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Donazione del sangue: generosità umana e dovere civico per la comunità


La donazione del sangue, oltre ad essere un’azione di profonda solidarietà umana, in quanto implica una reale condivisione di energia vitale a vantaggio di persone che vivono nella sofferenza, rappresenta anche un gesto di alto senso civico a beneficio dell’intera comunità. Le riserve di sangue, infatti, sono una sorta di patrimonio comune, al quale ogni cittadino ha il diritto di accedere, ogni volta in cui se ne presenta il bisogno, a tutela della sua salute.

In quest’ottica, quindi, la donazione è da considerare un dovere civico, indispensabile non solo in casi straordinari o a seguito di catastrofi (terremoti, incidenti, disastri ambientali), ma anche nella quotidianità degli interventi sanitari ospedalieri, quali l’esecuzione di trapianti, varie tipologie di interventi chirurgici, attività di pronto soccorso, terapie di carattere oncologico, oltre che per la produzione di MPD (Medicinali Plasma Derivati), farmaci realizzati proprio attraverso la lavorazione industriale di sangue proveniente da donatori, definiti anche “salvavita”, in quanto vengono somministrati per combattere malattie, fra cui le anemie croniche, le patologie del fegato e i deficit immunologici.

Storia e finalità di AVIS in Italia

donazione sangue

In questo contesto un ruolo fondamentale allo sviluppo e alla sensibilizzazione alla donazione di sangue viene garantito da AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue), un’organizzazione no profit, fondata il 15 maggio 1927 a Milano da Vittorio Formentano (1895-1977), un medico pioniere, il quale, a seguito di un caso di una donna che morì dopo il parto per mancanza di un donatore con il medesimo gruppo sanguigno, procurandogli non poca amarezza e delusione, lanciò un appello ai giornali dell’epoca per trovare persone disponibili a donare sangue gratuitamente e maniera anonima e riservata. Le reazioni a quella richiesta furono le più disparate: alcuni lo considerarono pazzo, altri un sognatore, ma altri ancora accolsero il suo accorato appello. Fu così possibile creare un primo nucleo di donatori che diedero vita, appunto, ad AVIS.

Oggi l’associazione, che fonda la propria attività sui valori della democrazia, della libera partecipazione, della solidarietà umana e del volontariato, annovera sul territorio nazionale oltre 3.400 sezioni locali (fra cui una ventina in Svizzera, fondate da emigrati italiani) e 1.300.000 volontari che periodicamente, in forma ovviamente gratuita, donano sangue, plasma, piastrine ed erotrociti: le unità di sangue e derivati raccolte si attestano attorno ai 2.000.000 all’anno. In AVIS operano ovviamente i donatori, ma anche tanti altri volontari che, pur non avendo le caratteristiche per la donazione, collaborano alle attività di promozione, sensibilizzazione e organizzazione. Tramite AVIS viene garantito circa l’80% del bisogno nazionale di sangue.

La donazione di sangue in Italia

Analizzando la situazione italiana emerge che nel 2019 i donatori sono stati 1.683.470, un dato che conferma l’entità del fenomeno rispetto al 2018: un lieve ma interessante incremento nella fascia d’età 18-25 anni (+1,6%); un calo, invece nella popolazione fra i 26 e 25 anni (-1,4%) e fra i 36 e i 45 (-3,6%): in crescita invece il numero nell’età adulta (+0,5% dai 46 ai 55 e + 5,1% dai 56 ai 65). Le donatrici rappresentano il 32% sul totale, mentre i nuovi donatori sono circa 362.000. A conferma di quanto espresso in precedenza la quasi totalità delle persone che mettono a disposizione il proprio sangue fanno riferimento ad associazioni. Sempre a livello numerico è interessante sottolineare che i pazienti trasfusi nel corso del 2019 sono stati 638.000 (contro il 630.000 del 2018) e che le trasfusioni complessive si attestano attorno ai 3 milioni. Per quanto riguarda la raccolta di plasma per la produzione di MPD, ne sono stati donati 858.170 Kg, con un aumento di ben 14.000 kg, rispetto al 2018. Questa particolare e sostanziosa produzione permette anche di consolidare il programma di donazione di farmaci plasmaderivati in altri paesi, quali: Afghanistan, Armenia, Albania, India, Palestina ed El Salvador.

