Reddito minimo garantito: come si possono aiutare gli italiani più poveri?

II primo a parlarne è stato il M5S, ma tra reddito minimo garantito e reddito di cittadinanza, la distanza è considerevole.

Quasi tutti ne parlano, ma si fa ancora molta confusione. Pensando, per esempio, che il reddito minimo garantito equivalga al reddito di cittadinanza di cui il M5S parla da anni. Ma così non è. Cerchiamo allora di diradare un po’ le nebbie, partendo dall’ultima ricetta proposta dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, per dare una mano agli italiani più “deboli”: quelli che si collocano sotto la soglia della povertà.


reddito minimo garantito
image by David Carillet

Per Boeri, la priorità dovrebbe essere data agli over 55 perché proprio in quella fascia di età si sarebbe registrato l’incremento più allarmante del tasso di povertà. Il reddito minimo garantito – che Boeri vorrebbe chiamare sostegno di inclusione attiva – dovrebbe aiutare questi italiani e le loro famiglie a risalire la china, tenendo conto dei livelli dei loro redditi e dei patrimoni (mobiliari e immobiliari) di cui dispongono. Fin qui niente di nuovo. Ma è sull’ente che dovrebbe erogare i soldi utili a far uscire queste persone dal “tunnel” dell’indigenza che Boeri ha segnato un cambiamento di passo affermando che il tutto potrebbe essere gestito dall’Inps (sgravando così lo Stato), a patto che il Governo conceda all’istituto di previdenza maggiori poteri di intervento e di sanzioni.

Ma cos’è esattamente il reddito minimo garantito che – sia detto per inciso – è già stato adottato da tutti i Paesi europei, fatta eccezione per la Grecia e l’Italia? Una misura di sostegno sociale che, in sintesi, prevede che tutti i cittadini in età lavorativa che certifichino un reddito al di sotto della soglia di povertà vengano “aiutati” dallo Stato, attraverso l’erogazione di una cifra che permetta loro di vivere decorosamente.

Il merito di aver sdoganato il concetto in Italia va sicuramente riconosciuto al Movimento 5 Stelle che, però – è doveroso precisarlo – ha fatto un po’ di confusione parlando di reddito di cittadinanza. A differenza del reddito minimo garantito, quello di cittadinanza è una misura ben più onerosa (perché universale e illimitata nel tempo), che riguarda cioè indistintamente tutti i cittadini. Una misura finanziariamente insostenibile, soprattutto per un Paese come l’Italia, schiacciato da un debito pubblico monstre.

A ben guardare, quindi, anche la ricetta targata M5S è una proposta di reddito minimo garantito che i pentastellati vorrebbero concedere ai poveri che risiedono su tutto il territorio nazionale (inclusi gli stranieri) per far raggiungere loro un reddito minimo di 7.200 euro annui. E a chi ha obiettato che la misura rischia di far ingrossare la schiera degli “sfaticati” (coloro che cioè potrebbero accontentarsi di incassare la concessione statale e non cercare più lavoro), il M5S e tutti i sostenitori del provvedimento hanno replicato che i beneficiari dovranno stare molto attenti a quello che faranno perché rifiutare tre proposte di lavoro consecutivamente comporterebbe, per loro, l’immediata sospensione dell’aiuto pubblico.