Accettare un lavoro sottopagato “per fare esperienza”. Vale la pena?

Una di quelle domande per le quali si sarebbe disposti a pagare per avere una risposta. Ma perché mai accettare un lavoro sottopagato?

Non dovrebbe esistere ma esiste. Quindi aldilà di ogni giudizio morale o considerazione teorica, come comportarsi? Non esiste una risposta univoca né adatta a tutti o rappresentativa di ogni situazione; pertanto una delle strade possibili da percorrere è quella di tirar fuori qualche elemento di riflessione per individuare il percorso più adatto alle proprie esigenze. Il quadro è il seguente: appena laureati, magari con uno stage alle spalle oppure già più avanti nell’età ma in un settore nuovo. È giusto accettare un lavoro sottopagato per fare esperienza o arricchire il cv? Ecco i pro e i contro da prendere in considerazione.


Accettare un lavoro sottopagato: vantaggi e svantaggi

lavoro sottopagato

La regola che in generale sarebbe corretto seguire è quella secondo la quale non “si prende quello che c’è”, assolutamente no. È chiaro parliamo di condizioni in cui si può scegliere, in cui il neo laureato può decidere di aprirsi a mille strade, anche quella dell’esperienza all’estero, in cui ci si augura non si sia al punto di non poter mangiare se non si accetta “quel” lavoro. Ma se avete necessità di fare esperienza o costruire un degno portfolio da esibire con il cv, ci sono alcuni aspetti da considerare e che possono spingere anche ad accettare un lavoro sottopagato.

Svantaggi

Non si deve accettare un lavoro sottopagato:

  1. Se viene considerato un investimento: ne rimarreste delusi. Non bisogna cadere nell’illusione che dandosi anima e corpo e lavorando dieci ore al giorno il sacrificio verrà riconosciuto e lo stipendio raddoppiato. E non per mancanza di sensibilità ma per pura logica: perché pagare il doppio per qualcosa che già così è perfetta? Certo è fisiologico chiedere un aumento ma se pensate o cercate il lavoro della vostra vita, non accettate che sia sottopagato.
  2. Se smorza l’entusiasmo e vi fa sentire depressi: sapete già che il lavoro sarà sottopagato, in più è completamente distante dal vostro percorso di studi appena terminato o non vi offre alcun tipo di vantaggio alternativo (un team brillante con cui fare network, vitto e alloggio in strutture alberghiere di bellissimi paradisi tropicali) e per finire sapete già che vi isolerà dal resto del mondo perché impone i turni di notte. Non accettate.
  3. Se vi allontana dall’obiettivo: accettare un lavoro sottopagato può andar bene nel breve-medio periodo se fa parte di un progetto più ampio e apre la prospettiva ad una condizione più stabile. Se vi fa fare realmente esperienza, se “vi serve”. Se invece è fine a se stesso, non vi arricchisce (né fuori né dentro), non vi apre a nuove opportunità e vi allontana dai vostri obiettivi meglio cercare altrove.

Vantaggi

Si può accettare un lavoro sottopagato:

  1. Se lascia aperta la porta al compromesso: massima attenzione però, purché sottopagato non sia sinonimo di sfruttamento (che è un malcostume condannabile e da cui fuggire a gambe levate). Ma se siete un freelance e il vostro committente vi offre serietà e continuità lavorativa (e la prospettiva di un progetto più ampio), anche se sapete che il vostro lavoro vale nove potete accettare il compromesso del valore sei. Questo perché oggi tutti hanno subito una destabilizzazione e le nuove dinamiche non possono essere spiegate né comprese se si utilizzano i parametri del passato. Se però il “capo” vi offre due salutatelo con un gran sorriso.
  2. Per fare gavetta: è un classico ma ha un suo perché. Se si è freschi di laurea o privi di esperienza documentabile in un determinato settore, bisogna mettere l’accento sulle proprie capacità: l’unico obiettivo al momento è quello di dimostrare cosa sapete fare ma soprattutto avere “le prove” da inserire nel vostro portfolio o da mostrare quando cercherete un nuovo posto di lavoro. Un piccolo consiglio: le prove non s’inventano. Chi ha esperienza lavorativa non mostra solo competenze tecniche ma anche un modo inequivocabile di parlare, di porsi nei rapporti interpersonali e commerciali, di affinare le qualità personali giuste per farsi apprezzare sul lavoro.
  3. Per perseguire un sogno: magari il vostro sogno è quello di aprire un negozietto tutto vostro o di diventare fotografa e vi serve assolutamente pratica ed esperienza in quel determinato settore. Potete accettare il lavoro sottopagato senza sentirvi svalutati. In questo caso è solo il ponte che vi porterà alla realizzazione del vostro desiderio.

