Chi lavora in proprio paga i contributi INPS in modo diverso a seconda dell’attività. Artigiani e commercianti sono iscritti a gestioni con un contributo minimo fisso, dovuto anche con redditi bassi, più una percentuale sul reddito che supera una soglia. I liberi professionisti senza una cassa propria versano alla Gestione separata una percentuale del reddito, senza minimo fisso.
I professionisti iscritti a un ordine con una cassa previdenziale (avvocati, commercialisti, ingegneri e altri) seguono invece le regole della propria cassa. Capire in quale gestione si ricade è il primo passo per stimare quanto costerà davvero l’attività, perché i contributi sono spesso la voce più pesante dopo le tasse.
In breve
- Artigiani e commercianti pagano un minimo fisso anche in perdita, più il 24% o il 24,48% sul reddito eccedente.
- I professionisti senza cassa versano alla Gestione separata il 26,07% del reddito, senza minimo.
- Gli iscritti agli ordini hanno la loro cassa previdenziale.
- Nel regime forfettario artigiani e commercianti possono chiedere una riduzione del 35%.
- Importi e aliquote cambiano ogni anno con le circolari INPS: vanno sempre ricontrollati.
Quale gestione ti riguarda
La gestione non si sceglie: dipende dal tipo di attività, che si indica con il codice ATECO all’apertura della partita IVA. Se stai muovendo i primi passi, la nostra guida all’apertura della partita IVA spiega l’intera procedura.
| Gestione | Chi ci rientra | Come si calcola | Minimo fisso |
|---|---|---|---|
| Artigiani | Chi svolge un’attività artigiana, iscritto all’albo delle imprese artigiane | Contributo fisso sul reddito minimale, più una percentuale sul reddito eccedente | Sì |
| Commercianti | Chi svolge attività commerciali, di intermediazione, turismo e alcuni servizi | Come per gli artigiani, con un’aliquota leggermente più alta | Sì |
| Gestione separata | Liberi professionisti senza cassa propria, collaboratori coordinati | Percentuale sul reddito effettivo | No |
| Casse professionali | Professionisti iscritti a un ordine con cassa (avvocati, ingegneri, commercialisti…) | Regole stabilite da ciascuna cassa | Dipende dalla cassa |
Artigiani e commercianti: minimo fisso e percentuale
La logica è in due parti. Esiste un reddito minimale su cui si paga comunque un contributo fisso, anche se l’attività guadagna meno o è in perdita. Sulla parte di reddito che supera il minimale si paga una percentuale, fino a un tetto massimo detto massimale. Questi i valori fissati dall’INPS con la circolare n. 14 del 2026:
Oltre i 56.224 euro di reddito l’aliquota sale di un punto, al 25% per gli artigiani e al 25,48% per i commercianti. Il massimale oltre il quale non si pagano più contributi è di 93.707 euro per chi era già iscritto prima del 1996 e di 122.295 euro per tutti gli altri, secondo la sintesi della circolare INPS.
I pagamenti si fanno con il modello F24. Il contributo fisso si versa in quattro rate, di norma a maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo. La parte in percentuale si paga invece a saldo e in acconto, insieme alle imposte sui redditi.
Gestione separata: una percentuale sul reddito
I liberi professionisti che non hanno una cassa propria (molti consulenti, formatori, coach, grafici, sviluppatori) versano alla Gestione separata. Qui non c’è un contributo minimo obbligatorio: si paga una percentuale sul reddito effettivo.
Per i professionisti senza altra copertura previdenziale l’aliquota complessiva è del 26,07%: 25% per la pensione più quote per maternità, malattia e l’indennità ISCRO. Chi è già pensionato o iscritto a un’altra forma di previdenza obbligatoria, per esempio perché è anche dipendente, paga il 24%, come riportato nella sintesi della circolare INPS n. 8 del 2026.
Anche qui esiste un minimale, lo stesso di 18.808 euro, ma ha un ruolo diverso: non obbliga a pagare di più, serve solo a stabilire quanti mesi di contribuzione vengono accreditati. Se il reddito annuo è più basso, l’anno vale ai fini della pensione per meno di dodici mesi, come spiega questa guida alla Gestione separata.
