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Il Programma GOL: una svolta per le politiche attive del lavoro



Il Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) rappresenta una delle riforme cardine previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), pensata per affrontare le debolezze strutturali del mercato del lavoro italiano. Il suo obiettivo principale consiste nel migliorare l’occupabilità, favorire l’inserimento e il reinserimento lavorativo dei soggetti più fragili, e rafforzare il sistema delle politiche attive.

Con 4,4 miliardi di euro stanziati fino al 2025, GOL mira a superare la frammentazione territoriale dei servizi per l’impiego, migliorando l’accesso e la qualità dei servizi attraverso un approccio personalizzato e integrato.

I cinque percorsi di intervento del Gol

Uno degli elementi distintivi di GOL è l’adozione di cinque percorsi personalizzati, scelti in base alle competenze e alla distanza dei beneficiari dal mercato del lavoro:

  1. Reinserimento lavorativo: destinato a persone disoccupate da poco tempo o che hanno competenze maggiormente spendibili sul mercato del lavoro, con l’obiettivo di facilitare il reinserimento diretto nel mondo del lavoro. Pertanto, un soggetto appena disoccupato, che possiede esperienze e un buon curriculum, può ricevere supporto dai servizi di accompagnamento al lavoro per aggiornare il CV e partecipare a incontri con aziende che cercano profili simili.
  2. Aggiornamento (upskilling): consiste in una formazione breve per lo sviluppo di competenze più spendibili nel mercato del lavoro. È quindi destinato a soggetti occupabili, ma che necessitano di un aggiornamento delle competenze per essere più competitivi nel mercato del lavoro(es. Corso di excel avanzato, corso di lingua straniera, ecc..).
  3. Riqualificazione (reskilling): prevede una formazione più intensiva per chi ha competenze obsoleteo necessita di un percorso formativo più profondo per cambiare professione (es. corso di O.S.S.)
  4. Lavoro e inclusione: per soggetti in condizioni di fragilità o vulnerabilità sociale (es. disabili, beneficiari Reddito di Cittadinanza, migranti, ex detenuti).Tale percorso mira all’ inserimento graduale nel mondo del lavoro con supporto personalizzato e integrazione sociale.
  5. Ricollocazione collettiva: riguarda gruppi di lavoratori coinvolti in crisi aziendalie licenziamenti collettivi per facilitare la transizione verso nuove opportunità lavorative. Un esempio reale riguarda un’ azienda veneta i cui dipendenti sono stati indirizzati verso un’analisi delle competenze, formazione mirata, e forme di collaborazioni con altre aziende territoriali, per facilitare l’inserimento lavorativo dei dipendenti formati.

Questa segmentazione consente un intervento più mirato ed efficace, in quanto cerca di rispondere ai reali bisogni dei lavoratori.

Risultati quantitativi positivi, ma restano criticità qualitative

Al 31 Gennaio 2025, quasi 2 milioni di persone sono state prese in carico dal Programma, con un tasso di crescita significativo.

Il Programma Gol ha comportato importanti vantaggi per i lavoratori, offrendo una formazione e corsi gratuiti per rafforzare le competenze o per promuovere l’aggiornamento professionale, un valido supporto all’inserimento lavorativo attraverso attività di orientamento individuale con tutor dedicati e di accompagnamento attivo nella ricerca di lavoro, anche con simulazioni di colloqui, possibilità di inclusione sociale grazie a percorsi personalizzati per specifiche esigenze.Tuttavia anche le aziende hanno beneficiato dei risultati di Gol, attraverso l’accesso a personale qualificato, e di conseguenza la riduzione dei costi di formazione, sgravi fiscali, soprattutto per l’assunzione di categorie svantaggiate. Inoltre i datori hanno la possibilità di collaborare con enti di formazione in modo tale da ottenere personale che risponda maggiormente a bisogni aziendali.

Tuttavia, solo il 44,7% ha avuto accesso ad almeno una politica attiva effettivamente proposta o avviata: la mancanza di distinzione tra presa in carico e attività realmente attuate rende i dati parzialmente fuorvianti. Inoltre, la difficoltà di registrazione da parte degli enti privati accreditati contribuisce all’incompletezza delle informazioni.

Il nodo delle disuguaglianze regionali

Una delle maggiori criticità è rappresentata dai divari territoriali. Regioni come Sicilia e Molise risultano fortemente indietro rispetto a regioni del Nord come Emilia-Romagna o Friuli-Venezia Giulia, sia per numero di presi in carico che per percentuale di attività avviate. Le ragioni di questo squilibrio sono molteplici: scarsa dotazione infrastrutturale, ritardi nelle assunzioni di personale nei centri per l’impiego, mancanza di una piattaforma informativa nazionale unica e, in generale, una governance ancora troppo frammentata.

Il ruolo della formazione continua e dei Fondi Interprofessionali

Il Programma GOL prevede anche il coinvolgimento dei Fondi Interprofessionali per sostenere la formazione continua. Tuttavia, questo ruolo appare ancora marginale e poco strutturato. Il Piano Nuove Competenze, previsto dal PNRR, dovrebbe rafforzare questo aspetto, ma l’assenza di un approccio sistemico e strutturale alla formazione continua, soprattutto per i lavoratori occupati, limita il potenziale innovativo della riforma.

Inclusione e coesione sociale: un obiettivo ancora lontano

GOL si propone come strumento per favorire la coesione territoriale e sociale, ma nei fatti le misure adottate sembrano più orientate a soddisfare target quantitativi imposti dall’UE che a rispondere alle reali esigenze locali. Le regioni con meno capacità amministrativa o meno sviluppate economicamente risultano penalizzate, ampliando il rischio che le disuguaglianze si aggravino invece di ridursi.

Conclusioni e prospettive future

Il Programma GOL rappresenta un passo avanti verso un sistema di politiche attive più moderno, inclusivo e integrato che ha ormai raggiunto circa il 65% del target finale di 3 milioni di beneficiari previsto entro il 2025.

Per espanderne gli effetti positivi, c’è stato un potenziamento del Gol, che verte su diversi aspetti:

  • Ampliamento della platea dei beneficiari, includendo nuove categorie come i percettori dell’assegno di inclusione;
  • Innovazione dei percorsi formativi con l’introduzione di formazione “on the job” come tirocini e formazione interna;
  • Rimodulazione delle risorse a causa di un utilizzo limitato delle risorse disponibili;
  • Sperimentazioni territoriali per apportare modifiche a livello nazionale, se valutate positivamente.

Tuttavia permangono ancora delle sfide da affrontare: è fondamentale migliorare la capacità di spesa delle regioni e raggiungere gli obiettivi prefissati; garantire maggiore uniformità territoriale ed integrazione tra il settore pubblico e privato per avvicinare la domanda all’offerta di lavoro; adottare un sistema di monitoraggio continuo per ottenere una valutazione costante degli interventi per apportare eventuali correttivi e garantire il successo del programma.

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