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Commenti

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  • Pierpaolo Lorenzo 5 anni

    Quant’è vero quello che c’è scritto… Diplomato in informatica, con spiccate doti artistiche e fotografiche. Mi sono ritrovato qualche anno fa a lavorare lontano da casa per 250 euro al mese. Ho resistito quasi 6 mesi, ma senza alcun bagliore di crescita.
    L’anno successivo e quello dopo, mi sono dato alla pulizia di giardini, una cosa che assolutamente non mi piace fare. Risultato? 200 euro al mese. Solo per fare numero.
    E ancora, stagista nella grande distribuzione per 500 euro.
    Ho fatto tante cose diverse, sottopagato, senza contributi, senza speranze, praticamente solo per tenermi occupato. Com’è andata a finire?
    Che mi sono iscritto all’università all’alba dei 30 anni, sperando che una professione nobile come l’infermiere mi dia quella stabilità che cerco. Di sicuro ho scoperto una nuova passione.
    Il mio consiglio a chiunque legga queste parole è: NON ACCETTATE LAVORO SOTTOPAGATO A PRESCINDERE. Non vi forma. Non vi soddisfa. Serve solo ad avere manodopera quasi-gratis, a tutto vantaggio del datore. Cominciate a pretendere, anche davanti alla necessità personale. Dietro un compenso basso, c’è sempre qualcuno che ci guadagna, ricordatevelo! La “gavetta”, il “curriculum” e la “esperienza” sono ormai dei cliché che vi mettono in testa solo per potervi sfruttare.
    Immaginate di essere all’entrata di un lunghissimo tunnel, buio. Chi vuole sfruttarvi, vi dirà di camminare in quel buio perché alla fine troverete la luce. Ma fidatevi: percorrendo quella strada, buia, fatta di sacrifici, impegno e tanta sofferenza, c’è solo il guadagno di chi vi sta ingannando.

  • Diego Coatto 5 anni

    decisamente il sig Patrussi ha tutte le ragioni, e poi a oggi l’importante avere un occupazione
    visto che si è molto a rischio e arrivati ad una certa età nessuno ti prende Ho un anno in più del sig. Patrussi

  • Patrussi Giovanni 5 anni

    Ciao da Giovanni Chef di Arezzo .Anni 56 .
    Mi farebbe piacere che chi lavora ed è responsabile delle risorse umane , prima di tutto sapesse con cosa e con chi spesso si trova a contatto.
    Quando ho iniziato a lavorare nell’ormai lontano 1973 , non solo non si veniva malpagati , ma si lavorava per imparare un mestiere .
    Sicuramente i tempi sono cambiati , ma spesso mi arrivano stagisti, o addirittura ragazzi che dopo 5 anni , ed essere appena usciti da un istituto alberghiero , non sanno nemmeno sbucciare una patata .
    Mi chiedo come fa un’azienda ad investire su di essi , quando la scuola , non è riuscita a formarli ?. Anzi se cerco di capire il perché , nella maggior parte dei casi , mi viene risposto che non hanno potuto imparare nulla perché a scuola l’istituto non aveva i mezzi per poter acquistare la materia prima per fare esperienza .
    Poi , sicuramente ci sono aziende che abusano di determinate situazioni , ma credetemi in moltissimi casi ( non per colpa dei neo impiegati ) ma per colpa di un sistema sbagliato la spesa per il nuovo impiegato non viene reintegrata dal datore di lavoro . <>