Anticipo TFR: quando e perché può essere rifiutato dall’azienda

Anticipo TFR, cos'è e come si calcola: i requisiti per richiederlo e i casi in cui l'azienda può rifiutarlo. I diritti riconosciuti dalla legge al lavoratore dipendente e ai datori di lavoro.

La sigla TFR sta ad indicare il cosiddetto Trattamento di Fine Rapporto, corrispondente ad una parte di retribuzione versata dal lavoratore subordinato, durante il periodo in cui è impiegato presso un’azienda e corrisposta dal datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto di lavoro stesso. Vi sono dei casi, inoltre, in cui il dipendente può richiedere l’anticipo del TFR e, quindi, godere della somma accantonata al momento di tale richiesta prima della cessazione del rapporto di lavoro. Il TFR, tuttavia, non sempre è garantito nei casi di anticipo. Al contrario dei casi di cessazione, dove invece è obbligatorio corrisponderlo, per richiedere l’anticipo del TFR devono verificarsi determinate condizioni. Vediamo dunque nel dettaglio quando e perché l’anticipo del TFR può essere rifiutato da un’azienda.


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Trattamento di Fine Rapporto: cos’è e come si calcola

Il TFR è una sorta di “liquidazione” finale (termine tra l’altro ancora oggi comunemente usato in Italia per riferirsi al Trattamento di Fine Rapporto), riconosciuta dal datore di lavoro al lavoratore subordinato. L’importo finale a cui ha diritto il lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, però, non è calcolato arbitrariamente né lasciato al caso. L’ammontare del TFR, difatti, sarà uguale alle somme accantonate dal dipendente per tutta la durata del suo impiego in una determinata azienda.

L’accantonamento è annuale ed è un costo che deve sostenere il datore di lavoro, dividendo la retribuzione annua per un coefficiente fisso pari a 13,5. Gli importi accantonati, soggetti ad una rivalutazione annua che tiene conto dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall’ISTAT, si andranno poi a sommare una volta cessato il rapporto di lavoro, e il valore finale ottenuto sarà uguale alla cifra a cui avrà diritto il dipendente  come Trattamento di Fine Rapporto.

Il TFR, come è facile intuire, è un somma di denaro che accresce di anno in anno e, proporzionalmente, ogni mese. Più è il tempo che un lavoratore passa alle dipendenze di un’azienda e più sarà l’importo finale riconosciuto ad esso al momento dell’erogazione del TFR. La legge, però, ha individuato dei casi in cui lo stesso Trattamento può essere richiesto anticipatamente dal lavoratore. Tralasciando l’ipotesi del TFR in busta paga, per cui bisognerebbe fare un discorso a parte, ci concentreremo adesso sull’anticipo del TFR richiesto dai dipendenti del settore privato, che hanno un’anzianità di servizio superiore a otto anni presso l’azienda per cui lavorano.

Anticipo TFR: i requisiti per richiederlo

L’articolo 2120 del codice civile, che disciplina il Trattamento di Fine Rapporto, espone chiaramente tutti i requisiti che per legge permettono al lavoratore di chiedere in anticipo il TFR. Il prestatore di lavoro, nello specifico, può reclamare in costanza di rapporto di lavoro un anticipo del TFR nei casi in cui:

  • ha maturato presso la stessa azienda almeno otto anni di servizio;
  • deve affrontare determinate spese;

Le spese che giustificano la richiesta sono:

  • spese sanitarie per terapie o interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • acquisto della prima casa per sé o per i figli (debitamente documentato);
  • spese da affrontare durante il congedo facoltativo (come quelle per la formazione continua o extra lavorativa).

Verificatasi almeno una delle ipotesi appena elencate il lavoratore dipendente potrà richiedere l’anticipo del TFR che, se accettato dall’azienda, gli darà diritto a godere di una somma non superiore al 70% del trattamento a cui avrebbe avuto diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta. La presentazione della richiesta, tuttavia, non riconosce in automatico l’ottenimento dell’anticipo. Il datore di lavoro, difatti, può rifiutare di concedere prima del tempo il trattamento di fine rapporto. La sua decisione però, anche in questo caso, non sarà arbitraria ma dipenderà da determinati fattori.

Anticipo TFR: i casi in cui l’azienda può rifiutarlo

Il Trattamento di Fine Rapporto, stando a quanto stabilito dal Codice Civile, può essere richiesto anticipatamente dal lavoratore solo una volta. Questa richiesta, come ampiamente spiegato sopra, deve essere subordinata al possesso di determinati requisiti e al verificarsi di specifiche situazioni. L’azienda, tuttavia, non sempre è obbligata a corrispondere l’anticipo del TFR a tutti i lavoratori che ne fanno domanda. Il datore di lavoro, in particolare, può rifiutare l’anticipo del TFR al dipendente che ne fa istanza quando:

  • il totale dei lavoratori che ne hanno fatto richiesta è di un numero superiore al 10% dei lavorati che all’interno dello stesso complesso aziendale ne hanno diritto;
  • le richieste di anticipo TFR sono state avanzate da un numero di dipendenti superiore al 4% della forza lavoro impiegata all’interno dell’azienda.

Per concludere, quindi, il datore di lavoro può rifiutare di corrispondere l’anticipo TFR ad uno o più lavoratori se e quando non vengono rispettate le disposizioni dettate dall’articolo 2120 del Codice Civile. Se il dipendente non è in possesso dei requisiti richiesti per presentare la richiesta di anticipo del Trattamento, se non si verificano e dimostrano le condizioni che gli danno diritto allo stesso e se le domanda superano il limite numerico fissato dalla legge per ogni azienda, nessun anticipo del TFR è dovuto al lavoratore subordinato.



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