Un’interessante case History: AVIS a Forlì

AVIS a Forlì nacque nel 1936, pochi anni dopo l’istituzione dell’associazione a livello nazionale, per iniziativa di Ugo De Castro, primario presso l’ospedale della città che, per primo, avviò le trasfusioni come già accadeva in contesti italiani. E’ curioso ricordare che, a quei tempi, la donazione e la conseguente trasfusione avveniva “braccio a braccio”: in sostanza il donatore veniva disposto al fianco del paziente ed avveniva una sorta di “passaggio vitale” che, se oggi può sembrare irreale, di fatto evidenziava maggiormente l’aspetto umano e solidale di quel gesto tanto generoso.

Sede Avis Forlì

Dopo la guerra, che rallentò non poco l’attività di AVIS, esattamente nel 1953, fu attivato il Centro Trasfusionale nei sotterranei dell’ospedale forlivese, allora situato in centro storico in piazza Morgagni (ora sede del Campus Universitario).

Di lì a qualche anno (1956) ancora ci fu una svolta importante: a seguito della scomparsa di Erio Casadei, giovane promessa del motociclismo, morto ad appena 23 anni in un incidente stradale, la sua famiglia donò in sua memoria all’Ospedale e affidò ad AVIS una palazzina, attuale sede dell’associazione e del centro trasfusionale, che fu inaugurata nel 1960. Saliva il numero dei donatori che si attestarono attorno ai 600, per giungere a metà degli anni ’60 oltre ai mille, mentre cresceva anche la dotazione di attrezzature tecnologiche del Centro Trasfusionale, che fu gestito direttamente da AVIS fino ai primi anni ’80. Fra i pionieri dell’associazione meritano una citazione il prof. Mario Loreti (presidente dal 1951 al 1969) e il prof. Giorgio Maltoni (presidente dal 1972 al 1996), che furono artefici della creazione delle 12 sezioni locali del comprensorio forlivese, che annoverava  nei primi anni ’70 circa 2.000 donatori.

La riforma sanitaria dei primi anni ’80 decretò il passaggio del Centro Trasfusionale alla AUSL, mentre AVIS mantenne obiettivi legati alla sensibilizzazione, alla ricerca di nuovi donatori e alla gestione complessiva della donazione, creando di fatto una doppia organizzazione, ma con finalità e valori comuni anche quando, nel 2004, il Centro Trasfusionale, seguendo il trasferimento dell’ospedale Morgagni nella nuova sede di Vecchiazzano (nella periferia forlivese) si è distaccato fisicamente dall’associazione. Altra tappa di rilievo è datata 2012 quando AVIS, in quanto capofila delle sezioni dislocate sul comprensorio, diventa Unità di Raccolta Sangue (UDR) di riferimento per il territorio stesso.

La fotografia attuale dell’associazione è supportata da numeri di tutto rilievo: oggi i donatori si attestano sui 3.600 a Forlì, mentre raggiungono i 5.600 nell’intero comprensorio. La produzione complessiva è di 11.00 sacche (fra sangue e plasma) e la media di donazione procapite che si attesta sull’1,8/annuo per persona.

Oggi AVIS, guidata dal 2014 dal presidente Valdemaro Flamini (subentrato ai predecessori Sergio Dall’Agata e Claudio Lelli), è alla prese con un  novo progetto di prestigio: la ristrutturazione della propria sede, la palazzina storica donata dalla famiglia Casadei, in memoria del figlio Erio. Un progetto finanziario di non poco conto che è stato ultimato proprio in questi mesi e che denoterà la struttura come “Casa del Donatore”, in quanto negli ultimi anni è sede anche delle sezioni locali di Aido (donazione organi) e Admo (donazione midollo osseo), diventando di fatto un punto di riferimento per la città in termini di volontariato e generosità diffusa. L’inaugurazione della sede ristrutturata è prevista, Covid permettendo, nei primi mesi del 2021.

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