Come conciliare famiglia e lavoro: 5 consigli alle donne per stare meglio

E chi lo ha detto che mettere su famiglia significa rinunciare al lavoro? Le donne possono tranquillamente agire su più fronti, ma hanno bisogno di una mano

Spieghiamolo subito: non esiste una ricetta in grado di risolvere la vita a qualcuno. Ogni consiglio, suggerimento od orientamento vanno presi nella giusta misura, adattandoli agli stili di vita e ai convincimenti che si sono definiti e rafforzati col tempo. Portare a termine una giornata diventa un’impresa sempre più titanica, specie per certe donne che devono barcamenarsi tra il ruolo di compagna, mamma e lavoratrice. Non temete: non intendiamo scrivere l’ennesimo articolo, di stampo femminista, volto a denunciare il gap tra i due sessi; ma tentare semmai di fornire qualche consiglio pratico a chi fatica a trovare la giusta equilibratura nella conciliazione famiglia-lavoro. E si ritrova spesso a dover rinunciare a una parte importante della propria gratificazione personale.


mammatuttofareC’è chi le ha definite “mamme acrobate” ovvero donne che devono quotidianamente fare i “salti mortali” per far sì che tutto fili liscio. Mamme e mogli con un carico di responsabilità enorme, che molto spesso non possono contare sulla collaborazione di altre persone o su una rete di sostegno in grado di “alleggerirle”. Cosa fare quando tutto sembra sfuggire di mano? Quando gli impegni e le preoccupazioni di casa non sembrano lasciare spazio ad altro? Le donne devono davvero scegliere tra la famiglia e il lavoro? O possono essere apprezzate come professioniste, senza rinunciare alla loro dimensione familiare? Ogni scelta va ovviamente rispettata, ma chi protende a pensare che una donna dovrebbe realizzarsi anche fuori dalle mura domestiche deve prepararsi per bene ed in tempo. E realizzare che la via della conciliazione famiglia-lavoro è lastricata di ostacoli ed imprevisti. Ma non è, per questo, impraticabile. Per rendere il percorso meno impervio, ci si potrà rifare a dei semplici consigli. Che – lo ripetiamo – non salveranno la vita a nessuna, ma potrebbero aiutare ad analizzare il quadro con più attenzione e lucidità

1/ Valutare la propria situazione e porsi obiettivi raggiungibili. C’è chi sostiene che non esiste vetta che non possa essere raggiunta. E che il conseguimento di un risultato (qualunque esso sia) dipenda esclusivamente dalla volontà di centrarlo. A noi pare che non sempre sia così: le situazioni vanno analizzate con criterio e raziocinio, cercando di non avventurarsi in imprese irrealizzabili. Per essere più concreti: aspirare alla dirigenza di un’impresa quando a casa c’è una famiglia che necessita di cure e attenzioni può voler dire condannarsi ad una vita “scissa” tra le gratificazioni professionali e le frustrazioni familiari. Una vita carica di ansia e sensi di colpa, che potrebbe sfibrare anche la manager più ambiziosa. E’ veramente quello che vogliamo? Essere mamma non significa necessariamente rinunciare alla carriera, ma avere la capacità di comprendere fino a dove è possibile e salutare spingersi al lavoro. Senza trasformarsi in una donna perennemente stressata e in lotta con se stessa.

2/ Stabilire le priorità e pianificare il futuro per tempo. Ci sono donne che scelgono – legittimamente – il lavoro alla famiglia. Fino a quando non si accorgono di aver rinunciato a qualcosa di irrecuperabile e si fanno vincere dai rimpianti. Riconoscere per tempo le proprie priorità è di focale importanza. Bisogna capire se il lavoro – che in una certa fase della vita può regalare rotonde soddisfazioni – rappresenta veramente tutto quello di cui si ha bisogno. O se, al contrario, convenga ad un certo punto allentare la morsa per dedicarsi alla propria sfera personale. Nessuna donna potrà dirsi realmente realizzata, se non avrà individuato per tempo la priorità destinata a segnare e orientare per sempre la sua vita.

3/Condividere le preoccupazioni lavorative col partner. Ci sono donne che pensano di poter risolvere tutto da sole. Alcune di loro ce la fanno, ma spesso pagano un costo elevatissimo, in termini di benessere personale. Aprirsi e confidarsi col proprio compagno, quando qualcosa non va al lavoro, può invece fare la differenza. La discussione ed il confronto aiuteranno a dare il giusto peso al problema (che spesso appare irrisolvibile, ma quasi sempre non lo è), rafforzeranno il legame col partner e mitigheranno lo stress dentro e fuori il posto di lavoro. Di più: la chiacchierata potrebbe spingere il compagno a diventare più collaborativo, rendendo la conciliazione meno faticosa.

4/ Parlare col proprio superiore. Quando il carico di lavoro assegnato appare ingestibile, è bene parlarne col proprio capo. E valutare insieme a lui (o lei) se è possibile trovare una soluzione alternativa, che consenta di recuperare un po’ di serenità. Uscire sempre tardi dall’ufficio o farsi carico di incombenze particolarmente stressanti impatteranno inevitabilmente sulle dinamiche familiari. Comunicarlo apertamente al capo (motivando le proprie ragioni in maniera convincente e non riducendole a semplici “piagnistei”) potrebbe spingerlo ad assegnarci compiti diversi o a proporci soluzioni come il telelavoro.

5/Trovare il coraggio di cambiare. E se la professione che abbiamo sempre svolto con passione e che ci ha regalato grandi soddisfazioni dovesse improvvisamente risultare inconciliabile con la nostra nuova dimensione familiare? Dovremmo fare l’ennesima scelta importante e decidere se dare seguito alla gratificazione personale o alla cura degli affetti più intimi. Mettiamoci il cuore in pace: avere tutte e due le cose è un lusso che solo poche donne riescono a sperimentare. Le altre, se scelgono di dedicarsi prioritariamente alla famiglia e alla gestione della casa, dovranno trovare il coraggio di cambiare. E di cercare (sperando che lo trovino) un impiego più aderente alle loro nuove esigenze di mamme e mogli. A orientarle potrebbe essere, per esempio, la politica aziendale che, in alcuni casi, prevede importanti agevolazioni per le lavoratrici con prole a carico. Solo se si troverà il giusto equilibrio tra la dimensione lavorativa e quella personale, si potrà infatti sperare di vivere serenamente la complessa condizione di donna.

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