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Antropologia e persone: chi essere e volere

Appare quanto mai attuale e tanto importante la consapevolezza della volontà individuale di ogni persona, rispetto alla costituzione di una propria identità e della sua progressiva adattabilità al contesto lavorativo e sociale, quale equilibrio socio-psichico dell’individuo e collant solidale per sé e per il proprio ambiente.

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Antropologia è una parola di antica provenienza; le cui origini greco-antiche sono le prime derivazioni semantiche in essa rinvenibili. Da: “ἄνθρωπος”– “umano”  e λόγος– “parola”, l’antropologia, come studio occidentale, accompagna lo scibile culturale, in ogni suo sviluppo sapienziale e formativo, nel corso della storia.

Prima di pervenire a una prossima autonomia accademica, nel corso del secolo XX, tale disciplina, più di una scienza e più di una facoltà, è stata una accurata arte osservativa dell’insieme dei mores, etiche, umani e delle loro origini, presenze e future previsioni evolutive, nelle singolarità degli individui, come nelle loro aggregazioni. Una sociologia e, anche, una filosofia dell’individuo umano, dei rispettivi rapporti tra le diverse culture, una osservazione scientifica degli individui umani e delle relazioni intercorrenti tra di loro, nella storia delle aggregazioni sociali.

Chi essere e volere?

La domanda sul chi essere, rispetto al contesto socio-culturale, non può esimersi dal rispettarne i confini fisici: con estimativo riguardo alla sociologia di fine secolo XIX, così come al rigoglio degli studi antropologici italiani novecenteschi, si riscontra, fino ai tempi contemporanei, il tema del limite esistenziale della persona umana.

antropologia e persone

Per tale questione, allora, produce il suo ritorno, come al tempo alessandrino, il tema etnologico e globalmente percepito del werden, il“volere” dell’illuminismo tedesco, nella forma del chi volere [essere].

Appare, quanto mai attuale e tanto importante, come di interesse per ogni disciplina di lavoro al servizio delle umane capacità, la consapevolezza della volontà individuale di ogni persona, rispetto alla costituzione di una propria identità e della sua progressiva adattabilità al contesto lavorativo e sociale, quale equilibrio socio-psichico dell’individuo e collant solidale per sé e per il proprio ambiente.

Il come potere accedere alla maggiore confidenza verso di sé stessi riposa nelle azioni personali, vòlte queste a un rapporto di apertura e fiducia, nei confronti della propria persona. Un insieme di volontaria osservazione ed esplorazione dei propri bisogni principali, di come essi scaturiscano dalle intime aspettative e di come possano configurarsi con lo scontro, fondamentale, con gli avvenimenti della realtà quotidiana. Come per le prosopopee elleniche, il viaggio all’interno dell’umano è costantemente una storia unica e molteplice, individuale e collettiva, di coraggioso viaggio nelle profondità delle umane necessità. Trovarne, dunque, una via di percorrenza, è il nobile proposito – pro- -positum, “posto innanzi” – di ogni persona, rispetto alla sua formazione e a quella del suo prossimo, per intraprendere e sapere godere delle bellezze del vivere, in armonia solidale con la società.

La realizzazione del sé

Il lavoro formativo, negli interessi sociali, addiviene a configurarsi quale un focale “τόπος” – “luogo” concettuale di riferimento, per ogni personale intento, vòlto alla realizzazione del sé, all’interno della società delle persone. Il chi essere e il chi volere, quali preziose domande, sono da ricercarsi per ogni individuo, nella importante cornice delle umanità, quali risorse – rei- -surta, “sorgenti dall’oggetto” del proprio volere.

L’operato delle scienze umane contribuisce a “soffiare via la polvere” delle psicopatologie quotidiane, dalle vite private, nonché a rendere accessibili gli strumenti necessari per potere interagire con le proprie intimità: nel riuscire a riconquistare, mantenere e padroneggiare il delicato rapporto con il sé. Si tratta di un insieme di risposte umane a umani problemi, acuiti nel mondo contemporaneo, rispetto alla sintomatologia sociale dello spazio e della sua percezione temporale. Le paure attuali rappresenterebbero un epicentro nevralgico, intorno al quale disporre espedienti pretesti, per evitare di osservare le proprie verità.

In tale contesto sociale, è ancora più utile e fertile il contributo delle risorse umane, quale luminoso supporto, lavoro e aiuto e lungimirante risposta alla percezione umana della solitudine, dietro il volto pretestuale dell’identità.

Articolo scritto da: Laurent Vercken de Vreuschmen – Editore – Edizioni &100

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