
Sempre secondo i dati forniti dall'Ufficio federale di statistica, le persone che esercitavano un'attività lucratica al termine del periodo considerato erano cresciute di 62 mila unità in un solo anno, e di 22 mila nel confronto trimestrale. Percentualmente, l'incremento più forte è stato quello dei lavoratori stranieri, con un aumento del 3 per cento su base annua e del 2,3 per cento su base trimestrale, a 1,401 milioni di unità. La crescita più corposa è stata quella dei c.d. "domiciliati C", con un apprezzamento del 5,4 per cento e del 2,8 per cento a quota 682 mila unità, e dei lavoratori frontalieri, con un incremento del 4,4 per cento a 273 mila unità. In calo i c.d. "domiciliati B", con una flessione del 2,9 per cento su base annua e incremento di 0,1 per cento su base trimestrale, a quota 370 mila unità.
Come anticipato, l'andamento svizzero sembra essere fortemente contrastante rispetto a quanto è possibile sperimentare nel resto del vecchio Continente. Basti considerare, in proposito, il calo dello 0,4 per cento nell'Unione Europea, e la flessione di un punto percentuale nell'ambito dell'Eurozona. Negativo anche l'andamento in Grecia, con una flessione del 4,3 per cento, in Portogallo (- 4%), Spagna (- 3,7%), Italia (- 2,2%), Francia (- 0,3%). Migliore l'evoluzione tedesca, con un incremento dello 0,6 per cento.
Infine, l'Organizzazione internazionale del lavoro ricorda come nel periodo tra aprile e giugno 193 mila persone risultavano disoccupate nella Confederazione, con un aumento di 22 mila unità rispetto all'anno precedente. Il tasso di disoccupazione è comunque pari al 4,2%, contro il 4,6% del primo trimestre e il 3,7% del secondo trimestre 2012.
Giornalista e promotore finanziario abilitato, profondo conoscitore delle tematiche del lavoro. Si occupa in principali modo di legislazioni, normativa ed approfondimenti. Si muove a suo agio nelle tematiche giuridiche ed economiche.
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