Lavorare mentre si studia all’università è la normalità, non l’eccezione: secondo AlmaLaurea il 68% di chi si è laureato nel 2025 ha avuto esperienze di lavoro durante gli studi. La legge tutela chi lo fa: lo Statuto dei lavoratori riconosce agli studenti che lavorano turni che agevolino frequenza ed esami, il diritto a rifiutare gli straordinari e permessi retribuiti per sostenere le prove.
Le formule più adatte sono il part-time, le collaborazioni studentesche retribuite dall’ateneo, l’apprendistato di alta formazione e i lavori stagionali. E il lavoro, se ben dosato, non è solo un modo per mantenersi: chi arriva alla laurea con esperienze lavorative trova occupazione più facilmente. Qui trovi i contratti possibili, i diritti, le regole su tasse e familiari a carico e un metodo per non rallentare gli studi.
In breve
- Il 68% dei laureati ha lavorato durante gli studi; chi lo ha fatto in modo continuativo ha il doppio delle probabilità di essere occupato a un anno dalla laurea.
- L’articolo 10 dello Statuto dei lavoratori garantisce permessi giornalieri retribuiti per gli esami universitari.
- Le collaborazioni 150 ore con l’ateneo sono esenti da imposte fino a 3.500 euro l’anno.
- Chi è a carico dei genitori deve tenere d’occhio il limite di reddito: 4.000 euro l’anno fino a 24 anni.
Quanti studenti lavorano e perché conviene
AlmaLaurea distingue due profili. I lavoratori-studenti sono quelli che hanno lavorato in modo continuativo e a tempo pieno per almeno metà degli studi: a un anno dalla laurea hanno il doppio delle probabilità di essere occupati rispetto a chi non ha mai lavorato. Gli studenti-lavoratori, con esperienze più saltuarie, hanno comunque il 50% di probabilità in più. Il vantaggio vale anche per lavori non coerenti con gli studi (sintesi AlmaLaurea).
C’è però un rovescio della medaglia. Chi dopo la laurea continua lo stesso lavoro iniziato da studente guadagna di più (1.615 euro netti contro 1.436 per i triennali), ma giudica la laurea efficace per il proprio lavoro molto meno spesso: il 44,4% contro il 69,9% di chi ha iniziato a lavorare dopo il titolo. Il lavoretto aiuta a entrare nel mercato; per non restarci bloccati serve, prima o poi, un’esperienza vicina a quello che si studia.
I contratti più adatti a chi studia
| Formula | Come funziona | Da sapere |
|---|---|---|
| Part-time da dipendente | Contratto di lavoro subordinato a orario ridotto, con le stesse tutele di un contratto pieno | Chiedi un orario compatibile con lezioni ed esami e mettilo per iscritto |
| Collaborazioni studentesche (150 ore) | Attività retribuite nei servizi dell’ateneo (biblioteche, laboratori, uffici), assegnate con bando | Massimo 200 ore l’anno, compenso esente da imposte fino a 3.500 euro; non è un rapporto di lavoro subordinato |
| Apprendistato di alta formazione e ricerca | Contratto a tempo indeterminato per giovani tra 18 e 29 anni, finalizzato a conseguire laurea, master o dottorato | Studio e lavoro sono integrati in un unico percorso concordato tra azienda e università |
| Tirocinio extracurricolare | Esperienza formativa in azienda con un’indennità, non un contratto di lavoro | Utile per fare esperienza nel proprio settore; regole e indennità minime cambiano da regione a regione |
| Lavoro stagionale o occasionale | Contratti a termine brevi (estate, festività, eventi) o prestazioni occasionali | Si concentra nei periodi senza lezioni, ma va verificato che sia regolarmente inquadrato |
Le collaborazioni studentesche sono regolate dall’articolo 11 del decreto legislativo 68/2012: ogni ateneo pubblica un bando con requisiti di merito e reddito, e ciascuna collaborazione può arrivare a un massimo di 200 ore (Università di Brescia). Il compenso non concorre al reddito ai fini IRPEF entro 3.500 euro annui, come chiarisce Fisco Oggi, la rivista dell’Agenzia delle Entrate. L’apprendistato di alta formazione, previsto dall’articolo 45 del decreto legislativo 81/2015, è meno diffuso ma molto interessante: è un contratto a tempo indeterminato che permette di conseguire un titolo universitario lavorando. Sulle differenze tra tirocinio e apprendistato trovi la nostra guida dedicata.
I diritti dello studente che lavora
La base è l’articolo 10 della legge 300/1970, lo Statuto dei lavoratori. Chi lavora come dipendente ed è iscritto a un corso di studi ha diritto a:
- turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione degli esami;
- non essere obbligato a straordinari o a lavorare nei riposi settimanali;
- permessi giornalieri retribuiti per sostenere gli esami, diritto che la norma estende espressamente agli studenti universitari.
