Nonostante siano numericamente più forti (rappresentando il 52,9% del totale nazionale), le pensionate italiane percepiscono meno dei loro “colleghi” uomini. Stando ai dati provvisori, relativi al 2014, forniti dall’Istat in una recente indagine incentrata sulle disparitĆ tra i pensionati e le pensionate d’Italia, infatti, il compenso mensile medio intascato da un’ex lavoratrice non arriva ai 1.100 euro, mentre quello di un ex lavoratore sfiora i 1.550 euro. E non si tratta che dell’ultimo tassello del puzzle perchĆ© il gap di genere, in ambito lavorativo, esiste da sempre e si manifesta in ogni segmento del percorso professionale.

Una futura mamma su due lascia il lavoro
A paritĆ di mansioni, le lavoratrici italiane hanno (quasi) sempre guadagnato meno degli uomini, pur facendosi carico di situazioni generalmente ben più pesanti. Qualche dato? Il tasso di interruzione dell’attivitĆ lavorativa per motivi familiari ha coinvolto il 22,4% delle donne under 65 (il 30% delle madri) e solo il 2,9% degli uomini. In pratica: quando c’ĆØ un problema a casa, ĆØ quasi sempre alla donna che si chiede di rinunciare alla propria occupazione. E a testimonianza di quanto sia complicato, in Italia, essere una mamma che lavora, l’Istat ha rilevato che oltre la metĆ delle interruzioni ĆØ da riferire alla nascita di un figlio. E che, nel 60% dei casi, le lavoratrici tornano al loro posto dopo almeno 5 anni. Ma c’ĆØ di più: l’indagine dell’istituto nazionale di statistica ha rilevato che, tra il 1993 e il 2014, il lavoro part time femminile ĆØ cresciuto sempre più passando dal 21 al 32,2%. Con la conseguenza di far portare a casa compensi mensili sempre più bassi. E non si trascuri il fatto che il lavoro irregolareĀ ha coinvolto maggiormente le donne (11,1%) di quanto non abbia fatto con gli uomini (8,9%).
La ricompensa finale
Il contesto lavorativo italiano sembra, insomma, riservare scarse gratificazioni al “gentil sesso”. E la storia non cambia quando si giunge all’agognata pensione che (come giĆ accennato) rimarca il divario tra gli uomini e le donne. I dati provvisori del 2014 hanno messo in evidenza come il 52,8% delle pensionate italiane abbia percepito meno di mille euro al mese, il 15,3% meno di 500 euro e il 10,2% un importo pari o superiore ai 2 mila euro (contro il 23,9% degli uomini). Ancora: nel 2013, metĆ delle pensionate ha intascato a fine anno meno di 11.851 euro, il 25% meno di 7.015 euro e il restante 25% più di 18.413 euro. Tutt’altra musica per i pensionati che, nella peggiore delle ipotesi, hanno percepito un compenso annuo di 10.181 euro e, nella migliore, si sono avvicinati Ā ai 25 mila euro. Detto in percentuali: il gap di reddito pensionistico uomo-donna si ĆØ attestato al 41,4% ed ĆØ salito al 52,2% tra i nuovi pensionati. Ma c’ĆØ da fare una precisazione: sulla lunga distanza, le donne sembrano avere la meglio perchĆ© tendono ad accumulare più pensioni indirette. In pratica, essendo più longeve e sopravvivendo generalmente ai loro coniugi, finiscono per intascarne la pensione di reversibilitĆ e per arrotondare cosƬ i loro compensi mensili.
Giornalista pubblicista, mi muovo con interesse nel poliedrico mondo della comunicazione cercando di trarre insegnamento e ispirazione da ogni singolo incontro. Insegnante nella scuola pubblica, ho perfezionato la mia formazione nella didattica dell’italiano agli stranieri.
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