Stress, organizzazione e multitasking: tre miti da sfatare

Nel lavoro, come nella vita, ci sono tanti falsi miti da sfatare. Facciamolo insieme, con l'aiuto di alcuni esperti che hanno preso parte ai prestigiosi TED talks

Se da domani andassimo in giro a professare la bontà dello stress, ci prenderebbero sicuramente per matti ricordandoci che lo stress provoca un generale stato di agitazione che può portare l’organismo a collassare. Eppure sostenere che lo stress non è solo un nemico da combattere non è affatto insensato, come ha spiegato una psicologa statunitense – più accredita e competente di noi – in un discorso pronunciato, qualche anno fa, in occasione dei TED talks. E non è che l’inizio perché di miti da sfatare, in ambito lavorativo, ce ne sono tanti. Non ci credete? Date un’occhiata a quanto segue.


Lo stress può essere un amico

Era il 2013 quando la giovane psicologa della salute, Kelly McGonigal, conquistò la platea dei TED Global riunitasi ad Edimburgo con un discorso che riabilitava e, in parte, nobilitava lo stress. Quello che la studiosa cercò di spiegare ai presenti fu che lo stress non deve essere necessariamente associato a qualcosa di dannoso e negativo perché, stando a quanto accertato da alcuni studi scientifici, innesca reazioni che possono aiutarci a fare meglio. “Quando cambiate idea sullo stress – affermò la McGonigal – potete cambiare la reazione del vostro corpo allo stress”. A partire dall’ossitocina (un ormone rilasciato nei momenti di stress) che rende più socievoli, empatici e disponibili a supportare gli altri.

Non solo: “L’ossitocina è un antinfiammatorio naturale – aggiunse la psicologa – aiuta i vasi sanguigni a rimanere rilassati durante lo stress e aiuta a rigenerare alcune cellule cardiache”. E c’è di più: i tipici sintomi che accompagnano un episodio di stress come il cuore che pompa, la forte sudorazione ed il respiro corto non devono essere necessariamente letti come campanelli di allarme perché sono gli stessi che si manifestano quando il corpo si prepara ad affrontare una sfida che può generare gioia e denota sicuramente coraggio. “Il modo in cui pensate e agite può trasformare il vostro modo di sperimentare lo stress – fu la conclusione di Kelly McGonigal – Se scegliete di vedere la reazione allo stress come qualcosa di utile, create la biologia del coraggio e quando scegliete di connettervi con altre persone sotto stress, create capacità di recupero”.

Organizzazione e chiarezza non fanno sempre bene

Fu un vero e proprio atto d’accusa quello che, nel 2015, il consulente francese, Yves Morieux, scagliò contro le imprese ossessionate dai miti della chiarezza, dell’organizzazione e della responsabilità. “Le idee chiave dell’efficienza – affermò al cospetto della platea – sono diventate controproduttive per gli esseri umani”. “Se ci pensate, facciamo più attenzione a sapere chi incolpare, quando le cose vanno male, che a creare le condizioni per il successo. Tutta l’intelligenza umana è impegnata in progetti organizzativi, ma a cosa servono? – chiese Morieux – A trovare il colpevole, in caso di fallimento. Secondo il consulente aziendale, le imprese che si strutturano in uffici e dipartimenti che tentano di organizzare tutto adottano una strategia sbagliata. “Le nostre aziende sprecano intelligenza umana – rimarcò Morieux – Dobbiamo rimuovere gli intermediari, gli uffici e tutte le complicate strutture di coordinamento e creare delle organizzazioni nelle quali all’individuo conviene collaborare”. “Invece della chiarezza – fu la provocatoria conclusione dell’esperto – proviamo la confusione”.

Quanto è veramente efficace il multitasking?

Al TED Global del 2012, fu il porgettista italiano, Paolo Cardini, a cantare fuori dal coro intonando il suo personale inno al “monotasking”. “Come insegnante – spiegò – spingo i miei studenti a volare attraverso un processo di progettazione molto creativo e multitasking, ma quanto è efficace, in effetti, il multitasking?”. “Quando è stata l’ultima volta che avete apprezzato solo la voce del vostro amico?”, fu la domanda che Cardini rivolse al pubbico al quale propose un paio di (improbabili) progetti, concepiti per andare all’essenza della loro funzione.

“So che può sembrare strano parlare di ‘mono’ quando il numero di possibilità è così enorme – concluse il designer italiano – ma voglio spingervi a considerare l’opzione di concentrarvi solo su un compito o magari di spegnere del tutto i vostri sensi digitali. Trovate il vostro spazio monotasking all’interno di un mondo multitasking”. Un chiaro invito a prestare la dovuta attenzione a chi ci sta accanto e a rimanere concentrati su quello che, troppo spesso, facciamo distrattamente, distreggiandoci, come acrobati, tra pensieri e attività che ci allontanano dall’essenza delle cose. E dal rispetto che si deve destinare ad ogni singolo incontro.

L’importanza di mettere tutto in discussione

I tre discorsi pronunciati in occasione dei TED Global dimostrano che non tutto quello che viene diffusamente detto o creduto è necessariamnete vero. Impariamo a mettere in discussione i dogmi che ci hanno trasmesso, anche quando siamo al lavoro, e sperimentiamo sulla nostra pelle la loro effettiva veridicità. Non si tratta di confutare per forza tesi e teorie accreditate nel tempo, ma di comprendere che al cambiamento di certe condizioni potrebbe corrispondere il cambiamento di certi meccanismi di funzionamento. Uscire dal seminato è possibile, a patto che lo si faccia con metodo e correttezza, puntando sulla leale collaborazione e sullo sfruttamento delle proprie e delle altrui potenzialità.

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