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Ecco perché il Primo maggio si celebra la festa dei lavoratori



Ogni anno il Primo maggio si celebra la Festa dei Lavoratori, una giornata riconosciuta a livello internazionale come simbolo della lotta per i diritti degli stessi. In Italia, come in molti altri Paesi, questa ricorrenza assume un significato profondo, saldamente legato alla memoria storica delle battaglie sindacali, ai cambiamenti (in meglio) nel mondo del lavoro e al valore sociale e culturale del lavoro stesso. Ma quali sono le origini della festa, ed in che modo è stata celebrata nel corso del tempo? E soprattutto, che significato ha oggi il Primo maggio? In un’epoca di trasformazioni tecnologiche, lavoro precario e nuovi modelli produttivi, cosa rappresenta esattamente questa festività, davvero ancora molto sentita ed apprezzata dalle masse?

Primo maggio

Primo maggio: le origini internazionali della festa

La Festa dei Lavoratori ha radici profonde, che affondano nel XIX secolo, periodo in cui la rivoluzione industriale aveva cambiato radicalmente il modo di lavorare e vivere. Le fabbriche si moltiplicavano, ma le condizioni di lavoro erano spesso disumane: orari massacranti, scarse misure di sicurezza, salari bassi, sfruttamento anche di donne e bambini. Fu in questo contesto che nacque un movimento internazionale per rivendicare diritti fondamentali per i lavoratori, tra cui uno su tutti: la giornata lavorativa di otto ore. Per la maggior parte dei lavoratori contemporanei si tratta di un qualcosa di assodato ed intoccabile, ma una volta non era certo così.

Il Primo maggio fu scelto come data simbolica nel 1889 in Francia, a Parigi.  Si decise così in memoria degli eventi del massacro di Haymarket, avvenuto a Chicago il 4 maggio 1886, quando una manifestazione di lavoratori in sciopero per le otto ore lavorative fu repressa con violenza dalla polizia, causando diversi morti. Il giorno precedente, il 3 maggio, durante uno sciopero presso i McCormick Harvesting Machine Company Works, la polizia aprì il fuoco contro i manifestanti, uccidendone almeno due. L’indignazione e la solidarietà internazionale fecero del Primo maggio una data permanentemente emblematica.

La Festa dei lavoratori in Italia: un lungo percorso

In Italia, la prima celebrazione ufficiale del Primo maggio si tenne nel 1890, su iniziativa del Partito Socialista e dei movimenti operai. All’epoca, le condizioni di lavoro erano simili a quelle degli altri Paesi industrializzati: sfruttamento, orari lunghi e mancanza di tutele. La festa venne subito vista con sospetto dai governi liberali dell’epoca, ma si radicò rapidamente tra le masse popolari, in quanto erano ovviamente proprio loro a poter trarre sacrosanti vantaggi da un eventuale miglioramento delle condizioni di lavoro. Nel corso degli anni, il Primo maggio assunse sempre più un carattere politico e sindacale, diventando un’occasione di mobilitazione, riflessione e rivendicazione dei diritti.

Con l’avvento del fascismo, però, la festa nel 1923 fu soppressa, sostituita dalla cosiddetta “Festa del lavoro italiano”, celebrata il 21 aprile, giorno del Natale di Roma, in accordo con la propaganda di regime. Solo dopo la Liberazione, nel 1945, la Festa dei Lavoratori tornò ufficialmente ad essere celebrata il Primo maggio, diventando anche festa nazionale. Negli anni del secondo dopoguerra, la ricorrenza assunse un significato simbolico ancora più forte: in un’Italia che ricostruiva se stessa e cercava di garantire diritti e dignità ai lavoratori, il Primo maggio divenne un momento di unità tra le forze sociali, sindacali e politiche.

Primo maggio: come si celebrava in passato

Nel Novecento, soprattutto tra gli anni ’50 e ’70, le celebrazioni del Primo maggio erano caratterizzate da manifestazioni di piazza, comizi, cortei e incontri pubblici. Era quindi la giornata per eccellenza in cui i lavoratori si riunivano per esprimere solidarietà, rivendicare migliori condizioni di lavoro, denunciare le ingiustizie sociali. I sindacati, CGIL, CISL e UIL, erano protagonisti assoluti, e spesso le piazze italiane si riempivano di migliaia di persone. Oltre all’aspetto sindacale, c’era anche quello festoso e comunitario: bande musicali, pranzi popolari, balli e giochi tradizionali accompagnavano le manifestazioni. Il lavoro veniva celebrato non solo come dovere, ma come valore identitario e parte fondante della dignità umana. Nel mondo contadino, prima dell’industrializzazione massiva, il Primo maggio era anche l’occasione per segnare l’inizio della stagione agricola: feste paesane, sagre e riti propiziatori legati alla terra si intrecciavano al significato sociale della giornata.

