Dichiarazione dei redditi: prolungati i termini per l’invio

Dichiarazione dei redditi, slitta il termine ultimo per l’invio del Modello Unico e della denuncia Irap. In esame anche la proroga di Imu e Tasi: ecco cosa prevede il Dl crescita.

Il Decreto Crescita è pronto a introdurre importanti novità per quanto riguarda il calendario delle scadenze fiscali. In un clima dove dottori commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro continuano a chiedere maggiore elasticità al Fisco italiano, queste nuove disposizioni sembrano andare incontro alle esigenze di chi, oggi, con questo settore ha da fare (come contribuente o intermediario). Una delle proroghe introdotte dal Dl crescita, destinate ad essere immediatamente operative dopo la conversione del Decreto in Legge, è quella relativa alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Di seguito l’esposizione completa delle nuove scadenze.


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Dichiarazione dei redditi, slitta il termine ultimo per l’invio: ecco cosa prevede il Dl crescita

Secondo le nuove direttive, quelle contenute nel Decreto Crescita, le prime modifiche dello scadenziario fiscale riguarderanno in primis l’invio telematico della dichiarazione dei redditi. Le denunce, difatti, non dovranno più essere presentate entro il 30 settembre 2019. Il contribuente, stando a quanto previsto dal Decreto, avrà tempo fino al 30 novembre 2019 per procedere con l’invio della propria dichiarazione dei redditi. La stessa scadenza, inoltre, è stata fissata per l’invio della dichiarazione Irap (parte integrante del Modello Unico e utilizzata dai soggetti tenuti al versamento delle imposte regionali sulle attività produttive) che, dunque, dovrà essere inviata sempre entro il 30 novembre 2019.

Imu e Tasi, in esame la proroga immediata: i nuovi termini per l’invio della dichiarazione

Eventuali ed altre variazioni del calendario fiscale sono al momento in esame alla Camera. L’organo legislativo, dunque, sta passando al vaglio anche altre mozioni proposte dall’Esecutivo. Si tratta in concreto di proroghe che non riguardano solo la dichiarazione dei redditi e quella Irap ma, come vedremo, si estendono ad altre imposte altrettanto importanti (poiché colpiscono una platea molto ampia di contribuenti).

Sia nel Dl Crescita che nel testo della proposta di legge sulle semplificazioni è contenuta infatti la richiesta della modifica dei termini di presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi. Si tratta di imposte di tipo patrimoniale, che interessano per lo più i possessori di immobili e fabbricati, cui scadenza dovrebbe essere spostata dal 30 giugno al 31 dicembre 2019. Come per la dichiarazione dei redditi, anche in questo caso, lo slittamento delle scadenze avrebbe effetto immediato. Le nuove disposizioni, perciò, non avrebbero effetto a partire dal 2020 ma entrerebbero in vigore subito, fin da quest’anno.

Fisco e tasse, gli Isa sostituiranno gli studi di settore: Amministrazione Fiscale in ritardo sulla tabella di marcia

La proroga per la presentazione della dichiarazione dei redditi (così come quella relativa all’Irap, all’Imu e alla Tasi) è stata fortemente voluta dalla maggioranza al Governo. Lo slittamento dei termini, infatti, andrebbe incontro a necessità e urgenze di contribuenti, addetti ai lavori (come commercialisti e contribuenti) e funzionari dello Stato. Ricordiamo infatti che da quest’anno dovranno diventare operativi gli Indicatori Sintetici di Affidabilità (gli Isa), ovvero le pagelle fiscali che da settembre sostituiranno gli Studi di Settore.

L’Amministrazione Finanziaria, però, è ancora alle prese con la definizione delle procedure necessarie per avviare questo nuovo sistema di controllo. Manca per esempio il software per gli Isa e, inoltre, continuano ad aumentare le proteste dei sindacati dei commercialisti e degli esperti contabili (Aidc e Ungdcec), che ritengono i ritardi e le incertezze delle norme sugli Indici Sintetici di Affidabilità “un’ulteriore violazione dei diritti dei contribuenti”. Il motivo di questa presa di posizione è semplice: dall’operatività degli Isa dipenderà il calcolo delle imposte dovute e, pertanto, ulteriori rallentamenti in questo senso avrebbero effetto anche sulla certezza dei dati da dichiarare al Fisco. Una situazione questa che, come è facile intuire, finisce con l’esporre i contribuenti (o chi ne cura i loro interessi) a ulteriori rischi.

Lo slittamento dei termini introdotto con il Decreto Crescita, dunque, garantirà all’Amministrazione Finanziaria maggior tempo per l’introduzione e l’avvio delle ultime novità in campo fiscale (come la definizione delle procedure per gli Isa) e, cosa più importante, non permetterà alle scadenze di accavallarsi, generando confusione e malcontento tra contribuenti e intermediari. Questi ultimi avranno in questo moto più tempo per prendere familiarità con i nuovi procedimenti e, cosa più importante, avranno la possibilità di ridurre al minimo i margini di errore. Sotto questa spinta, in fine, diventeranno immediatamente efficaci tutte le disposizioni relative ai nuovi adempimenti fiscali come, tra l’altro, la norma che impedisce all’Amministrazione Finanziaria che attua dei controlli di chiedere al contribuente atti e documenti di cui è già in possesso.

 

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