Stare bene al lavoro: si può?

Impegno, intraprendenza e apertura verso gli altri: sono questi gli ingredienti per trasformare l’ufficio in un posto dove è possibile stare bene con sé e con i colleghi

Alzi la mano chi, al suonare della sveglia, con gli occhi ancora impastati dal sonno, ha mai pensato: “Che bello, un’altra giornata di lavoro!”. Entusiasmarsi all’idea di lasciare il comodo giaciglio per avventurarsi nel caos cittadino che ci condurrà a varcare la soglia di uno stabile in cui (se siamo fortunati) sosteremo per 8 ore intere è una possibilità più che remota. Per non dire impossibile. Eppure andare al lavoro può non essere necessariamente una tortura. Molto dipende, certo, dalla mansione che svolgiamo e dalle persone con cui ci troviamo a collaborare; ma con un pizzico di intraprendenza e di positività, le cose possono prendere il giusto verso. E trasformare l’ufficio, l’azienda o il negozio in un posto dove è possibile stare bene. O addirittura essere felici.


Le tre condizioni per star bene al lavoro

Stando all’opinione degli esperti, per disegnare un sorriso sul volto dei lavoratori (siano essi dipendenti, dirigenti, operai ecc…), occorre che si verifichino tre condizioni. Chi lavora può essere soddisfatto, e dunque felice, solo se raggiunge dei risultati, se si diverte e se percepisce di crescere e di andare avanti. Cerchiamo di approfondire questi concetti: nessun lavoratore può raggiungere la cosiddetta “enjoy zone” (la zona del piacere), se non si sente utile all’azienda. Lavorare tanto e non centrare l’obiettivo spiana la strada alla frustrazione e all’insicurezza, ma se la nostra fatica viene ricompensata con una pacca del capo sulla spalla, l’ufficio può trasformarsi in un eden terrestre. Avere la consapevolezza che, quando andiamo a lavorare, possiamo contribuire concretamente alla crescita dell’azienda è qualcosa che può portarci a “badgiare” il cartellino con una certa smania e trepidazione.

happy-officeIl punto che riguarda la possibilità di divertirsi al lavoro risulta forse più difficile da capire. Ovviamente non si può confondere l’ufficio con un teatro di cabaret dove tutti si sentono legittimati a fare battute e a darsi di gomito, ma per rendere la propria (e l’altrui) vita più facile può bastare veramente poco. Instaurare rapporti cortesi coi colleghi e coi superiori è fondamentale perché lavorare in un ambiente dove il clima è disteso e collaborativo non può che far bene a noi stessi e all’azienda. E se in ufficio si ha la fortuna di incontrare persone con cui si ha voglia di prendere anche un aperitivo fuori, il gioco è fatto. Senza rinunciare mai alla professionalità (che deve essere garantita in ogni momento), collaborare con persone con cui si ha anche un’intesa umana potrà fare la differenza. E trasformare il posto di lavoro in un luogo accogliente e gradevole dove è possibile scambiare due chiacchiere, farsi qualche risata e progettare qualcosa di divertente. Senza mai – lo ripetiamo – trascurare il lavoro.

E veniamo al terzo punto, quello che riguarda la possibilità di crescere. Un lavoratore felice e soddisfatto è un lavoratore che sente di imparare sempre cose nuove ed è sottoposto a continui stimoli. In pratica, si tratta di abbandonare la cosiddetta “comfort zone” e di spezzare la monotonia del proprio lavoro che può condurre all’apatia e alla frustrazione. Cimentarsi in qualcosa di completamente nuovo ed ambire a raggiungere risultati considerati fino a quel momento inavvicinabili potrebbe azionare, invece, un meccanismo virtuoso importante. Che può portarci a rintracciare nell’azienda una fabbrica di ghiotte opportunità professionali ed economiche. Avere la percezione che, con il giusto impegno e la competenza necessaria, si potranno profilare scenari nuovi e gratificanti non ci farà più entrare in ufficio con la faccia tirata.

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