La TV non aiuta chi cerca lavoro? Forse il web un po’ più!

email pervenuta a La Posta di Bianco Lavoro


Ho 40 anni sono disoccupato, continuo a cercare lavoro in tutta Italia e mi accorgo che ci sono sempre più enti, agenzie interinali, affiliati e soprattutto programmi televisivi che secondo me svolgono male il loro lavoro…
L’ informazione televisiva che per molti di noi è la più importante è necessaria e deve esserci, ma spesso anche se i programmi di attualità mettono in risalto le lamentele di giovani che non trovano posto di lavoro (giusto), giovani che non vanno a fare lavori più umili perché hanno studiato per anni o perché preferiscono continuare a studiare (solo in parte lo trovo giusto, vista l’attuale situazione) e nella stessa trasmissione poco dopo effettuano le interviste a titolari di ditte o aziende es. caseifici, allevatori etc.. che non riescono a trovare personale, tutto questo secondo me è semplicemente assurdo perché ancora pochi minuti dopo fanno delle interviste a persone over 40 ed over 50 che non riescono a trovare lavoro ed alcuni non hanno più un posto dove dormire, mangiare e ripararsi dal freddo.

Più passa il tempo e più persone ex trentenni quindi oggi over 40 e 50 cercano posto, la nostra vita ci passa d’avanti senza alcuna possibilità d’avere un futuro lavorativo e sociale normale come lo hanno avuto molti negli anni ’70.

Allora mi chiedo:


1) perché i programmi televisivi condotti da grandi giornalisti invece di commentare soltanto troppo spesso non mettono in sovra impressione l’indirizzo delle aziende che cercano personale in modo da facilitare le ricerche a chi ha bisogno di lavorare veramente?
2) perché molti concorsi es. statali, regionali, oppure ditte, aziende, società che offrono ancora qualche posto di lavoro (vedi proposte online tramite agenzie interinali) mettono i limiti d’età spesso a 25, 30 0 massimo 35 anni, se in pensione ci dovremmo andare se tutto va bene al sessantacinquesimo o sessantasettesimo anno d’età?
3) perché se non ho un lavoro e non posso mantenermi da solo e mantenuto vivo ancora a casa dei miei genitori per fare una domanda di lavoro comunale anche solo del periodo di un mese per due ore al giorno per il servizio civico devo presentare l’ isee di tutto il nucleo familiare e non quello mio personale?

Con tutto il rispetto per chi cerca lavoro in tutta Italia, in Sicilia anche quando si riesce a trovare un posto di lavoro lo si trova con pagamento mensile a bassa provvigione e spesso con le spese totalmente a carico del lavoratore e se poi sei fortunato e trovi posto a stipendio fisso mensile molti dei datori ti sfruttano da 10 a 15 ore al giorno senza messa in regola e mal pagato, perché lo stesso datore sa perfettamente che se te ne vai c’è ne sono altri 100, 1000 pronti a chiedere lavoro e che di conseguenza saranno altrettanto sfruttati e licenziati appena cercano di fare valere qualche loro diritto.


E’ grazie ai nostri genitori se ancora abbiamo un tetto sulla testa e possiamo mangiare, studiare, vestirci e qualche fine settimana uscire con gli amici ma questo non durerà per sempre.
Io personalmente cerco di pesare alla mia famiglia il meno possibile facendo qualche lavoro saltuario quando riesco.
In conclusione la colpa di questo è anche del popolo italiano che pur avendo problemi economici non appena si presenta l’occasione di qualche centro commerciale che svende prodotti a basso costo quasi sempre non di prima necessità molti di noi si affrettano ad andare a comprare facendo interminabili file o addirittura accampandosi sul posto per arrivare prima degli altri.

Francesco Pulvirenti – Catania

 

Per Bianco Lavoro risponde il dr. Marco Fattizzo – esperto in Politiche del Lavoro


