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Contratti a tempo determinato: nuove regole da fine gennaio 2023



Tecnicamente, si starebbe pensando ad abolire le causali per l’assunzione di lavoratori con contratti a tempo non indeterminato, causali che invece ora esistono e sono ben specifiche. Alcune di queste sono l’esigenza per un surplus di lavoro, o la sostituzione di lavoratori, solitamente assenti per un lungo periodo. Le causali infatti sono sostanzialmente dei motivi per i quali è attualmente possibile (o impossibile, nel caso non esistano) assumere a tempo determinato. In questo quindi modo le aziende potrebbero assumere lavoratori a tempo più facilmente, non dovendo sottostare a tali vincoli.

Le causali tornerebbero dopo la fine del secondo anno, ma inserite nei contratti collettivi, che dovrebbero disciplinare anche l’anticipazione delle stesse (quindi la loro eventuale presenza all’interno dei primi due anni) in caso di condizioni specifiche. Tale ipotesi sarebbe prevista anche nel caso di accordi sindacali o riguardanti un territorio specifico.

I dettagli

Attualmente, seguendo le regole del Decreto Dignità, le causali per le assunzioni di lavoratori a tempo determinato sono previste per quelle superiori ai 12 mesi. Il Governo vorrebbe sostanzialmente raddoppiare tale limite, portandolo a 24 senza alcuna condizione e poi dare altri 12 mesi (quindi per un massimo di tre anni), regolando la cosa tramite accordi territorialmente basati, inseriti nei contratti collettivi o attraverso procedure sindacali. Tali accordi come detto potrebbero anche anticipare le causali portandole all’interno dei primi 24 mesi. Ma almeno nei primi due anni, l’accordo da fare sarebbe principalmente tra azienda e lavoratore. Questo ovviamente faciliterebbe di molto la possibilità per le aziende di assumere personale per così dire non fisso, aumentando così quella che viene chiamata flessibilità del mondo del lavoro. Il decreto in questione, se vedrà la luce, dovrebbe arrivare in CdM (Consiglio dei Ministri) entro la fine di gennaio.

Le ragioni

Andando incontro ad una limitazione prima e all’abolizione poi (nel 2024) del Reddito di cittadinanza, con tutta probabilità le ragioni di un simile decreto da parte del Governo risiedono nell’aumentare in senso assoluto le possibilità di assunzione, sopperendo così alla futura mancanza del sussidio voluto dai Cinque Stelle nel 2020. Insomma, nelle intenzioni, pare di capire, chi ora prende il sussidio dovrebbe “passare” ad essere assunto almeno a tempo determinato per un periodo di media durata (nel caso non si concretizzasse poi l’indeterminato). Ciò, va detto, si unisce agli sgravi fiscali sulle assunzioni contenuti nell’ultima manovra, sui quali tra l’altro il Governo ha fatto a più riprese sapere di voler insistere (così come sul taglio delle tasse, in un futuro prossimo). E’ pur vero che il rapporto non è e non può essere diretto (ovvero, Mario Rossi ora prende Rdc, Mario Rossi poi viene assunto), ma dato che le leggi si fanno necessariamente sui grandi numeri, lo scopo sembra appunto essere quello di ampliare il più possibile le probabilità di un’assunzione, facilitando la stessa alle aziende, che sarebbero così più portate a farne.

La cosa, dovesse andare in porto e funzionare, dovrebbe aiutare anche l’economia del Paese, in quanto va detto che la cifra media che un percettore di Rdc porta a casa è di circa 500 euro, uno stipendio corretto e dignitoso dovrebbe invece superare almeno i 1000 euro. Aumenterebbe così il potere d’acquisto medio delle persone nel medio periodo (va ricordato anche che Rdc anche ora che è in vigore non è previsto per un tempo infinito).

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