Il lavoro precario rende meno stabili emotivamente. I risultati di una ricerca

Essere sottoposti a lavoro precario per più di quattro anni, influisce negativamente sulla stabilità emotiva dei lavoratori, tollerando meno lo stress

L’occupazione professionale è un aspetto della vita molto importante. Cosa succede se abbiamo a che fare con un lavoro precario? Secondo una recente ricerca, lavorare in maniera precaria per più di quattro anni, rende le persone meno stabili emotivamente, poco ben disposte e meno coscienziose. Vediamo di cosa si tratta.


Gli effetti del lavoro precario sulle persone

Lavorare è davvero importante, in quanto permette di sentirsi realizzati, di mettere al servizio di altri le proprie conoscenze e competenze, sentendosi parte di un progetto comune. Ovviamente avere un’attività professionale permette anche di guadagnare e vivere una vita dignitosa. Oggi è sempre più difficile trovare un lavoro che ci soddisfi, in grado di mettere in risalto le nostre potenzialità. Non è tutto, in quanto è complesso anche trovare un lavoro stabile, continuo e duraturo, in grado di darci delle garanzie a lungo termine. Insomma, il posto di lavoro fisso, che ha caratterizzato le vecchie generazioni non esiste più, o comunque è stato sopraffatto da altre tipologie di contratti ed attività professionali. Sono tanti i giovani e meno giovani che si trovano a dover accettare professioni precarie, limitate ad un determinato periodo di tempo, senza sicurezze sul futuro.

Secondo recenti studi scientifici, il lavoro precario influisce negativamente sulla personalità e la stabilità emotiva della gente. Non avere sicurezze professionali, non consente di fare dei progetti a lungo termine, portando il soggetto ad essere meno coscienzioso, poco ben disposto ed a tollerare meno lo stress.

I risultati della ricerca sugli effetti del lavoro precario

Una ricerca effettuata dalla Rmit University’s School of Management e pubblicata sul Journal of Applied Psychology ci offre interessanti delucidazioni sugli effetti del lavoro precario sulla gente. Secondo gli studi, le persone esposte a lavoro saltuario per più di 4 anni, sono portate a diventare meno stabili emotivamente, sviluppando un senso di insoddisfazione, un atteggiamento meno coscienzioso e poco ben disposto. Inoltre, una situazione del genere porta i soggetti in questione a tollerare meno le situazioni di stress. Generalmente, come spiega Lena Wang, la co-autrice dello studio in questione, si tende a pensare che un lavoro precario possa aumentare la produttività, in quanto i lavoratori tendono ad impegnarsi maggiormente per mantenere il loro posto di lavoro. In realtà non è proprio così che vanno le cose.

Il lavoro saltuario rende meno produttivi

Gli studi hanno notato come, i soggetti esposti per lungo tempo al lavoro precario, privo delle basilari sicurezze, tendono a diventare meno produttivi, cercando di costruire delle relazioni di lavoro meno forti e durature. Questi soggetti si sentono poco motivati e tutelati, in fondo hanno da perdere poco, solamente un posto di lavoro discontinuo e limitato nel tempo. Tutto questo, a lungo temine può compromettere la produttività e le performance lavorative, a discapito dell’azienda stessa.

Come è stata effettuata la ricerca

Lo studio sugli effetti del lavoro precario sulla popolazione, è stato condotto in Australia, tramite un’indagine sulle famiglie, sul reddito e sul lavoro stesso, il tutto in relazione alle risposte relative alla sicurezza lavorativa e le varie personalità di 1.046 dipendenti. Il periodo di osservazione preso in considerazione è stato di 9 anni. In questo studio, i ricercatori hanno applicato un modello di personalità conosciuto come Big Five, che include cinque importanti tratti, ossia: la stabilità emotiva, la gradevolezza, la coscienziosità, l’estroversione e l’apertura. Ebbene, la ricerca ha dimostrato come l’esposizione ad incertezza ed insicurezza lavorativa per lungo tempo, influisce in maniera negativa sui primi tre tratti di personalità, cioè la stabilità emotiva, la gradevolezza e la coscienziosità.

Si tratta di caratteri coinvolti nel raggiungimento di importanti obiettivi professionali. Cade una convinzione comune. Non è vero che il lavoro precario aumenta la produttività, anzi è la causa di un suo progressivo declino nel tempo.



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