Il datore di lavoro può chiedere le certificazioni necessarie, per esempio l’attestato dell’esame sostenuto rilasciato dall’ateneo. Molti contratti collettivi aggiungono permessi retribuiti per la frequenza ai corsi e ne fissano il numero di ore: vale la pena controllare cosa prevede il CCNL applicato al tuo rapporto.
Chi lavora da tempo nella stessa azienda può usare anche il congedo per la formazione previsto dall’articolo 5 della legge 53/2000: con almeno cinque anni di anzianità si può chiedere una sospensione del rapporto fino a undici mesi nell’arco della vita lavorativa, continuativi o frazionati, anche per conseguire la laurea. Il posto è conservato, ma il periodo non è retribuito.
Attenzione
Le tutele dello Statuto valgono per il lavoro dipendente. Collaborazioni, tirocini e prestazioni occasionali seguono regole diverse: se ti viene proposto un lavoro con orari e mansioni da dipendente ma con un contratto da collaboratore o da tirocinante, chiedi chiarimenti prima di firmare.
Soldi, tasse e famiglia: cosa controllare
Il punto che molti scoprono troppo tardi riguarda i familiari a carico. Un figlio fino a 24 anni resta fiscalmente a carico dei genitori se nell’anno ha un reddito complessivo non superiore a 4.000 euro lordi; oltre i 24 anni il limite scende a 2.840,51 euro (Agenzia delle Entrate). Basta superarlo di poco per perdere lo status per tutto l’anno, con effetti sulle agevolazioni della famiglia: prima di accettare un lavoro più lungo, fai due conti con i tuoi genitori.
Attenzione anche all’ISEE, che pesa su tasse universitarie e borse di studio. I compensi delle collaborazioni 150 ore, anche nella parte esente da IRPEF, vanno comunque indicati nelle dichiarazioni ISEE, come ricorda l’Opera Universitaria di Trento. Se hai una borsa per il diritto allo studio, leggi nel bando quali redditi contano e quali limiti devi rispettare.
Come organizzarsi senza rallentare gli studi
- Scegli un carico sostenibile
Parti da poche ore a settimana e aumenta solo se gli esami procedono. Laurearsi in corso conta: secondo AlmaLaurea chi finisce nei tempi ha il 14,1% di probabilità in più di trovare lavoro rispetto a chi va fuori corso di almeno un anno.
- Parla subito con il datore di lavoro
Comunica calendario delle lezioni e sessioni d’esame, chiedi i turni che ti spettano per legge e concorda per tempo i permessi per gli esami.
- Valuta l’iscrizione a tempo parziale
Molti atenei permettono agli studenti che lavorano di iscriversi part-time, con un piano di studi più lungo e tasse ridotte. Le regole cambiano da ateneo ad ateneo: cerca il regolamento del tuo.
- Proteggi le sessioni d’esame
Pianifica in anticipo i periodi di studio intenso e, dove possibile, concentra il lavoro nei mesi senza lezioni.
- Cerca esperienze vicine ai tuoi studi
Dal secondo anno in poi punta su lavori, tirocini o collaborazioni coerenti con il corso: sono quelli che ti aiutano davvero dopo la laurea.
Se stai ancora scegliendo il corso e sai già che dovrai lavorare, considera anche questo nella decisione: nella nostra guida come scegliere l’università giusta trovi i criteri da mettere in fila, e qui i consigli per chi cerca il primo lavoro. Per un confronto personalizzato puoi chiedere un orientamento gratuito a Bianco Lavoro.
Domande frequenti
Lo studente lavoratore ha diritto ai permessi per gli esami?
Sì. L’articolo 10 dello Statuto dei lavoratori prevede permessi giornalieri retribuiti per sostenere gli esami, anche universitari. Il datore di lavoro può chiedere l’attestato dell’esame.
Quanto si guadagna con le 150 ore?
Il compenso orario lo fissa ogni ateneo nel bando. Per legge i compensi sono esenti da imposte fino a 3.500 euro l’anno e la collaborazione non può superare le 200 ore annue.
Quanto può guadagnare uno studente per restare a carico dei genitori?
Fino a 24 anni il reddito complessivo annuo non deve superare 4.000 euro lordi; dai 25 anni il limite è 2.840,51 euro.
Si può fare l’università lavorando a tempo pieno?
Sì, ma richiede organizzazione: turni agevolati, permessi per gli esami e, se l’ateneo lo prevede, iscrizione a tempo parziale. Anche le università telematiche sono una scelta frequente per chi lavora.
Il tirocinio è un lavoro?
No. Il tirocinio extracurricolare è un’esperienza formativa con un’indennità, non un contratto di lavoro. È utile per fare esperienza nel proprio settore, ma non dà le tutele del lavoro dipendente.
Studio e lavoro: costruisci il percorso giusto
Con l’orientamento gratuito di Bianco Lavoro puoi capire come conciliare studio e lavoro e quale percorso di studi o di formazione ti avvicina di più al lavoro che vuoi fare.
