Expo 2015 e il “rifiuto” di lavorarci dei giovani

Lavorare per Expo 2015, cosa c’è dietro il “rifiuto” dei giovani?

C’è chi ha detto che la percentuale di rinuncia sia stata addirittura dell’80%. Manpower4expo, in una nota ha dichiarato una percentuale del 46% di rinunce per le posizioni di area team leader e operatore grandi eventi, la prima per individui sopra i 29 anni la seconda per chi 29 anni ancora non li ha compiuti. Uno stipendio di circa 1300 euro netti (per le posizioni più alte) e tutte queste defezioni, ma sarà davvero così? Sul caso del lavoro in Expo 2015 e dei candidati che rinunciano le posizioni sui media si sono sprecate. Il notissimo critico televisivo Aldo Grasso in un video su Corriere.it ha parlato di “generazione non ancora abituata al lavoro, anche quello estivo”. Insomma, qualcuno magari ha trovato un altro lavoro nel frattempo (le procedure non sono immediate), ma qualcun altro invece voleva semplicemente andarsene in vacanza, sembra di capire.


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Expo 2015 e lavoro: la posizione degli interessati

Gli interessati, ovvero i candidati partecipanti al processo di selezione, si sono espressi in ben altra maniera, soprattutto tramite il potentissimo canale dei social. Il già citato fatto di aver trovato un altro lavoro, ad esempio, è stato più volte richiamato. In vari casi la conferma di poter lavorare per expo 2015, sarebbe arrivata dieci giorni dall’inizio dell’attività, non permettendo così alcun tipo o quasi di organizzazione da parte dell’interessato.

C’è poi un altro fatto molto importante. La durata del contratto: 6 mesi di Expo 2015, benissimo, e poi? Essere disponibili per 8 ore (su turni nelle 24) per 180 giorni per poi restare con niente in mano. Un normalissimo contratto a tempo determinato, si potrebbe osservare, quando finisce, finisce (anche se non è certo detto che da una simile esperienza non rimanga nulla). Un terzo motivo consisterebbe, sempre secondo alcuni giovani coinvolti a vario titolo nel processo di selezione, nella mancanza di attinenza tra le proposte di lavoro e le competenze possedute.

Necessità ed opportunità

Insomma pochissimo preavviso, uno stipendio che per i ruoli più alti è di 1300 euro (netti), procedure lunghe e complicate, contratto a termine senza prospettive e lavori che esulano dal settore di competenza. Ce n’è abbastanza per rifiutare un lavoro? Probabilmente la risposta è “dipende”. Se la necessità è quella di mangiare, di arrivare a fine mese, allora è il caso di farsi andare bene tutto, è il caso di non guardare troppo a particolarismi che invece in altra sede sarebbero macigni da valutare per bene. Si va a lavorare e basta, di giorno, di notte, sabato o domenica. C’è chi ancora non capisce questo forse, ed è giusto farlo notare. Proseguiamo però con il discorso.

Uno studente in economia e commercio, per quale ragione dovrebbe impiegare sei mesi del suo tempo (pur retribuiti) a svolgere mansioni di steward o accompagnatore? Che cosa c’entrano queste attività con le competenze in suo possesso e con quelle che vuole acquisire?  Appare così molto più normale che la scelta del giovane possa ricadere su un altro impiego più attinente, nel caso quest’ultimo si presenti, oppure che il suddetto giovane decida di investire il suo tempo in altro modo, in formazione mirata ad esempio. Si potrebbe così scoprire che la sua partecipazione al processo di selezione per lavorare in Expo 2015 muovesse dalla speranza di fare un’esperienza diretta nel settore di riferimento e non essendogli stata data questa possibilità, rinunciare sia diventata l’unica scelta possibile.

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