Con l’avvio delle procedure previdenziali per il 2026, si conferma il quadro normativo per Opzione Donna. La misura, prorogata dalla Legge di Bilancio, permette l’uscita anticipata rispetto ai requisiti di vecchiaia (67 anni), ma impone una scelta finanziaria irreversibile: l’accettazione del ricalcolo interamente contributivo della pensione.
È fondamentale fare chiarezza: non si tratta di una “tassa” o di un taglio arbitrario, ma dell’applicazione di un metodo di calcolo diverso (basato sui contributi versati e non sulle ultime retribuzioni) che penalizza chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.
📌 Il meccanismo tecnico:
Chi accede a Opzione Donna rinuncia alla quota “Retributiva” (generalmente più vantaggiosa) maturata fino al 31 dicembre 1995 (o 2011 per chi aveva 18 anni di contributi). Tutto l’assegno viene ricalcolato come se l’intera carriera fosse sotto il regime Contributivo.
1. La stima reale della riduzione (“Il Taglio”)
Non esiste una percentuale fissa uguale per tutti. La riduzione dell’assegno dipende dalla storia lavorativa personale e dall’età. Le simulazioni elaborate dagli esperti previdenziali indicano una forbice media:
- Riduzione del 15-20%: Per chi ha una carriera iniziata tardi o con periodi discontinui (dove la quota retributiva pesava già poco).
- Riduzione del 25-30%: Per chi ha carriere lunghe e stipendi alti negli ultimi anni (lavoratrici del pubblico impiego o con scatti di anzianità importanti), che perderebbero il vantaggio del sistema retributivo.
2. Chi può accedere nel 2026? (Le Categorie)
Oltre all’aspetto economico, va ricordato che l’accesso non è universale. La normativa limita la possibilità di domanda esclusivamente a tre categorie di lavoratrici che si trovano in condizioni di svantaggio:
- Caregiver: Chi assiste da almeno 6 mesi un coniuge o parente di primo grado convivente con handicap grave.
- Invalide Civili: Lavoratrici con una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta pari o superiore al 74%.
- Disoccupate o dipendenti di aziende in crisi: Lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo un tavolo di confronto presso il Ministero.
Il requisito anagrafico base rimane fissato a 61 anni (con 35 anni di contributi), con uno sconto di un anno per ogni figlio fino a un massimo di due anni (scendendo quindi potenzialmente a 59 anni).
3. Le alternative: APE Sociale e Isopensione
Prima di accettare il ricalcolo contributivo, è bene valutare se si possiedono i requisiti per misure che non comportano tagli permanenti all’assegno. Ad esempio, l’APE Sociale (se prorogata e rifinanziata) accompagna alla pensione senza ricalcoli, pur avendo un tetto massimo di erogazione.
Per le dipendenti di aziende più grandi (sopra i 15 dipendenti), esiste anche la via dell’Isopensione, che permette di uscire fino a 7 anni prima con oneri a carico dell’azienda, senza perdere nulla sul calcolo finale.
Conclusioni
Opzione Donna rimane una “scialuppa di salvataggio” importante per chi ha necessità urgenti di lasciare il lavoro e rientra nelle categorie tutelate. Tuttavia, il prezzo da pagare in termini di assegno mensile è strutturale e perpetuo. Il consiglio è tassativo: richiedere l’estratto conto certificativo all’INPS o a un patronato per una simulazione esatta “al centesimo” prima di presentare le dimissioni.
