Italiani rassegnati a lavori poco gratificanti, ma disposti a trasferirsi all’estero per un futuro migliore

Se trovare un lavoro è diventata un’impresa, ottenerne uno adeguato al proprio livello di studi e di aspirazioni sembra ormai una chimera. Una convinzione diffusa tra gli italiani, soprattutto tra i più giovani, che ritengono che la formazione accademica sia di gran lunga sottovalutata rispetto al livello di esperienza, per quanto riguarda l’ottenimento di un’occupazione. E si dicono costretti ad accettare anche lavori temporanei e poco gratificanti, pur di non rimanere disoccupati.


Sono solo alcuni dei dati interessanti che emergono dall’ultima indagine condotta dal Randstad Workmonitor, l’osservatorio della nota agenzia per il lavoro italiana. Lo studio è stato condotto su un campione di lavoratori dipendenti, in 32 Paesi del mondo.

Per quanto concerne l’Italia, in particolare, il quadro che si delinea è di profonda instabilità. Non solo lavori dequalificanti e malpagati ma anche a breve termine, accettati giocoforza ma con la speranza che possano contribuire al raggiungimento di un traguardo più soddisfacente e sicuro.

Ansia e preoccupazione serpeggiano anche tra coloro che hanno un impiego più duraturo: il 73% di loro infatti confessa il proprio timore di non riuscire a mantenere il posto di lavoro e quasi la metà dei lavoratori dipendenti ammette di essere disposto a cedere parte dello stipendio in cambio di qualche garanzia in più sulla stabilità della propria posizione lavorativa.

Nella preoccupazione di essere licenziati da un momento all’altro, più della metà dei giovani (il 55%) dichiarano senza ombra di dubbio che, nel caso in cui rimanessero disoccupati, sarebbero disposti a rivolgersi ad una agenzia specializzata per la ricerca di un nuovo lavoro. Una consapevolezza che va confermata, considerando il ruolo cruciale delle agenzie di reclutamento in qualità di fornitrici di servizi per l’impiego, datrici di lavoro e intermediarie, nonché protagoniste attive in attività di formazione, ricollocazione e outplacement. Ma non solo. Il problema messo in evidenza, anche in occasione di questa indagine statistica, risiede nella difficoltà di incontro tra domanda e offerta sul mercato del lavoro in Italia. Il dato paradossale infatti è che vi sono migliaia di posti di lavoro vacanti che non riescono a trovare i giusti interlocutori, soprattutto a causa di errori nella comunicazione e nella ricerca.

Ma la speranza in un futuro migliore è sempre viva nonché tra le priorità dei giovani italiani coinvolti nel sondaggio. Ben il 65% infatti afferma di essere ben disposto a trasferirsi all’estero pur di trovare un posto di lavoro che possa garantire sussistenza e stabilità da un punto di vista economico nonché soddisfazione e gratificazione da un punto di vista di integrazione sociale e di crescita personale.

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Commenti

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  • Roberta 7 anni

    Sul fatto di emigrare per trovare lavoro ho alcune considerazioni da fare: per espatriare bisogna innanzitutto conoscere la lingua, ma soprattutto bisogna avere delle conoscenze che vivono del Paese dove si desidera andare. Inoltre se si hanno problemi familiari non credo proprio che sia una buona pensata il fatto di espatriare per cercare lavoro. Personalmente credo che, se una persona è libera da impegni familiari allora può anche pensare di espatriare per lavoro, altrimenti tale consiglio è del tutto inutile.

    • Elisa 7 anni

      Condivido in pieno il tuo pensiero Roberta..

  • paol 7 anni

    ma quando a dover emigrare non sono i giovani ma i cinquantenni il discorso diventa un filo più complicato