Tagli pensione: ecco chi avrà assegni più bassi

Taglio alle pensioni. Arrivano i nuovi coefficienti di trasformazione validi per il biennio 2021/2022 da applicare per il calcolo della pensione.

La pensione per chi deciderà di lasciare il mondo del lavoro nel biennio 2021/2022 sarà più bassa. La notizia è ora confermata, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero del Lavoro, con l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione. I nuovi tagli non interesseranno gli assegni previdenziali di chi lascerà il lavoro entro la fine del 2020. Vediamo chi sarà penalizzato e come funzionano i nuovi tagli alle pensioni.


Nuovi tagli alla pensione: ora è ufficiale

taglio pensioni d'oro

Brutte notizie arrivano sul versante pensioni. In Gazzetta Ufficiale 147/2020, il Ministero del Lavoro ha pubblicato il nuovo decreto contenente l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, che vengono adoperati per trasformare il montale contributivo accumulato negli anni, in somma di denaro da ricevere con la pensione. Questi nuovi coefficienti saranno adoperati nel calcolo dell’assegno previdenziale di coloro che lasceranno il lavoro a partire dal 1 gennaio 2021. Valori ancora in calo, che comporteranno per le nuove pensioni ulteriori tagli, coinvolgendo tanti pensionati. Ricordiamo, che questi tagli non interesseranno coloro che sono già andati in pensione o lo faranno entro la fine dell’anno, ma solo chi lascerà il lavoro nel prossimo biennio.

Oltre a questo, c’è da mettere in conto anche l’emergenza Coronavirus e la crisi economica che in qualche modo potrebbe influire ulteriormente sulla pensione. Insomma, ci rendiamo conto come la situazione non è delle migliori.

Cosa sono i coefficienti di trasformazione?

Periodicamente i coefficienti di trasformazione vengono aggiornati, comportando nuovi calcoli e valori connessi agli assegni previdenziali dei pensionati. Infatti, stiamo parlando proprio dei valori adoperati nel calcolo contributivo della pensione, dei contributi maturati dopo il 1° gennaio 1996 o dopo il 1°gennaio 2012, per tutti coloro che entro la data del 31 dicembre 1995 hanno maturato 18 anni di contributi. Proprio grazie a tali coefficienti, gli anni di contributi accumulati dai lavoratori nel corso della loro carriera professionale, si trasformano nella somma di denaro da ricevere con la pensione.

Anni fa, proprio per garantire una pensione più consistente, la Legge Fornero introdusse un meccanismo particolare premiando i cittadini che lasciavano il mondo del lavoro più tardi. Secondo tale meccanismo, più è alta l’età anagrafica del lavoratore, più saranno alti i contributi versati e più l’assegno pensionistico sarà consistente.

Un trend che continua a scendere

Da quando il meccanismo dei coefficienti di trasformazione è stato messo in atto, il trend delle pensioni è sempre stato negativo. Infatti, nel corso degli anni, l’ammontare degli assegni pensionistici è sempre stato ritoccato in negativo. Oggi la tradizione sembra non volersi fermare affatto. Ovviamente il malcontento dei nuovi pensionati sale alle stelle, anche in relazione al delicatissimo periodo storico che stiamo vivendo, contrassegnato da una crisi economica che preoccupa più di quella sanitaria. In Gazzetta Ufficiale è possibile consultare la tabella con i nuovi valori aggiornati dei coefficienti di trasformazione, validi per il biennio 2021/2022.

Saranno svantaggiati i soggetti che andranno in pensione nel corso dei prossimi anni. Questi riceveranno una pensione più bassa rispetto a chi ha lascito il lavoro negli anni precedenti o lo farà entro la fine di quest’anno. Se guardiamo al trend negativo, iniziato nel 2009, da allora l’assegno annuo ha subito un taglio pari al 12%.

Restare più a lungo nel mondo del lavoro

Stando al meccanismo ed ai nuovi coefficienti di calcolo, la soluzione per ricevere un assegno previdenziale più alto è quella di restare più tempo possibile nel mondo del lavoro. In questo modo all’ammontare degli anni di contributi versati, viene applicato un coefficiente di trasformazione più favorevole, e di conseguenza il taglio da applicare sarà minore. Il coefficiente massimo è infatti applicato alle persone che restano a lavoro fino i 71 anni di età. L’argomento pensione continua inevitabilmente a far discutere, nel bene e nel male, rimanendo un argomento caldo.



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