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L’addetto al reattore nucleare: una figura del futuro?

L’addetto al reattore nucleare potrebbe essere una figura molto richiesta in futuro anche in Italia. Cerchiamo di capirne i motivi anche se in questo momento una figura con competenze di questo tipo sarebbe costretta a trasferirsi all’estero. Ma partiamo dall’inizio: i problemi dovuti al reperimento dell’energia per scopi civili sono negli ultimi anni al centro dell’attenzione in diverse parti del mondo. Una di queste “parti” è sicuramente il continente europeo, che si è trovato ad affrontare difficoltà per nulla trascurabili dal punto di vista energetico. La prima di queste deriva dalla transizione energetica, che nelle intenzioni vorrebbe eliminare la produzione di energia tramite fonti fossili. Un progetto forse un po’ troppo ambizioso che in effetti sta creando non pochi problemi. La seconda difficoltà è invece dovuta a una situazione che si è venuta a creare non certo per colpa dell’UE, stiamo infatti parlando della guerra tra Ucraina e Russia (e la conseguente interruzione alle forniture di gas russo per l’Europa), che ha cambiato e ancora sta cambiando le sorti del mondo, anche dal punto di vista energetico. In questo contesto, davvero molto incerto, si è riproposto anche in Italia il possibile ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare.

addetto reattore nucleare

Con questo ci riferiamo ovviamente all’ipotesi di costruire nuove centrali nucleari di ultima generazione allo scopo di fornire energia alla popolazione e non certo (in questo caso) alla costruzione di ordigni atomici di natura militare. Se quest’ipotesi prendesse davvero piede, anche in Italia, si renderebbero necessarie figure specializzate, come l’addetto al reattore nucleare. Come detto, attualmente chi ha queste competenze non può lavorare nel nostro paese perché diversi anni fa un referendum ha vietato l’energia nucleare anche per scopi civili. Dovrebbe quindi andare a lavorare in altri paesi dove questo tipo di stabilimenti sono presenti come ad esempio in Francia. Le cose però potrebbero cambiare nei prossimi anni, visto il recente forte subbuglio e la spinta di diversi attori politici e sociali verso un ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare.

L’addetto al reattore nucleare

In una centrale nucleare, ovviamente coesistono una miriade di lavori. Spesso questi sono riservati a super-esperti con lauree e master di alto livello, ma in alcuni casi tutto questo non è necessario. E’ il caso dell’addetto al reattore nucleare (che, chiariamo, è comunque una figura molto, molto esperta, data la delicatezza del lavoro che deve svolgere). Questo ruolo presuppone la capacità di azionare dei comandi appositi che consentono di gestire il regolare funzionamento del reattore nucleare (ovvero dove si compie il procedimento che trasforma il combustibile nucleare in energia elettrica per usi civili, semplificando molto la questione). Inoltre l’addetto al reattore nucleare deve anche essere in grado di leggere, analizzare e monitorare una gran quantità di dati provenienti dai sistemi di controllo del reattore ed è inoltre tenuto a segnalare qualunque anomalia per tempo, prima insomma che essa diventi un problema più o meno grande.

Come appare più che mai chiaro, nonostante non ci voglia formalmente una laurea, l‘addetto al reattore nucleare è palesemente un lavoro di enorme responsabilità, ed è quindi anche ben pagato (sui 70.000 euro l’anno). Ovviamente l’intero sistema di gestione di uno o più reattori nucleari non è (e non potrebbe essere) a carico di una persona sola. Esistono vari livelli di controllo, sia umani che computerizzati, ma questi devono funzionare sempre e perfettamente, di conseguenza il controllo da parta della persona umana deve essere costante, preciso, esperto, in una parola “infallibile”. Un’altra cosa da sapere è che queste centrali, per fornire energia devono, o comunque dovrebbero lavorare h24. Di conseguenza l’addetto al reattore nucleare è certamente un lavoro che va fatto su turni (solitamente divisi in tre fasce orarie fisse nelle 24 ore). Avendo questa disponibilità e volendo imparare, potrebbe trattarsi di un’ottima carriera, soprattutto per i più giovani.

