In Toscana arriva l’infermiere di famiglia

Ad elaborare le linee guida è il Collegio Ipasvi di Firenze che vorrebbe introdurre la figura dell’infermiere a domicilio

Gli assetti che regolano l’Asl della zona centrale della Toscana? Per qualcuno, dovrebbero essere riorganizzati, partendo dall’introduzione di una nuova figura professionale: quella dell‘infermiere di famiglia e di comunità. Ad elaborarne le linee guida sono alcuni rappresentanti del Collegio Ipasvi di Firenze che puntano all’implementazione delle competenze extraospedaliere di cui tale figura dovrebbe disporre per prendersi cura dei pazienti, al di fuori dei nosocomi. A salutare con grande favore la proposta è stato il sindacato di categoria Nursind: “Questa è una figura che chiedevamo da anni – ha dichiarato il segretario provinciale di Firenze, Giampaolo Giannoni – Siamo convinti che le cure territoriali debbano essere incrementate”. Ma in cosa consisterebbe esattamente il lavoro dell’infermiere di famiglia?


infermiere

Come accennato, la riorganizzazione dell’Asl Toscana Centro (che comprende le province di Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli) è ancora in fase di progettazione e nulla è stato, dunque, per il momento definito. Ciò nonostante, stando a quanto trapelato, l’infermiere di famiglia dovrebbe curare i pazienti a casa. Il vantaggio? Gli assistiti non sarebbero più costretti a recarsi nelle strutture sanitarie pubbliche (salvo nei casi strettamente necessari) e potrebbero ricevere l’assistenza di cui necessitano a domicilio. Scendendo un po’ più sul tecnico: “L’infermiere di famiglia – hanno spiegato dal Collegio Ipasvi di Firenze – è quel professionista sanitario che opera nel territorio e che ha la responsabilità di assistere e prendersi cura della persona. Sviluppa obiettivi di salute agendo sui corretti stili di vita, lavorando sui percorsi clinico-assistenziali in collaborazione e continuità con gli ospedali e le residenze assistenziali, in regime di dipendenza o di libero professionista”.

“Questa nuova figura del nurse – ha aggiunto Cinzia Beligni, collaboratrice del Collegio Ipasvi di Firenze – migliora l’assistenza ai pazienti che potranno contare su un infermiere di riferimento. Il professionista, dal canto suo, cura la persona nella sua globalità, indipendentemente dalla condizione di patologia che può anche non essere presente. Opera sul bisogno rilevato adattando metodi adeguati alla soddisfazione dello stesso, con un’attività valutata attraverso indicatori specifici proposti a livello regionale”. Ma non si pensi che l’infermiere di famiglia potrà agire in completa autonomia. Anzi: dovrà operare in stretta collaborazione con i medici di famiglia e/o con gli specialisti che hanno avuto in cura i pazienti in ospedale.

In attesa che le linee guida vengano definite, il Nursind (sindacato delle professioni infermieristiche) – che ha salutato con favore la proposta di introdurre la nuova figura dell’infermiere di famiglia – ha auspicato una ridefinizione delle norme che regolano i carichi di lavoro, le mansioni e il piano delle assunzioni del personale infermieristico della zona. Stando ai calcoli fatti dal sindacato, infatti, nell’area compresa tra Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli mancherebbero più di 300 infermieri all’appello. E la carenza di personale costringerebbe gli addetti a fare turni massacranti. “La nostra speranza – ha commentato il segretario Nursind della provincia di Firenze, Giampaolo Giannoni – è che la riorganizzazione sia in grado di correggere le storture come quella della cosiddetta ‘pronta disponibilità’ per cui un infermiere deve essere sempre reperibile, anche in quei reparti dove questo non è previsto. Oppure ancora – ha continuato – che venga rispettata la normativa e ci sia uno stacco di undici ore da un turno all’altro, a differenza di quello che accade oggi”. Di più: “Per avere sicurezza e qualità – ha concluso Giannoni – il rapporto tra malati e infermieri dovrebbe essere di 6 a 1. Al momento, siamo invece, in media, ad un rapporto di 11/12 pazienti per un solo infermiere”.