Lunedì e martedì. Solo due giorni lavorativi per i dipendenti pubblici del Venezuela (dopo i tre, che secondo una ricerca, dovrebbero lavorare gli ultraquarantenni). Settimana corta insomma, anzi, cortissima. Il Paese del sud America tenta così di far fronte ad una grossa crisi energetica dovuta alla lunga siccità provocata dal fenomeno meteorologico del Niño che ha ridotto il funzionamento della principale centrale idroelettrica. Dovendo centellinare la poca energia elettrica rimasta, il governo venezuelano ha dapprima deciso che il venerdì sarebbe stato festivo per tutti i dipendenti statali, poi ha accorciato ancora le ore di lavoro e chiesto anche agli esercizi commerciali di tagliare drasticamente l’orario di apertura al pubblico.

Ad annunciare il provvedimento che coinvolge circa 2.8 milioni di lavoratori è stato il vicepresidente Aristobulo Isturiz che sulla rete nazionale ha assicurato che il Venezuela ha chiesto aiuti straordinari ed internazionali in attesa delle piogge di fine maggio, inizio giugno, e specificato che: “Non ci sarà più lavoro per il settore pubblico nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì, eccetto in caso di compiti fondamentali e necessari”.
Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni.
Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione.