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Come funziona il bonus Natale



Con il decreto 113/2024 e successivamente con quello che prende il numero di 167/2024, il governo ha previsto il cosiddetto bonus Natale, un versamento di 100 euro da erogare una sola volta assieme alla tredicesima o lo stipendio di dicembre 2024. Con il secondo decreto, l’ex bonus befana anticipato alle festività natalizie, l’esecutivo ha ampliato la platea che potrà beneficiare della misura. Si tratta di circa 4, 5 milioni di lavoratori. Il lavoratore dovrà fare richiesta specifica, ma per farla avrà bisogno di rientrare in determinati requisiti.

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Bonus Natale: quali sono i requisiti

Il bonus Natale è erogabile ai lavoratori dipendenti, anche se part-time, a domicilio o a tempo determinato, ammesso che il loro reddito non superi una certa soglia, stabilita in 28000 euro annui, e che abbiano almeno un figlio a carico. Quest’ultimo per essere definito tale non deve guadagnare più di 2840,51 euro all’anno, oppure non più di 4000 se ha meno di 24 anni. Vi è poi il parametro della cosiddetta “capienza d’imposta”, vale a dire il fatto che il reddito prodotto dal lavoratore deve necessariamente generare un’imposta lorda superiore alle detrazioni per il lavoro dipendente. C’è poi da considerare il divieto di cumulo all’interno di un nucleo familiare. Quindi un solo lavoratore per famiglia potrà farne richiesta, ammesso che in quest’ultima vi sia più di una persona rientrante nei parametri suddetti. Il bonus Natale è totalmente esente da tasse.

Come richiedere il bonus Natale

Il lavoratore che vuole fare richiesta del bonus Natale, è tenuto a fornire al datore di lavoro i suoi dati anagrafici ed il codice fiscale del figlio a carico (un parametro necessario per fare richiesta). La cifra verrà erogata nella tredicesima di dicembre, oppure nello stipendio se il contratto non prevede la prima. Un’altra precisazione da fare è che i 100 euro (netti), non sono una cifra fissa. Questo importo non può essere superato, ma può però ridursi. Infatti per calcolare la cifra esatta spettante al lavoratore dipendente che rientra nei requisiti atti a richiedere il bonus Natale, vanno considerati i giorni lavorati nell’anno. Per fare un esempio secco e più che mai chiaro. Un lavoratore che è stato disoccupato per un certo periodo, o uno che è entrato in aspettativa non retribuita, potrebbe facilmente trovarsi una cifra minore, in quanto l’importo è calcolato sui giorni lavorativi che hanno generato reddito.

Se durante l’anno si è stati titolari di più contratti, sarà l’ultimo datore di lavoro a doversi far carico dell’erogazione del bonus Natale ( datore di lavoro al quale poi verrà rimborsato dallo Stato). Stante questa doverosa precisazione, va detto che si tratta comunque di un aiuto concreto che va ad intervenire soprattutto dove la situazione è più grave. Infatti per un lavoratore titolare di un contratto da 1600-2000 euro al mese, cento euro fanno ovviamente comunque comodo ma si tratta di una cifra non determinante. Per chi invece guadagna 500-700 euro al mese è invece qualcosa di molto più concreto.

Conviene mentire?

Come avviene ogni volta che lo Stato prevede un qualsiasi bonus attivabile su richiesta, nasce il problema delle false dichiarazioni. Ovvero, visto che il modulo lo compila il richiedente, quest’ultimo potrebbe anche mentire per cercare di ottenere qualcosa a lui non dovuto. Detto che è chiaramente meglio non cercare di ingannare il sistema, tecnicamente parlando, si può incorrere in due tipi di problemi: il primo e più grave è che, in caso di dichiarazioni mendaci, si potrebbe anche incorrere in un problema penale. Il secondo, più leggero ma molto più certo, è quello che attiene al fatto che il governo ha semplicemente previsto dei sistemi di controllo anche molto veloci. Se dal punto di vista penale il rischio è meno probabile perché una dichiarazione potrebbe semplicemente essere sbagliata in buona fede e sarebbe quindi impossibile dimostrare il dolo (cioè, la volontà di ingannare), vi è però da dire che per quanto riguarda la seconda ipotesi, il lavoratore potrebbe trovarsi ad ottenere i 100 euro a dicembre per poi doveri restituire a gennaio. Quindi, dato anche che la cifra non è certo cosi considerevole da presupporre un rischio, non appare per niente una bella idea, anche tralasciando le questioni etiche (che comunque chiaramente ci sono e sono cogenti), impegnarsi in una dichiarazione fasulla per poi vedersi tolti i soldi il mese immediatamente successivo a quello in cui li si è ottenuti.

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