Cooperativa sociale L’Imprevisto: la speranza di una rinascita non muore mai

La Cooperativa Sociale L’Imprevisto si dedica ai giovani in stato di disagio attraverso un percorso educativo e terapeutico. Vediamo la sua storia e come si è evoluta nel tempo

La storia della cooperativa sociale L’Imprevisto è intimamente legata alla figura di Silvio Cattarina, trentino di origine, ma pesarese d’adozione, che dopo gli studi in sociologia a Urbino, decide di dedicarsi ai giovani in stato di disagio, particolarmente quelli che hanno vissuto la triste e traumatica esperienza della tossicodipendenza. Non è una scelta motivata unicamente dalle competenze professionali acquisite all’Università, ma il frutto di un incontro, quello con don Gianfranco Gaudiano, un sacerdote pesarese scomparso nel 1993, che ha speso la sua vita ai servizio degli emarginati, tanto da essere definito il prete degli ultimi.


La storia della Cooperativa Sociale L’Imprevisto

cooperativa sociale l'imprevisto

Dal 1980 al 1990 Cattarina è al fianco di don Gianfranco nella Comunità di Gradara (con una parentesi vissuta a San Carlo di Cesena in una struttura di accoglienza di don Dino Cedioli) e, sempre insieme al sacerdote, fonda nel 1990 la cooperativa sociale L’Imprevisto a Pesaro.

Ho sempre pensato di essere chiamato a fare cose grandi – afferma Cattarina, riferendosi ai 40 anni di vita trascorsi insieme a tantissimi giovani in difficoltà – anche grazie all’incontro con don Gianfranco che mi ha aperto il cuore verso la generosità. Ero convinto, allora quando cominciai e lo sono tuttora, che è possibile cambiare, ricominciare, anche quando sembra che tutto cada a rotoli: è questa speranza che mi ha sempre guidato nella vita. Tante volte, a contatto con genitori disperati per la situazione dei propri figli, ho percepito in loro che questa speranza era venuta meno, come se non ci fosse più spazio per una rinascita. E’ una percezione che leggo più in generale anche nella società, una sorta di nuovo paganesimo, secondo il quale volersi bene e aiutarsi sono sentimenti e azioni che non esistono più. Ecco, io mi oppongo con forza a questa concezione: la nostra esperienza (come d’altronde tante altre) insieme al messaggio cristiano sono pilastri su cui costruire una nuova umanità, che non lascia per strada nessuno, compreso le persone che hanno toccato il fondo”.

Un altro aspetto negativo piuttosto ricorrente – continua Cattarinaè il fatto che spesso si lega una persona al suo passato, come fosse un marchio indelebile che ci si porta dietro per tutta la vita. Credo, invece, che ogni persona porti nel cuore tanto bene: è necessario favorire incontri positivi perché questo ‘bene’ possa emergere e dare frutti. Se si affronta la vita in questo modo, con questa speranza, è veramente possibile rinascere, ricominciare e ripartire. In fondo è quello che cerchiamo di fare, ogni giorno in cooperativa a contatto con i nostri ragazzi”.

Il percorso della Cooperativa

Oggi la cooperativa sociale L’Imprevisto accoglie circa 30 ragazzi, equamente divisi in due comunità terapeutiche educative, una maschile e una femminile: l’età dei giovani accolti va dai 13 ai 21 anni (età media 18). In questi contesti viene offerto loro un ambiente nel quale confrontarsi con persone adulte, che accompagnano il percorso di ricostruzione della propria identità, puntando su valori come il lavoro, l’affetto, la conoscenza, il sacrificio, fondamentali per la loro crescita e la loro autonomia futura, partendo dalla piena consapevolezza che il danno provocato dall’esperienza della tossicodipendenza o della devianza impone questo cammino di rinascita.

Gli strumenti fondanti di questo percorso sono il dialogo con gli operatori, il confronto di gruppo, gli incontri di formazione e a carattere culturale, la definizione di regole precise per la convivenza (funzionali all’organizzazione quotidiana della vita in comunità) e la formazione al lavoro.

La comunità femminile, nello specifico, affronta, a fianco ad un percorso simile a quella maschile, anche aspetti terapeutici ed educativi che tengono conto della personalità delle adolescenti, quali l’emozionalità, l’affettività, l’autolesionismo (con i conseguenti casi di anoressia, bulimia, ipocondria ecc…) uniti ad attività pratiche che favoriscono lo sviluppo di abilità più prettamente femminili (corsi di ricamo, cucito, cucina, ginnastica e bricolage).

Un occhio rivolto al futuro: il reinserimento

La cooperativa L’imprevisto non si limita al percorso terapeutico, ma ha un occhio rivolto anche al futuro dei giovani in uscita dalle strutture: per questo sono attive le case di reinserimento (attualmente sono accolte 6/7 persone), pensate specificatamente per persone che hanno svolto un cammino di rinascita, ma che necessitano ancora di una relazione stabile con gli operatori, al fine di un loro reinserimento completo, sia a livello umano che lavorativo.

Anche in questo caso le strutture sono due (una maschile e una femminile) e rispondono anche a un altro bisogno che spesso si presenta, ovvero l’impossibilità di rientrare, per vari motivi, all’interno del proprio nucleo famigliare e negli ambienti di origine. Sempre sulla scia delle esigenze dei giovani in uscita dai percorsi terapeutici, la cooperativa ha creato al proprio fianco una seconda cooperativa sociale denominata “Più in là”, con lo scopo di avviare progetti di educazione al lavoro, tramite un’attività artigianale di falegnameria, che si svolge in uno stabile nella zona industriale di Pesaro, in cui sono coinvolti circa 6 persone, impegnate nella produzione di arredamenti per interni ed esterni, finalizzati alla commercializzazione verso privati e in lavorazioni conto terzi.

Le opportunità lavorative

La cooperativa L’Imprevisto, oltre all’alto valore sociale che sviluppa tramite la propria attività, rappresenta anche un’importante opportunità lavorativa: in essa sono occupati oltre 20 operatori, fra psicologi, sociologi ed educatori, che vivono il proprio lavoro su un binomio assai interessante, ovvero la competenza professionale unita alla forte motivazione solidale, indispensabile per dare il massimo in un contesto complesso come quello delle strutture terapeutiche /educative.

Credo che la nostra esperienza – conclude Cattarinapossa essere rilevante per l’intera società, anche in relazione al periodo che stiamo vivendo: il Covid19 ci ha rinchiusi in casa non solo fisicamente, ma anche moralmente, ci ha fiaccato e ci vede spesso in ritirata, quasi fossimo senza una forte motivazione per una ripresa complessiva di ogni attività umana. Sono convinto che conoscere i percorsi dei nostri ragazzi, le loro fatiche, le loro conquiste e la loro speranza di rinascita possa essere uno stimolo formidabile per tutti, per mettersi in testa che, con l’aiuto degli altri, con coraggio e determinazione, possiamo veramente rialzare la testa e rimetterci in viaggio”.