Piccole e medie imprese: i vantaggi del commercio con la Cina


Nell’ultimo decennio in particolare, la parola d’ordine a livello commerciale è “globalizzazione”.

Nell’insieme, valutando tutti gli aspetti sia negativi sia positivi la bilancia pende verso il positivo anche per i rapporti commerciali, anche se, in tutta onestà va detto che a risentirne maggiormente sono i mercati locali.

La Cina è considerata un paese in via di sviluppo, una teoria piuttosto ingenua e semplicistica, infatti, essa è avanti di parecchio rispetto alla comunità Europea.

Le leggi semplici, il costo della manovalanza molto più esiguo rispetto al nostro rende la Cina un paese molto avanzato, soprattutto nel settore della tecnologia.

Molte piccole medie imprese da qualche tempo ormai, intrattengono rapporti commerciali con l’oriente e avendo sperimentato e assodato la correttezza e la disciplina di questo popolo, hanno iniziato a trasferire fisicamente le loro sedi produttive in Cina.

Naturalmente la prima essenziale necessità è un servizio di traduzione di alto profilo.

Superati gli ostacoli burocratici, è necessario intrattenere rapporti di contrattazione o trattative che dir si voglia. I Cinesi sono un popolo che amano la correttezza, la calma e l’educazione, molto spesso la nostra lingua, complessa nella sua sintassi, offre spunti per equivoci apparentemente banali ma che possono compromettere i rapporti.

Ciò implica che dei buoni servizi di traduzione sono basilari ed è opportuno scegliere un traduttore, o un servizio di traduzioni, madrelingua Cinese che conosce bene usi e costumi dei manager con cui ci si relaziona.

Acquisito questo vantaggio fondamentale, il resto diventa semplice, la Cina è affascinata dal Made in Italy e quindi è ben disposta ad aprirsi al nostro mercato.

In cambio offre leggi strutturate in maniera tale da non perdersi in inutili iter burocratici, spazi enormi dove installare le proprie aziende e soprattutto mano d’opera e materie prime basso costo, tutti questi elementi sono a vantaggio delle piccole medie imprese.

Superato lo scoglio psicologico del trasferimento, in buona sostanza c’è solo da guadagnarci.

Sicuramente serve un periodo di adattamento, più rivolto al modo di fare dei Cinesi, ma ciò si supera con il supporto di un capace traduttore che conosce bene entrambe le culture.



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Commenti

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  • Fabio 8 anni

    Salve sono Fabio di Firenze, e voglio dire la mia dicendo questo: se il globalizzazione deve portarci alla crisi del mercato italiano, e di conseguenza alla rovina del popolo, io non sono d’accordo!
    Punto di domanda la Germania le ha chiuse tutte quelle ditte come in Italia? Poi non per essere razzisti… buoni o brutti, noi siamo italiani, mentre i cinesi non sono così socievoli con noi, vedono questo paese come un posto o cosa da sfruttare.Concludo, quando in un paese si perdono le richiesta di forza lavoro, servizi, potere d’acquisto, e ovvio che il paese e destinato a impoverirsi sempre di più, fino che un giorno arriva quello che non oso pensare, e tutto questo grazie a chi se ne approfittato ignobilmente contro i più deboli e quelli costretti a sfruttare per non soccombere le proprie attività che ancora oggi vacillano, per causa di tasse eccessive, ingiuste, leggi, e scelte di politiche sbagliate, ecc.Il made in Italy 100% deve ritornare vittoriosa  no costruita 99% made in China, per poi poter mettere 1% del prodotto finito e marchiarlo per inganno made in Italy.