessun impatto negativo dalla presenza di lavoratori provenienti dall’Est europeo, questo importante dato è dimostrato analizzando i dati di tutti quei Paesi che già da anni accolgono benevolmente i lavoratori provenienti da quei Paesi entrati a far parte dell’UE a partire dal 2004.

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