Al lavoro subito dopo il parto: Michelle Hunziker e le altre

Ha destato un certo scalpore in questi giorni la notizia del rientro al lavoro della showgirl Michelle Hunziker dopo solo quattro giorni dal parto. In molti hanno parlato di un messaggio sbagliato lanciato dalla presentatrice ed il rischio di creare cattivi modelli, ribadendo l’importanza della legislazione a tutela e sostegno della maternità.


Ma partiamo dal fatto che la Hunziker, stando a quanto lei stessa dice, non può essere presa come un modello: “Esco di casa verso le 17.30, arrivo in redazione alle 18, vedo servizi e notizie della giornata, vado al doppiaggio, poi in sala trucco, infine in onda. Prima di uscire di casa do la poppata alla bimba, poi come tantissime mamme mi tiro il latte e il biberon verso le otto glielo dà Tomaso, o Aurora, o la tata. Rientro verso le nove e mezza o le dieci, pronta per la nuova poppata. Questo è tutto”.

 

Già, questo è tutto. Perché stiamo parlando di una showgirl e non di una normalissima donna che lavora otto ore al giorno e che ha tutto il diritto di godersi la sua maternità, così come garantito dalla legislazione a riguardo. Il “modello Michelle” non corrisponde alla realtà che la gran parte delle neomamme si trova ad affrontare. Tornare dietro il bancone di Striscia la Notizia per la Hunziker è sì impegnativo, ma è anche un divertimento ed è probabilmente proprio questo che l’ha spinta a tornarci a pochissimi giorni di distanza dal parto.

Per la maggioranza delle mamme lavoratrici questo non è possibile, come la Hunziker stessa sostiene: conciliare lavoro e famiglia non è per niente semplice, soprattutto nel nostro Paese dove le politiche sociali ancora non fanno molto per aiutare chi ha un figlio. In Italia la normativa cardine in materia è rappresentata dalla legge 8 marzo 2000, n. 53 che, oltre a introdurre i congedi parentali, favorendo un maggior coinvolgimento dei padri nella cura dei figli, ha focalizzato l’attenzione delle regioni e degli enti locali sull’importanza di riorganizzare i tempi delle città ed ha promosso, tramite l’art. 9, la sperimentazione di azioni positive per la conciliazione sul luogo di lavoro, sensibilizzando in tal senso aziende e parti sociali. È un primo passo, perché ancora tutte queste misure devono essere messe in campo e diventare una realtà diffusa.

Dunque, per la maggior parte delle donne in procinto di diventare mamme, sarà piuttosto difficile prendere a modello la scelta di Michelle Hunziker. Non perché non sia giusta, anzi, i nostri migliori auguri ma, semplicemente, perché non sempre tale scelta si rivela fattibile al di fuori del cosiddetto star system.

 

Michele Hunziker non è di certo l’unico caso da indicare, anzi, questo fenomeno sta vivendo una grande espansione. La sua scelta è stata appoggiata dalla collega dello show-business Belen Rodriguez. Altro caso recente fuori dall’Italia è rappresentato dalla star hollywoodiana Halle Berry che (mentre era ancora in dolce attesa) annunciava il suo immediato ritorno al lavoro dopo il parto. Non tanto tempo fa fuori dallo spettacolo la CEO di Yahoo Marissa Mayer ha ripreso a lavorare solo due settimane dopo aver dato alla luce suo bambino. Non mancano poi esempi dal campo della politica: in Italia le ex ministre  Maria Stella Gelmini, Stefania Prestigiacomo o Giovanna Melandri, l’ex ministro della giustizia francese Rachida Dati e l’ex ministro della difesa spagnola Carme Chacon e la politica spagnola Soraya Sáenz de Santamaría.

In ogni caso molte mamme criticano questo comportamento, ma per tante altre rappresenta un modello da prendere come ispirazione.

E voi cosa ne pensate?



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Commenti

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  • sissi 7 anni

    Come sa ogni donna che ha avuto la fortuna di diventare mamma, la scelta della show girl NON PUÒ essere presa ad esempio nella vita di una donna “normale” che vive una quotidianità ben diversa da quella dei vari personaggi dello spettacolo.
    Molto probabilmente una donna che rientrasse al lavoro dopo così poco tempo dal parto, finirebbe col perdere tutta quella che è la sua vita reale (salute personale, salute mentale, compagno figli e quantaltro, LAVORO COMPRESO!), al contrario delle showgirl che perderebbero il posto e la testa a non rientrare subito al lavoro.
    Perciò non si può criticare una donna che sceglie in base alla propria realtà di vita di tornare subito a lavoro e nel contempo non si può prendere come esempio in quanto materialmente irrealizzabile per la maggior parte di noi.
    Ciascuno è diverso dagli altri, imparare a vivere nella PROPRIA pelle e nelle proprie scarpe sarebbe un buon inizio per accettare la propria vita e realtà e non criticare le scelte altrui a priori.
    E poi smettiamola con questa sciocchezza che la maternità non è una malattia, ognuno ha il diritto di vivere come sa e di proteggere i propri figli come riesce, fin dal grembo materno!è una malattia

  • mammamia 7 anni

    Più che chiedere a noi cosa ne pensiamo, la domanda andrebbe rivolta ai bambini di queste signore e nostri. Sembra che il congedo di maternità sia un privilegio o una necessità della madre, in realtà il bambino appena venuto al mondo, e appena all’inizio della sua vita (i primi 9 mesi si chiamano esogestazione, ovvero una specie di continuazione della gravidanza al di fuori del grembo materno) ha un bisogno assoluto e vitale del contatto costante con la propria madre, del latte materno a richiesta, della suzione al seno, della voce, dell’odore della mamma… Questo per un suo sano sviluppo, per la sua salute. E’ biologia, è fisiologia. Ed è anche legge, tant’è che il congedo di maternità di 5 mesi a cavallo del parto è obbligatorio.

    Noi possiamo scegliere quel che vogliamo, come mamme… ma non dimentichiamo che i nostri bambini non possono scegliere, possono solo subire le nostre decisioni.
    E’ pur vero che spesso le nostre sono scelte forzate, compresa quella di una Hunziker che sarebbe stata facilmente sostituita se avesse tirato troppo la corda… (in TV o ti vedi di continuo, o sparisci per sempre…); ma a quel punto entrano in gioco le priorità di ognuna.
    Sinceramente trovo abbastanza inaccettabile il ridicolo balletto di motivazioni addotte: All’inizio era la volontà di dimostrare che il parto non è una malattia e che si può tornare tranquillamente al lavoro dopo 3 giorni, poi, vista la scarsa popolarità ottenuta da questa versione, la patetica marcia indietro parlando di “divertimento” e di “sole” 4-5 ore di distacco (a me sembrerebbero un’enormità anche se servissero per andare a guadagnarmi il pane, figurarsi per andare a divertirmi!).