Sempre meno apprendisti nelle botteghe artigiane

Secondo uno studio condotto dalla Cgia di Mestre, dal 1970 ad oggi, la quota di apprendisti è calata del 43%. Per colpa della crisi e di una politica fiscale che ha penalizzato soprattutto gli artigiani.

Premessa: il contratto di apprendistato è rivolto a giovani tra i 15 e i 29 anni che vogliono acquisire una qualifica professionale. Regola un rapporto nel quale l’azienda si impegna ad addestrare l’apprendista, attraverso fasi di insegnamento pratico e tecnico-professionale tesi ad agevolare il suo inserimento nel mercato del lavoro. Ma come vanno le cose agli apprendisti italiani? Non tanto bene, stando a quanto riferito dalla Cgia di Mestre. Che ha rilevato una flessione importante del loro numero, soprattutto nel settore delle costruzioni e delle attività finanziarie. Senza dimenticare la quota degli apprendisti impiegati nelle botteghe artigiane che, negli ultimi 6 anni, si è quasi dimezzata. Ma procediamo con ordine.


I numeri che certificano il tracollo

La ricognizione della Cgia di Mestre ha preso le mosse da un dato allarmante: dal 1970 al 2015, la percentuale degli apprendisti italiani è calata del 43% passando dalle oltre 721 mila unità alle poco più di 410 mila rilevate l’anno scorso (il numero più basso di sempre). Entrando un po’ più nel dettaglio e restringendo l’arco temporale, si scopre che, dal 2009 al 2016, la platea di lavoratori assunti con contratto di apprendistato si è ristretta del 31%. Le contrazioni più pesanti si sono registrate in Sardegna e nel Molise (-62%), ma anche in Puglia (-50%) e nell’Umbria e in Abruzzo (-45%). Mentre quelle più lievi hanno riguardato il Lazio e la Campania (-21%) e l’Emilia Romagna (-23%). Ragionando per macro-aree, la Cgia ha infatti rilevato che, negli ultimi 6 anni, è stato il Sud a subire la flessione più pesante (-41%), seguito dal Centro (-32%) e dal Nord (-27%) dove esiste l'”oasi felice” di Bolzano che ha fatto registrare un incremento del 4%, in assoluta controtendenza.

Apprendistato

E se vi state chiedendo qual è il settore economico che ha sofferto di più, sappiate che è stato quello delle costruzioni dove la quota di apprendisti, tra il 2009 e il 2015, è crollata del 65%. Ma non è andata bene neanche al settore delle attività finanziarie (-54%), a quello del commercio e delle riparazioni (-34%) e a quello dei trasporti e delle comunicazioni (-33%). Mentre la percentuale di apprendisti impiegati nel settore alberghiero e della ristorazione è rimasta invariata e quella degli apprendisti impegnati nei servizi pubblici, sociali e personali è addirittura cresciuta del 30%.

La situazione nelle botteghe artigiane

E veniamo agli apprendisti che lavorano nelle botteghe artigiane che, stando a quanto rilevato dalla Cgia, sono passati dalle 190 mila unità registrate nel 2009 alle 105 mila del 2015. Una flessione che, tradotta in percentuale, ha fatto segnare un significativo -45%. A subire il colpo più pesante è stato, ancora una volta, il Sud: la quota di apprendisti artigiani è, infatti, scesa del 61%. Seguito dal Centro (-44%) e dal Nord (-38%). Con la Sardegna in testa a tutte le regioni (-75%) a precedere il Molise (-73%) e la Puglia (-68%).  “Al di là della necessità di rilanciare la crescita e conseguentemente anche l’occupazione – ha dichiarato il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo è necessario recuperare la svalutazione culturale che ha subito in questi ultimi decenni il lavoro artigiano“. “Ricordo che nell’ultimo comma dell’articolo 45 della nostra Costituzione – gli ha fatto eco il segretario dell’associazione, Renato Mason – si afferma che la legge deve provvedere alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato. In questi ultimi decenni, invece, questo principio spesso è stato disatteso, in particolar modo dalle norme in materia fiscale che hanno aumentato in maniera sconsiderata il carico fiscale e contributivo sugli artigiani”. E a farne le spese – a quanto pare – sono stati soprattutto gli apprendisti.



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