Un esempio di calcolo
Prendiamo tre persone con lo stesso reddito d’impresa o professionale di 30.000 euro in regime ordinario, con i valori del 2026.
| Chi | Calcolo | Contributi annui |
|---|---|---|
| Artigiano | 4.521,36 € fissi + 24% su 11.192 € eccedenti | circa 7.207 € |
| Commerciante | 4.611,64 € fissi + 24,48% su 11.192 € eccedenti | circa 7.351 € |
| Professionista in Gestione separata | 26,07% su 30.000 € | circa 7.821 € |
Con redditi alti le differenze si riducono. Con redditi bassi, invece, il minimo fisso pesa molto: un artigiano che guadagna 8.000 euro paga comunque il contributo fisso pieno, mentre un professionista in Gestione separata con lo stesso reddito paga solo la percentuale, ma accumula meno mesi di contribuzione. I contributi obbligatori sono comunque deducibili dal reddito ai fini IRPEF: riducono le tasse da pagare.
Attenzione
Il contributo fisso di artigiani e commercianti si paga anche in perdita. Chi apre un’attività con ricavi incerti deve metterlo in conto fin dal primo anno: nel primo anno di iscrizione il minimale si riproporziona ai mesi di attività effettiva, ma dall’anno successivo è dovuto per intero.
Prima di aprire, fai una stima dei contributi insieme a un commercialista e inseriscila nel calcolo dell’investimento iniziale per aprire un’attività: è una cifra che incide sulla sostenibilità dell’intero progetto.
Regime forfettario e agevolazioni
Nel regime forfettario la base su cui si calcolano i contributi non è il reddito effettivo, ma il reddito determinato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per la propria attività. I regimi fiscali a confronto sono spiegati nella nostra guida su partita IVA e regimi fiscali.
Artigiani e commercianti in forfettario possono chiedere una riduzione del 35% dei contributi, come ricorda questa sintesi sui contributi 2026. È una scelta da ponderare: si paga meno oggi, ma si accredita meno ai fini della pensione. La riduzione non si applica alla Gestione separata.
La legge di bilancio 2025 ha poi previsto una riduzione del 50% per 36 mesi, ma solo per chi si è iscritto per la prima volta nel 2025 alle gestioni artigiani e commercianti, come spiegato dall’INPS. Chi apre oggi deve verificare se esistono misure analoghe per il proprio anno di avvio.
Casi particolari da conoscere
- Dipendenti con partita IVA: chi ha già un lavoro dipendente può trovarsi in situazioni diverse a seconda del tipo di attività; ne parliamo nell’articolo sulla partita IVA da dipendente.
- Ditte individuali: il titolare di una ditta artigiana o commerciale si iscrive alla gestione corrispondente; costi e adempimenti sono nella guida alla ditta individuale.
- Soci di società: i soci che lavorano nell’impresa in modo abituale e prevalente possono dover versare i contributi come artigiani o commercianti.
- Familiari collaboratori: coniugi e parenti che lavorano nell’impresa di famiglia hanno una posizione contributiva propria.
Per chi sta valutando di mettersi in proprio e vuole un quadro completo di costi, adempimenti e forme giuridiche, su creaimpresa.it trovi una guida su come fare un business plan con un esempio pratico, dove i contributi entrano nel piano economico dei primi anni.
Domande frequenti
I contributi INPS si pagano anche se non guadagno?
Dipende dalla gestione. Artigiani e commercianti pagano il contributo fisso sul minimale anche con redditi bassi o in perdita. In Gestione separata, invece, si paga solo in percentuale sul reddito: se il reddito è zero, non ci sono contributi.
Quanto si paga di contributi con la partita IVA in forfettario?
Si applicano le stesse aliquote della propria gestione, ma sul reddito calcolato con il coefficiente di redditività. Artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35%, che però abbassa anche la contribuzione accreditata.
Quando si pagano i contributi INPS?
Artigiani e commercianti versano il contributo fisso in quattro rate trimestrali con F24. La parte in percentuale, e i contributi della Gestione separata, si pagano a saldo e in acconto insieme alle imposte sui redditi.
I contributi INPS sono deducibili?
Sì, i contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, quindi riducono le imposte da pagare.
Dove trovo gli importi aggiornati?
L’INPS pubblica ogni anno, di solito all’inizio dell’anno, una circolare per artigiani e commercianti e una per la Gestione separata con minimali, massimali e aliquote.
Stai pensando di metterti in proprio?
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