Per prima cosa mi complimento per la sua analisi sulle trasmissioni televisive, azzeccata e realistica. Proprio per questo motivo però non sono d’accordo sul fatto che l’informazione televisiva debba essere la più importante e nemmeno che sia assolutamente necessaria. Mi rendo conto che oggi, come giustamente precisa lei, lo sia per moltissime persone, tuttavia la TV continua a restare un mezzo di comunicazione “mono-direzionale”: qualcuno parla e gli altri ascoltano, senza interagire. Ai tempi del web è da autolesionisti affidarsi al mezzo televisivo per avere informazioni. Il web è molto più aperto ed in grado di far interagire tutto il “popolo sovrano”. Quando si dicono o si scrivono fesserie possono essere corrette in pochi secondi, tutti sono protagonisti e possono dare la propria opinione. Per il futuro mi auguro che le istituzioni pubbliche investano molto di più nella rete e sempre meno negli onerosi gettoni di presenza per le “ospitate” televisive dei fenomeni dell’informazione. Come? Posso dare giusto qualche spunto: banda larga, finanziamenti all’informazione sul web, connessione libera a prezzi simbolici, meno soldi a ballerine/i improvvisate e più soldi a blogger e professioniste/i del social web, etc…)

Il concetto da lei utilizzato sugli gli ex trentenni che non hanno le stesse opportunità che vi erano begli anni ’70, è purtroppo una piaga di questi tempi che crea ancora più squilibrio tra vecchie e nuove generazioni (invito a leggere i risultati di una recente indagine dell’Osservatorio Bianco Lavoro: Giovani: titoli di studio superiori, ma insoddisfatti del lavoro se paragonati con i propri genitori). Chissà perché però in Italia ci si continua ad affidare agli stessi strumenti e politiche che ci hanno condotti a questo punto.

Dopo questa piccola premessa, cerco di rispondere alle sue domande, anche se in realtà posso solo commentarle, per avere delle risposte bisognerebbe indirizzarle ai rappresentanti politici che decidono in materia.

1) Domanda: perché i programmi televisivi condotti da grandi giornalisti invece di commentare soltanto troppo spesso non mettono in sovra impressione l’indirizzo delle aziende che cercano personale in modo da facilitare le ricerche a chi ha bisogno di lavorare veramente? Risposta: Forse perché come ho detto prima sono “solo” programmi televisivi, non pretendono un confronto “alla pari” con risposte concrete. Chi ha bisogno di un nuovo lavoro non può assolutamente pretendere di affidarsi alle informazioni televisiva per avere dei risultati, molto meglio (per usare una provocazione) vendere la TV ed investire quei soldi e quelli del canone RAI in una buona connessione, iscrivendosi ai social network (linkedin e facebook per primi) ed usando ogni canale in maniera “attiva”, dimenticando la “passività” cui lo schermo televisivo ci ha assuefatto per decenni.

2) Domanda: perché molti concorsi es. statali, regionali, oppure ditte, aziende, società che offrono ancora qualche posto di lavoro (vedi proposte online tramite agenzie interinali) mettono i limiti d’età spesso a 25, 30 0 massimo 35 anni, se in pensione ci dovremmo andare se tutto va bene al sessantacinquesimo o sessantasettesimo anno d’età? Risposta: Perchè ancora molti addetti alla selezione ed amministratori pubblici ragionano per “luoghi comuni”. Bianco Lavoro ha dato in passato una analisi molto esaustiva, la ripropongo a risposta della sua domanda: L’età massima richiesta nelle offerte di lavoro

3) Domanda: perché se non ho un lavoro e non posso mantenermi da solo e mantenuto vivo ancora a casa dei miei genitori per fare una domanda di lavoro comunale anche solo del periodo di un mese per due ore al giorno per il servizio civico devo presentare l’ isee di tutto il nucleo familiare e non quello mio personale? Risposta: Ecco, a questo non so rispondere, non ne sono legittimato… solo chi ha previsto queste leggi può dare una risposta. Posso solo dire che sono d’accordo con lei! In questo caso infatti lo Stato penalizza un 40enne rispetto ad altri ritenendo così “normale” per un Paese democratico che a 40 e più anni ci si possa far mantenere dai genitori! La rassicuro dicendole che altrove in Europa non è così, a 18 anni si è considerati tutti “uguali” indipendentemente dalle finanze dei genitori, e se un giovane vuole farcela da solo (magari ottenendo una borsa di studio per l’Università) non viene penalizzato se decide di non voler essere a “carico” di mamma e papà! Una politica che auguro sarà presto presente anche in Italia.

Infine, ottimi i suoi spunti circa la corsa ai Centri Commerciali per la svendita di gadget pressoché inutili, peraltro con soldi che spesso non si hanno e si prendono in prestito dalle solite finanziarie… un po’ di autocritica sui nostri usi e costumi non fa mai male.

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