Salario minimo: gli ultimi interventi del Governo M5S – Lega

Salario minimo, le preoccupazioni della Lega: dubbi e perplessità prima dell'approvazione della proposta del M5S. Le ultime mosse del Governo prima che il disegno di legge arrivi in aula al Senato.

Del salario minimo dei lavoratori impiegati nel territorio italiano si è tanto discusso in questi mesi. Al centro del dibattito, come i ben informati sapranno, la decisione del Governo di trovare un accordo comune in grado di garantire maggiori tutele ai subordinati. In vista dell’imminente discussione in Senato (programmata per la settimana prossima), la Lega ha analizzato meglio la proposta del M5S, avanzando le sue perplessità ma cercando comunque di definire una linea comune con gli alleati alla maggioranza.


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Salario minimo, le preoccupazioni della Lega: dubbi e perplessità prima dell’approvazione della proposta del M5S

Visti gli ultimi sviluppi, ad oggi, è corretto dire che l‘approvazione del salario minimo dipenderà dalla volontà del Movimento 5 Stelle di andare incontro alle richieste della Lega (o viceversa). Il partito rappresentato da Matteo Salvini, lo scorso maggio, aveva fatto leva su tre condizioni, considerati necessari per la presentazione e l’approvazione della proposta sul salario minimo alla Camera. Le richieste avanzate dalla Lega, nello specifico, possono essere riassunti in tre punti cardine, ovvero:

  • limitare l’applicazione di minimi orari di 9 euro lordi l’ora solo a settori e categorie non regolamentate dalla contrattazione collettiva;
  • includere nei 9 euro l’ora gli elementi fissi e variabili della retribuzione;
  • dare maggior peso alla contrattazione territoriale e coinvolgere di più le associazioni di categoria maggiormente rappresentative.

Al Senato, tuttavia, la Lega ha ritirato gli emendamenti presentati anche se, ancora oggi, in merito al salario minimo (così come è stato pensato dal M5S) non ha smesso di palesare le sue perplessità. I timori maggiori sono quelli legati agli effetti negativi che l’introduzione del salario minimo potrebbero avere su piccole imprese, artigiani e commercianti.

Nel settore terziario, infatti, i primi tre livelli hanno minimi retributivi bassi e, dunque, per questi dovrebbe essere fissato un unico minimo retributivo che, come dimostra una ricerca condotta dall’associazione Lavoro e welfare, farebbe alzare il costo del lavoro del 18%. Si tratta di comparti del settore economico – lavorativo già fortemente provati dalla crisi e che, come spesso ci ricordano le notizie di cronaca, a stento riescono a far quadrare i conti dignitosamente. Un aumento del costo del lavoro, dunque, per loro sarebbe insostenibile (oltre che deleterio per l’economia del Paese).

CCNL e salario minimo: i settori più colpiti

L’introduzione di un salario minimo, come sottolineato più volte dal Movimento 5 Stelle, andrebbe a colpire tutti i settori produttivi. Questo vuol dire che, con la sua approvazione, tutti i lavoratori che percepiscono una paga oraria inferiore alla soglia fissata (ovvero 9 euro) vedranno, di conseguenza, crescere la loro retribuzione mensile. Le modifiche coinvolgeranno tutti i Contratti Collettivi Nazionali non “a norma” ma, come gli esperti hanno fatto notare, il CCNL più colpito da questo intervento sarà sicuramente quello metalmeccanico, che ha una categoria di ingresso sotto la soglia minima salariale.

Alzare la retribuzione oraria dei metalmeccanici, allora, finirebbe con lo scatenare una sorta di reazione a catena che coinvolgerebbe inevitabilmente gli altri livelli. Questo meccanismo, come è facile intuire, determinerebbe un aumento del costo complessivo del lavoro. In un momento storico come questo, dove sempre di più sono le aziende produttive che spostano la loro sede all’estero (in quei Paesi dove la pressione fiscale è minore e la manodopera più a basso costo), vale la pena riconoscere un innalzamento del salario minimo quando il rischio è quello di allontanare le grosse aziende?

Salario minimo: il disegno di legge in aula al Senato

Mentre del salario minimo oggi si continua a discutere nei salotti televisivi, sui giornali e tra gli esponenti politici (sia di maggioranza che di opposizione), per avere conferme definitive sulla manovra si dovrà aspettare la discussione alla Camera. Il disegno di legge è stato calendarizzato in aula al Senato tra mercoledì 19 e giovedì 20 giugno. Questi giorni di attesa, pertanto, serviranno a Lega e M5S per definire una linea comune.

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