Gravi irregolarità per 6 aziende su 10

L’ultima fotografia scattata dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro conferma la necessità di intervenire in fretta. Perché il fenomeno del lavoro irregolare continua a crescere

L’attività di controllo avviata dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha delineato i contorni di un quadro allarmante, fatto di gravi irregolarità e illeciti. Le ispezioni avviate nei primi 9 mesi del 2016 (da gennaio a settembre) hanno, infatti, rilevato che il 61% delle imprese italiane passate ai raggi X dall’agenzia ha agito al di fuori della legge. Il confronto con i dati raccolti nel 2015 attesta un generale peggioramento della situazione (fatta eccezione per qualche isolato caso), che va di pari passo con l’intensificarsi dell’attività ispettiva. In pratica: più gli organi preposti a farlo controllano, più scovano situazioni di sostanziale irregolarità. E rimarcano la necessità di intervenire con urgenza, a tutela di quegli imprenditori che, operando nel rispetto delle leggi, rischiano di rimanere “schiacciati” da chi, al contrario, agisce in modo scorretto.


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Delle 103. 348 imprese controllate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, tra gennaio e settembre 2016, ben 57.307 (pari al 61% del totale) hanno fatto riscontrare gravi irregolarità. Sono cifre preoccupanti, che segnano un aumento rispetto al 59,51% rilevato nello stesso periodo dell’anno precedente. Scendendo un po’ più nei particolari: sono stati 30.416 (l’8% in più rispetto al 2015) i casi che hanno riguardato lavoratori in nero ovvero non tutelati da alcuna forma di contratto; 8.900 i casi che hanno interessato lavoratori i cui processi produttivi sono stati “esternalizzati” in maniera irregolare (+86% in un solo anno), mentre 5.601 sono stati i casi di irregolarità riconducibili alla riqualificazione di rapporti fittizi ovvero simulati, consistenti di fatto in veri e propri rapporti di lavoro subordinato (la quota, rispetto allo stesso periodo del 2015, è aumentata del 4%).

E c’è di più: delle oltre 103 mila aziende ispezionate, 5.483 sono state sospese perché impiegavano personale non dichiarato in percentuale pari o superiore al 20%: si tratta, in questo caso, di un numero inferiore rispetto alle 5.658 sospensioni registrate l’anno scorso. Così come sono risultate in calo – da 789 unità del 2015 a quasi 600 unità del 2016 – i casi di violazioni che hanno coinvolto le lavoratrici madri o riguardato questioni di pari opportunità. Ancora: 9.478 (in aumento del 45% rispetto all’anno scorso) sono stati i casi di violazione che hanno interessato l’orario di lavoro, 19.990 gli illeciti riscontrati in materia di prevenzione – ovvero le gravi irregolarità registrate sul fronte della salute e della sicurezza sul lavoro – e 1.124 i casi che hanno interessato lavoratori stranieri clandestini (senza permesso di soggiorno) impiegati in maniera irregolare (erano 1.081 nel 2015).

Nel corso di una recente conferenza stampa, sono state illustrate le caratteristiche del nuovo Ispettorato Nazionale del Lavoro che, come ha precisato il direttore Paolo Pennisi, è un’agenzia pubblica costituita da 78 uffici territoriali (di cui 4 interregionali) che dà lavoro a circa 8 mila risorse di cui 4.500 con qualifica ispettiva. “Il nuovo Ispettorato – ha spiegato Pennisi – aggrega i corpi ispettivi del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail, seguendo una logica di razionalizzazione delle stesse forze ispettive e di una migliore effettuazione degli interventi. L’intento è, infatti, quello di evitare sovrapposizioni, di omogenizzare i comportamenti di contrasto ai fenomeni illegali e di condividere le informazioni delle banche dati di cui dispongono i tre soggetti, in modo da far emergere quegli indici di rischio che possono orientare meglio l’attività di vigilanza”. A tal proposito, va ricordato che le rilevazioni condotte dall’Inps e dall’Inail in materia di irregolarità, hanno consegnato dati ancora più preoccupanti. Delle 22.037 imprese ispezionate dall‘Inps, nei primi 9 mesi del 2016, 17.037 presentavano gravi irregolarità e delle 14.716 passate al setaccio dall’Inps, ben 12.978 (praticamente l’88,19%) sono state segnalate per lo stesso motivo.