E’ giusto che lo smart working diventi un diritto dei lavoratori?

Verso un futuro firmato smart working, diventa essenziale la creazione di nuovi diritti dei lavoratori agili e dei datori stessi. Vediamo le novità

Il Coronavirus oltre ad averci catapultati in una nuova realtà, ha anche apportato modifiche alle modalità di lavoro. Boom dello smart working, anche conosciuto come lavoro agile, che ha permesso a tanti dipendenti di continuare a lavorare in piena sicurezza nel periodo di crisi da Covid-19. E’giusto che questa nuova modalità di lavoro diventi un diritto dei lavoratori? Un’azienda attrezzata, può rifiutare ai dipendenti di lavorare da remoto?


Lo smart working ai tempi del Coronavirus

Web content manager

Il Coronavirus come ben sappiamo, ha messo in difficoltà non solo il nostro Paese ma il mondo intero. I contagi si sono estesi in maniera molto veloce da una parte all’altra, comportando delle difficoltà per i sistemi sanitari, con ospedali e strutture in sovraffollamento. Non è tutto, in quanto le conseguenze del pericolo contagi, si sono fatte sentire anche a livello economico e lavorativo. Con le varie ordinanze governative, tante aziende sono state costrette a chiudere i battenti, per preservare la sicurezza dei lavoratori. Dall’altra parte, alcune aziende si sono attrezzate per lo smart working, consentendo ai propri dipendenti di continuare a lavorare da remoto, in piena sicurezza, anche nel periodo di emergenza sanitaria. Si tratta di una nuova concezione ed organizzazione del lavoro consigliata ed incentivata, soprattutto in questo particolare periodo.

I vantaggi dello smart working

Sono tante le realtà che, soprattutto all’estero, operavano da remoto già prima dell’arrivo del Coronavirus. In Italia, le modalità di lavoro agile si stanno sviluppando soprattutto oggi, ma potranno continuare ad essere adottate anche a fine pandemia. Davide Casaleggio, il politico ed imprenditorie italiano, ha sottolineato come, oggi nel nostro Paese sono ben 8 milioni i lavoratori che possono operare da casa. Dati in crescita, dato che lo scorso gennaio i dipendenti agili erano circa 570 mila. Ovviamente, non tutte le professioni posso essere svolte da remoto, tuttavia, è bene continuare ad investire in questa nuova modalità di organizzazione del lavoro.

Infatti, ci sono molti aspetti positivi connessi allo smart working, come ad esempio: minori consumi, minore inquinamento, meno traffico e tempo da trascorrere in auto o mezzi di trasporto per recarsi a lavoro, più tranquillità da parte del dipendente, meno costi da sostenere per le aziende stesse.

La nascita di nuovi diritti per dipendenti e datori di lavoro

Investire nello smart working, anche ad emergenza sanitaria passata, significa riconsiderare l’organizzazione del lavoro, ma anche intervenire da un punto di vista legislativo. Infatti, far diventare il lavoro agile una realtà, necessita della nascita di nuovi diritti e tutele del lavoratore ma anche delle aziende stesse. Le imprese, che operano in settori in cui è possibile lavorare da remoto, dovranno essere ben attrezzate a questa modalità di lavoro, senza farsi trovare impreparate o con varie carenze organizzative. Inoltre, il lavoro agile, potrebbe diventare un vero e proprio diritto del lavoratore, che non può essere negato. Già oggi, il Tribunale di Grosseto, si è espresso a favore di un dipendente a cui era stato negato l’accesso allo smart working in piena emergenza sanitaria da Coronavirus.

Il caso: la sentenza del Tribunale di Grosseto

Un esempio sull’importanza che il lavoro agile sta assumendo, arriva direttamente da una sentenza emanata dal Tribunale di Grosseto, la quale sostiene che lo smart working è un diritto soggettivo che il lavoratore può far valere con il suo datore di lavoro, anche nel caso in cui quest’ultimo sia contrario. Anche se ci troviamo di fronte ad una singola ordinanza, ci rendiamo conto come il modo di approcciarsi al lavoro agile stia pian piano cambiando, anche grazie al Coronavirus. In particolare, prendendo questo caso come esempio, un dipendente in piena emergenza Covid-19 si era trovato in difficoltà, in quanto a causa di problemi di salute, l’azienda per cui lavorava lo aveva invitato ad usufruire delle ferie anticipate, andandogli così a negare il lavoro agile. A questo punto il dipendente decide di rivolgersi al giudice, anche perché lo smart working era stato concesso ai suoi colleghi di reparto ma non a lui.

Il tribunale si è espresso a favore del dipendente a cui era stato rifiutato il lavoro agile. Insomma, qualcosa sta cambiando anche dal punto di vista legislativo, ci si incammina verso un futuro di smart working, nuovi diritti dei lavoratori e dei datori.



CATEGORIES
TAGS
Share This

Commenti

Wordpress (0)