In Italia essendo vietato l’utilizzo dell’energia nucleare per uso civile, è piuttosto difficile trovare questo tipo di figure (che come detto dovrebbero spostarsi all’estero per poter operare). Però volendo reintrodurre quel tipo di produzione, sarebbe anche possibile, nonché auspicabile, nel mentre, formare le figure apposite, in modo da essere pronti per quando le centrali del futuro dovessero diventare operative. Potrebbe quindi essere senza alcun dubbio un lavoro del domani, ben pagato e abbastanza richiesto. Sicuramente bisognerebbe pensarci per tempo, strutturando i percorsi di formazione fin da subito per poi avere operatori preparati tra una decina d’anni quando le centrali nucleari potrebbero essere operative, nel caso si dovesse decidere di andare in questa direzione. Chi invece ha già adesso questo tipo di competenze, può sicuramente provare a trasferirsi in paesi dove l’energia nucleare per uso civile è già ampiamente utilizzata.

Energia: il problema del reperimento e dei prezzi

Tornare all’energia nucleare per uso civile potrebbe essere una buona idea, nel medio periodo, in quanto il reperimento dell’energia stessa per il mantenimento delle abitazioni e delle imprese non è attualmente tra le cose più facili che esistano. Si è puntato molto sulle energie alternative, rinnovabili, ma una cosa che va detta è che non è scontato che queste da sole possano soddisfare il fabbisogno totale degli stati. Per quanto riguarda le energie come l’eolico od il fotovoltaico ad esempio, possiamo affermare con tutta tranquillità che sono certamente delle buone soluzioni, ma non sono replicabili ovunque allo stesso modo.

Nelle zone dove c’è più vento l’eolico funziona di più, dove c’è più sole va bene il fotovoltaico (sono solo due esempi). In zone meno favorevoli, le tecnologie attuali permettono comunque di “esportare” questo tipo di sistemi, che però rendono meno e spesso hanno costi maggiori. Quindi non in tutte le zone va bene qualunque sistema. Per quanto riguarda il gas, che per moltissimi anni è stato considerato poco o per nulla inquinante, l’Europa ne comprava moltissimo ed a prezzo molto basso dalla Russia. La guerra in Ucraina ha però attualmente scardinato questo tipo di commercio. L’Ue è comunque in grado di sopperire alla mancanza del gas russo, ma anche qui i costi hanno avuto in alcuni casi una discreta impennata. Attenzione, non c’è nessuna valutazione politica in questo, è semplicemente un dato di fatto. Costi maggiori di reperimento e stoccaggio dell’energia, ovviamente portano ad aumenti anche significativi in bolletta. E’ sicuramente un parametro molto importante da considerare.

Investire nel nucleare?

Investire nel nucleare quindi, in un’ottica a medio raggio, potrebbe essere una buona soluzione per fare che l’Italia diventi completamente autonoma per quanto riguarda la fornitura di energia alla popolazione. Produrre energia da centrali nucleari invece di, ad esempio, comprarla dalla Francia (a costi ovviamente maggiori), potrebbe essere una situazione auspicabile. Ma per fare questo bisogna appunto investire, non solo ovviamente nella costruzione di centrali nucleari, ma anche nella formazione del personale che ci lavorerà. Ed in effetti si dovrebbe cominciare il prima possibile nel caso si voglia, a livello nazionale, iniziare questo percorso.

Ma perché in alcuni paesi come Italia e Germania l’energia nucleare non è utilizzata? A parte il referendum italiano che la ha abolita, si tratta più che altro di una paura nemmeno tanto nascosta nel caso avvenisse un incidente in una centrale. Memori del disastro di Chernobyl, molti anni fa in Europa si è sviluppato un forte movimento antinuclearista, non solamente in riferimento alle armi atomiche, ma appunto riguardante anche l’utilizzo civile di tale energia. Ciò ha fatto sì che i progetti di costruzione di centrali atomiche siano stati abbandonati e mai più ripresi. La domanda di fondo in ogni caso è: esiste davvero questo pericolo?

La risposta tecnicamente è sì, ma è davvero molto remoto, se per incidente si intende qualcosa che possa mettere a rischio la vita di un gran numero di persone ed avere effetti a lungo termine sull’ambiente circostante. I sistemi di controllo e di protezione delle centrali nucleari odierne (che comunque in gran parte risalgono a decine di anni fa, quindi iniziando oggi, le nuove sarebbero comunque di tutt’altro livello ancora) sono così sofisticati e robusti che il rischio che si possa verificare un incidente di grossa portata è davvero molto relativo. Certamente, oltre a questo, c’è anche il problema di dove costruirle. C’è chi le vuole e chi non le vuole, ma comunque nessuno desidera che stiano davanti a casa propria, il che, in effetti complica non poco la situazione.

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