
Sono tante le storie italiane che meritano di essere raccontate; c’è chi ha assunto immigrati nella propria azienda, dedicando loro una speciale produzione di salumi preparati secondo regole e metodologie musulmane ed ebraiche, grazie all’utilizzo di carni pregiate di pecora e di capra; c’è anche chi ha sfruttato il cambiamento climatico del nostro paese sperimentato con successo la prima coltivazione di arachidi coltivati in Italia, oltre alla coltivazione di pregiati frutti tropicali sfruttando appunto il surriscaldamento.
{jcomments on} Tra questi c’è chi ha inventato la stravagante coltivazione su fondi di caffè, riutilizzando uno scarto tipicamente italiano che altrimenti sarebbe finito in discarica. Tra gli imprenditori di coraggio c’è chi ha invece impiegato nell’intero ciclo produttivo persone con difficoltà di inserimento sociale o diversamente abili, restituendogli dignità e gioia di vivere.
Secondo un sondaggio effettuato da Coldiretti: il 38 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale o fare l’impiegato in banca. La conferma arriva dalle Facoltà italiane di Agraria che hanno fatto registrare per questo 2013 un +45 per cento di iscrizioni, una crescita assoluta ed in controtendenza al calo delle iscrizioni all’Università che si sono ridotte del 12,5 per cento negli ultimi cinque anni.
Negli ultimi anni le opportunità nel settore agricolo, nonostante non siano state compiute manovre politiche a favore, sono aumentate. Questo è dovuto al fatto che in questo particolare periodo si sono sviluppati nuovi mestieri, con circa il 70 per cento delle imprese giovani che opera in attività multifunzionali come: agriturismo, fattorie didattiche, agriasilo, e dalla vendita diretta dei prodotti tipici come vino, latte, formaggio, olio, ma anche pane, birra, salumi, agrigelati e addirittura a gran sorpresa agricosmetici.