Cosa è un assegno non trasferibile. Limiti importo e scadenza (aggiornati al 2020)

Che cosa è l’assegno non trasferibile, quali sono le sue caratteristiche, e come poterlo negoziare nel modo giusto per evitare sanzioni.

L’assegno non trasferibile è uno strumento di pagamento al quale è apposta la clausola di non trasferibilità. Ma quale è il suo funzionamento? E quando è obbligatorio? E quali sono le sue specifiche caratteristiche con le quali sarebbe opportuno prendere la giusta confidenza? Cerchiamo di saperne un po’ di più, chiarendo tutti i principali aspetti di fruizione di uno strumento di pagamento sempre molto diffuso, nonostante la crescita dei pagamenti elettronici.


Assegno non trasferibile significato e altre caratteristiche

Cominciamo con il precisare quale sia il significato dell’assegno trasferibile, e le sue principali caratteristiche. Ebbene, non possiamo che iniziare segnalando come la clausola non trasferibile impedisca la girata dell’assegno e rende pertanto il titolo “nominativo”, permettendone l’incasso al solo beneficiario. Pertanto, la girata dell’assegno non trasferibile non potrà che essere effettuata esclusivamente dal destinatario del pagamento, chiaramente indicato nel titolo stesso.

assegno non trasferibile

Importo massimo dell’assegno non trasferibile

Chiarito quanto precede, è altresì opportuno segnalare alcuni aspetti d’approfondimento legati all’importo massimo dell’assegno non trasferibile. Se infatti è pur vero che è possibile apporre la clausola di non trasferibilità anche per cifre molto contenute, è anche vero che superata una determinata soglia la clausola non trasferibile non diviene una mera facoltà in capo a colui che emette il titolo e firma l’assegno non trasferibile, bensì un vero e proprio obbligo.

I limiti di non trasferibilità sono stati più volte modificati nel corso degli ultimi 10 anni, creando non poca confusione negli utilizzatori meno accorti. Fino all’aprile del 2008, ad esempio, il limite era pari a 12.500 euro; poi la soglia di trasferibilità è stata gradualmente abbassata, con provvedimenti presi nell’arco di un solo triennio, fino ad arrivare all’attuale limite, pari ad appena 1.000 euro.

La presenza di un così basso livello di trasferibilità ha avuto altresì qualche implicazione “concreta”. Mentre prima, infatti, il correntista di una banca otteneva dalla stessa un libretto di assegni liberi, e l’indicazione della clausola di non trasferibilità avveniva pertanto “manualmente”, all’occasione, oggi al correntista viene consegnato un libretto di assegni non trasferibili, con la clausola già prestampata. Se invece il correntista desidera un libretto di assegni “liberi”, dovrà effettuare una specifica richiesta, con pagamento di una imposta di bollo di 1,5 euro per ogni modulo di assegno, versata allo Stato attraverso la banca.

Assegno non trasferibile barrato

Una particolare modalità di emissione di un assegno non trasferibile è l’assegno non trasferibile barrato, o sbarrato, contraddistinto dalla presenza di due sbarre sulla facciata anteriore dell’assegno, a indicazione dell’obbligo – per la banca del soggetto emittente – di pagare esclusivamente l’assegno a un’altra banca o a un proprio cliente.

La clausola è oggi utilizzata non frequentemente, ed ha come finalità ultima quella di impedire al beneficiario del titolo di poterlo incassare se non è titolare di alcun conto corrente. Ad essere trasferibile può essere anche un assegno circolare.

Scadenza dell’assegno non trasferibile

Uno degli aspetti più ricercati (e spesso ignoti) di un titolo di pagamento, è la sua scadenza. Ma come funziona la scadenza assegno non trasferibile?

In realtà, l’assegno non trasferibile non ha una vera e propria “scadenza” o, meglio, ha una scadenza di breve termine legata principalmente alla possibilità di rifarsi sul titolare qualora non vi siano i fondi necessari per la sua copertura.

In tal senso, l’assegno presenta un tempo di incasso che corrisponde a 8 giorni nell’ipotesi di immissione sulla stessa piazza della banca debitrice, e di 15 giorni nell’ipotesi di immissione su diversa piazza. Anche superata la data di scadenza sopra indicata l’assegno può essere validamente incassato, ma – come anticipato – in caso di mancanza fondi, il portatore del titolo non potrà rifarsi sul titolare.

 Sanzioni per violazioni su assegno non trasferibile

Uno dei principali motivi per cui è bene prendere la dovuta confidenza sulle regole e sulle caratteristiche del titolo in questione, è che sono previste sanzioni assegno non trasferibile particolarmente salate. Di fatti, l’intermedio che dovesse rendersi conto della mancanza di clausola non trasferibile sullo strumento di pagamento, dovrà segnalare l’irregolarità al Ministero dell’economia e delle finanze che, a sua volta, potrà comminare una sanzione amministrativa variabile dall’1% al 40% dell’importo dell’assegno, con un minimo di 3.000 euro. Si tenga conto che sono solidalmente responsabili sia il traente, che il beneficiario, che gli eventuali giranti.

La violazione che non dovesse superare i 250.000 euro può essere ridotta versando il 2 per cento dell’importo dell’assegno entro 60 giorni dalla notifica della contestazione.