Medico ospedaliero, responsabile solo al 50% anche se la colpa è sua. La sentenza di Cassazione

Una nuova pronuncia della Corte di Cassazione apporta un orientamento innovativo sulla responsabilità del personale medico ospedaliero.

In ambito medico, e di responsabilità del professionista, la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 28987/2019 ha apportato alcuni interessanti chiarimenti. Per i giudici della Suprema Corte, infatti, se il medico operatore è responsabile, anche in via esclusiva, di un pregiudizio determinato sul paziente di un ospedale, comunque la responsabilità deve essere ripartita al 50% sul medico,  e al 50% sulla struttura.


Per la struttura ospedaliera, l’unica opportunità  per ottenere una deresponsabilizzazione è quella di poter dimostrare che il pregiudizio sofferto dal paziente sia stato derivato da una condotta del medico grave e senza scuse, imprevedibile e in grado di rappresentare una profonda deviazione dal piano di tutela della salute condiviso nella struttura stessa.

La responsabilità di medico e ospedale

responsabilità medico

La pronuncia della Corte di Cassazione richiama subito alla memoria l’art. 1228 c.c., il cui principio di base afferma che il debitore che nell’adempiere le proprie obbligazioni si avvale dell’attività di terze parti, risponde anche dei fatti di questi ultimi compiuti con dolo o con colpa.

La ragione che conduce la legge a imputare alla struttura anche l’illecito dei terzi è legata al fatto che l’ospedale è libero di scegliere come procedere ad adempiere agli obblighi di cura in favore dei propri pazienti, secondo la disciplina della responsabilità del rischio di impresa.

La Corte, di fatti, precisa che se la struttura si avvale della cooperazione di utilità, ovvero di persone professioniste in ambito sanitario, si trova a dover rispondere dei danni che costoro hanno determinato, trovando dunque questo onere la sua ratio nel rischio che è connaturato all’uso della collaborazione di terzi nell’adempiere alle proprie obbligazioni.

Il risarcimento

Quindi, prosegue ancora la Suprema Corte, il risarcimento dovrà essere ripartito equamente e in misura paritaria tra il medio e la struttura ospedaliera, in applicazione di quanto previsto dagli artt. 1298 e 2055 c.c.

C’è però un’opportunità, a disposizione della struttura ospedaliera, per potersi mettere la riparo dalle responsabilità e, dunque, per potersi ritenere esclusa dalla necessità di rimborsare il 50% del danno.

Tale strada di deresponsabilizzazione consiste nel dimostrare non solamente la responsabilità esclusiva del medico, quanto anche che il danno al paziente sia derivato da una condotta del medico che è improntata a una grave, non scusabile, imprevedibile e improbabile deviazione dal piano condiviso di protezione e di tutela della salute. Ovvero, da un comportamento del sanitario che sia del tutto contrastante rispetto al programma che avrebbe dovuto seguire nel prestare il proprio servizio.

Occorre tuttavia precisare, ad onor del vero, che è molto difficile che le strutture riescano a dimostrare una simile evenienza. In giudizio, infatti, è estremamente arduo per la struttura ospedaliera fornire quelle dimostrazioni che permettono una propria piena esclusione delle responsabilità paritarie.

Si tratta, in verità, di una sentenza che potrebbe cambiare notevolmente lo spirito delle interpretazioni nelle analisi delle responsabilità del medico e della struttura. I precedenti giudizi di legittimità e di merito, infatti, avevano sostanzialmente affermato che la struttura potesse esentarsi dalle responsabilità semplicemente dimostrando la colpa esclusiva del medico.

Ora, però, la Cassazione afferma che tutto ciò non basta. L’ospedale dovrà infatti dimostrare non solamente la responsabilità esclusiva del medico, quanto anche che il medico ha mantenuto un comportamento che sia del tutto “dissonante” in relazione al programma di prestazione ordinaria dei servizi di “spedalità”, come sopra abbiamo avuto modo di riportare in brevità.

È insomma probabile che questo nuovo principio dettato dalla Corte di Cassazione possa avere degli impatti e delle influenze sulle strutture sanitarie, sui medici e sulle coperture assicurative di entrambe le parti in causa. Vedremo, nei prossimi mesi, se effettivamente sarà così, o se sorgeranno nuovi giudizi di legittimità che contrasteranno con tale orientamento.

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