Oggi la Festa dei Lavoratori continua a essere celebrata in tutta Italia, anche se con modalità parzialmente diverse rispetto al passato. L’evento più conosciuto è probabilmente il Concerto del Primo Maggio a Roma, organizzato ogni anno da CGIL, CISL e UIL in Piazza San Giovanni in Laterano. Nato nel 1990, è diventato un appuntamento fisso per migliaia di persone, con musica dal vivo, interventi, testimonianze e riflessioni sul mondo del lavoro. Sul palco si alternano a ruota artisti famosi, gruppi emergenti e personalità del mondo culturale e sindacale.

Il Primo maggio oggi: tra musica, riflessione e nuove sfide

Non tutto però è cambiato: oltre al concerto, in molte città italiane si tengono ancora cortei, sit-in e iniziative culturali, più o meno come qualche decennio fa. Tuttavia, è abbastanza vero che la partecipazione attiva è in parte diminuita rispetto al passato, a causa di un generale calo della mobilitazione sindacale ed una crescente distanza tra i  giovani e mondo sindacale tradizionale. In parallelo, però, sono sorte nuove forme di attivismo, spesso legate ai precari, ai rider, ai lavoratori digitali, alle donne e agli stranieri, alla ricerca di nuove modalità per far sentire la propria voce. Il Primo Maggio è così ora anche l’occasione per portare alla luce temi attuali come i settori del lavoro non tutelati  da contratti nazionali, lo sfruttamento, la disparità salariale di genere, la gig economy e la sicurezza sul lavoro.

Una festa sempre necessaria

Nel 2024, parlare della Festa dei Lavoratori significa interrogarsi su cosa sia il lavoro oggi. La pandemia da COVID-19 ha messo in evidenza l’importanza dei lavoratori essenziali (ad esempio gli operatori sanitari e gli addetti ai trasporti, o quelli che lavorano nel settore alimentare), spesso sottopagati e invisibili. Allo stesso tempo, lo smart working e l’automazione hanno cambiato profondamente il rapporto tra persone e lavoro, creando nuove opportunità ma anche nuove disuguaglianze.

In Italia, la disoccupazione giovanile resta alta, la precarietà è diffusa, e molti lavoratori sono costretti ad accettare contro la loro volontà contratti a termine o part-time. Il fenomeno dei “working poor” , persone che lavorano ma restano in condizioni di povertà , è in crescita da diverso tempo, così come le morti sul lavoro, che nel 2023 hanno superato nuovamente le mille unità. Tutti questi dati rendono evidente quanto la Festa del Primo maggio sia ancora attuale e necessaria. Non è solo una ricorrenza storica, ma un’occasione per riflettere sul presente e costruire un futuro del lavoro più equo, sicuro ed inclusivo, ma anche interessante, coinvolgente e che tenda alla crescita anche (ma non solo) dal punto di vista degli stipendi.

Primo maggio: uno sguardo all’estero

Il Primo Maggio si celebra in moltissimi Paesi del mondo: dalla Francia alla Germania, dalla Spagna al Brasile, dall’India al Vietnam. In alcuni Stati, come gli Stati Uniti, paradossalmente patria degli eventi che portarono alla nascita della festa,  il Labour Day si celebra il primo lunedì di settembre, per motivi sia storici che politici. In molti Paesi europei, così come in Italia, la giornata è occasione di manifestazioni sindacali imponenti, con partecipazione anche di rappresentanti politici. In altri, è un giorno festivo vissuto come momento di svago, ma sempre accompagnato da un richiamo alla memoria storica e alle battaglie per i diritti dei lavoratori.

Un giorno da non dimenticare mai

La Festa dei Lavoratori del Primo Maggio è quindi più di un semplice giorno di vacanza. È la testimonianza viva di un lungo percorso di conquiste sociali, spesso ottenute a caro prezzo. È un’occasione per ricordare, per celebrare e per rilanciare una riflessione collettiva sul ruolo del lavoro nella società. In un mondo in continua trasformazione, dove le tecnologie ridefiniscono i confini tra tempo libero e produttività, tra sicurezza e sfruttamento, il Primo Maggio resta un faro acceso sulla dignità della persona. E finché esisterà una disuguaglianza, una precarietà, uno sfruttamento da combattere, questa festa avrà sempre senso.

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