Uno dei più grandi innovatori degli ultimi decenni contro il simbolo dell’innovazione per eccellenza, ovvero i robot. Sarà proprio così? A prima vista si direbbe di sì, ma approfondendo il discorso, la tesi di Bill Gates sembra più orientata alla protezione del benessere umano che contraria al progresso. Tesi, a dirla tutta, piuttosto semplice: I robot stanno piano piano sostituendo gli umani in alcuni lavori, soprattuto quelli che richiedono competenze più basse. I robot insomma, “ci rubano il lavoro”, come sempre più spesso si sente dire. Bene, per il guru di Microsoft la soluzione è semplice, basta far loro “pagare le tasse”.

La cosa importante è che secondo Bill Gates, che resta comunque ottimista sul fatto che “di lavoratori umani ci sarà sempre bisogno”, i soldi derivanti dalle tasse sul lavoro robotizzato potrebbero servire (e dovrebbero quindi essere destinate) a fondi pensati per combattere i problemi derivanti appunto dalla crescente robotizzazione. Uno su tutti l’aumento della disoccupazione e la conseguente possibilità che il divario tra poveri e ricchi, la cosiddetta “forbice” aumenti ulteriormente ed in misura difficilmente recuperabile.
C’è poi da dire anche questo: i robot offrono diversi vantaggi se si pensa alla mera catena produttiva: innanzitutto sono molto più facili da gestire rispetto ad una persona umana, inoltre, come è ovvio, non dovendo loro pagare uno stipendio, permettono di abbassare enormemente i costi di produzione, una volta rientrati della spesa iniziale di acquisto. La grande questione è che il mondo così come lo conosciamo è formato, abitato e “mandato avanti” da esseri umani e non da robot. Una perdita massiva di potere d’acquisto e quindi di benessere potrebbe compromettere alla lunga l’intero sistema. Da qui, la necessità di tutelare la stabilità economico sociale delle persone, nonostante la crescente automatizzazione del lavoro.