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Lascia il lavoro per giocare a Pokemon Go: succede in Nuova Zelanda

Scovare gli amici di Pikachu nei posti più impensabili della città sta diventando una mania. Che può spingere a fare scelte importanti e discutibili

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Si chiama Tom Currie ed è un giovane neozelandese di 25 anni che ha deciso di prendersi una pausa dal lavoro. Una storia come tante, sembrerebbe, se non fosse che alla base della sua scelta, c’è la passione sfrenata per il videogioco “Pokemon Go”. Andare alla ricerca dei buffi animaletti della Nintendo, che si nascondono in luoghi reali del mondo che ci circonda, è infatti la missione che il giovane di Auckland si è prefisso di portare a termine nei prossimi mesi. Con il beneplacito dei genitori e il sostegno di tanti fan appassionati, come lui, di Pikachu &co.

Tom Currie

Tom Currie si è già messo in viaggio, lasciando (temporaneamente) il lavoro di barista che svolgeva nella sua città. Stando a quando trapelato, vi tornerà tra 2/3 mesi, a conclusione di un’esperienza unica nel suo genere. A bordo di un autobus, con il quale ha progettato di raggiungere 20 diverse località della Nuova Zelanda, il 25enne cercherà, infatti, di catturare tutti i 151 Pokemon del videogioco (per il momento, ne ha 51) e di lasciare il segno. La sua storia è già diventata un fenomeno virale, che ha finito per dividere – inevitabilmente – l’opinione pubblica. Al tifo dei Pokemon-addicted di tutto il mondo, che condividono e sostengono la sua scelta, fanno infatti da controcanto le “scomuniche” di molti altri osservatori. Che non riescono a concepire come un giovane di 25 anni possa lasciare il lavoro per mettersi a giocare a tempo pieno.

Un pensiero che non ha minimamente attraversato la mente dei genitori di Tom, che hanno scelto di sostenerlo in toto (sia economicamente che moralmente): “Ho sempre saputo che mio figlio sarebbe diventato famoso”, avrebbe dichiarato, con una certa ironia, il signor Currie. E non finisce qui: tra gli attestati di stima e gli auguri che il 25enne riceve quotidianamente sui social network, ha scovato anche un’offerta di lavoro“Non riuscivo a crederci – ha commentato il “cacciatore” di Pokemon professionista – quando una società in America mi ha inviato una email dove dicono che vogliono che diventi un istruttore a tempo pieno di ‘Pokemon Go’. Non sarebbe mai successo, se non avessi lasciato il mio lavoro”. 

Ma di cosa stiamo parlando esattamente? “Pokemon Go” è un videogioco che sta spopolando in tutto il mondo. Un’applicazione per smartphone che permette di vivere un’esperienza di “realtà aumentata”, sfruttando la tecnologia Gps. In pratica, girando per le strade della città, potrebbe capitare di sentir vibrare il telefono che segnala la presenza di Pokemon nelle vicinanze. A quel punto, occorre prendere la mira e direzionare il dispositivo lanciando (virtualmente) una “Poké Ball” all’indirizzo degli strani animaletti acquattati in qualche angolo. E non si trascuri la possibilità di fare “rifornimento” nei “Poké Stop”, disseminati in vari punti nevralgici della città, dove si comprano strumenti utili a rendere meno ardua l’impresa.

Il videogioco – che crea una connessione tra il mondo reale e quello virtuale – ha conquistato persone di ogni sesso ed età, che si scambiano consigli e suggerimenti sui social media. Una vera e propria “febbre”, che rischia però di trasformarsi in qualcosa di insidioso. A lanciare l’allarme, in Italia, è stato il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, secondo cui l’utilizzo della “realtà aumentata” del game potrebbe creare non pochi problemi ai soggetti più deboli come i bambini che potrebbero finire nella “rete” di malintenzionati. E’ già successo in Missouri (in America) dove una banda di rapinatori, con l’utilizzo di “Pokemon Go”, ha derubato 11 adolescenti.

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